Scritto
per noi da
Erminia Calabrese
Scontri. Beirut sud, Beirut nord, Beirut
est : stesso scenario oggi. Fumo nero di pneumatici bruciati, automobili in fiamme,
mezzi militari dispiegati ovunque. I manifestanti sono in molti, alcuni di loro
si spostano in scooter, con il viso coperto, e comunicano tra loro tramite walkie
talkie per gestire e organizzare la manifestazione indetta dall’opposizione al
governo.
Molti i colpi di arma da fuoco, fumo e fiamme. La crisi tra maggioranza e
opposizione, nata nel governo alla fine della guerra, tocca oggi un punto mai
raggiunto dal tempo della guerra civile. I sostenitori dell’opposizione sono
scesi in strada, per l’ennesima volta, per chiedere le dimissioni di un governo, quello di Seniora, che più della
metà dei libanesi non vuole piàù .
La maggior parte delle strade principali è bloccata: sia le
strade che legano la capitale con il sud e il nord del paese, quella che porta
in Siria e quelle che portano all’aeroporto e al porto della capitale.
L’opposizione sembra non voler cedere.
Voci da Beirut..Rana, 36 anni, artista: “Dicono che c’è bisogno di democrazia nel mondo
arabo. Ecco, in Libano abbiamo due terzi della popolazione che chiede dal primo
di dicembre le dimissioni del governo e nuove elezioni. Bisognerebbe ascoltare
la gente, in una democrazia…”.
“E’ una vergogna che un governo che almeno il 70 % dei libanesi non accetta
sia ancora in piedi solo perche ha il sostengo dei leader occidentali -concorda
Hassan, studente di 20 anni- Perché non dare al Libano un governo per i
libanesi?” “Non siamo dei terroristi, non amiamo morire, non amiamo i
martiri, come alcuni leader della
maggioranza vogliono far credere all’opinione pubblica mondiale, quello che
amiamo sono la libertà e l’onore”.
“Siamo abituati a tutto questo, io non ho paura di niente. Abbiamo
combattuto la guerra contro Israele e combatteremo ancora finche Seniora si
ostinerà a restare” dice Maher, 24 anni. “Come possono i governi democratici
europei sostenere questo governo che non e più di espressione democratica?
Quello che succede oggi a Beirut è la prova che la gente non si arrende”.
Il generale cristiano Aoun, verso le 12, è apparso in diretta
sull’emittente Nbn lanciando un messaggio a tutti i libanesi e
sottolinenando
che non è “sua intenzione far del male a nessun libanese”, mentre
l’altro
leader cristiano, Samir Gragea, sul
canale satellitare arabo al-Jazeera, in un’intervista accusa i
manifestanti di “colpo di stato, di rivoluzione e di azioni
terroristiche.
Entrambi sembrano aver dimenticato di essere stati signori della guerra
durante
la guerra civile.
Elie, 29 anni, appartentente ai Kataeb, le Falangi Libanesi, dice: “Non
vogliamo che il Libano sprofondi in un’altra guerra ancora, ma Nasrallah è
ostinato a farlo, amiamo la vita, detestiamo la guerra e vogliamo vivere”.
Un cartello fa da sfondo alla
corniche di Beirut e recita: ”Vogliamo
vivere ….ma a testa alta”. É l’ultima
campagna pubblicitaria dell’opposizione.