23/01/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



L'opposizione scende in strada il governo risponde, Beirut è paralizzata
Scritto per noi da
Erminia Calabrese
 
Scontri. Beirut sud, Beirut nord, Beirut est : stesso scenario oggi. Fumo nero di pneumatici bruciati, automobili in fiamme, mezzi militari dispiegati ovunque. I manifestanti sono in molti, alcuni di loro si spostano in scooter, con il viso coperto, e comunicano tra loro tramite walkie talkie per gestire e organizzare la manifestazione indetta dall’opposizione al governo.
Molti i colpi di arma da fuoco, fumo e fiamme. La crisi tra maggioranza e opposizione, nata nel governo alla fine della guerra, tocca oggi un punto mai raggiunto dal tempo della guerra civile. I sostenitori dell’opposizione sono scesi in strada, per l’ennesima volta, per chiedere le dimissioni di un  governo, quello di Seniora, che più della metà dei libanesi non vuole piàù .
La maggior parte delle strade principali è bloccata: sia le strade che legano la capitale con il sud e il nord del paese, quella che porta in Siria e quelle che portano all’aeroporto e al porto della capitale. L’opposizione sembra non voler cedere.
 
Voci da Beirut..Rana, 36 anni, artista: “Dicono che c’è bisogno di democrazia nel mondo arabo. Ecco, in Libano abbiamo due terzi della popolazione che chiede dal primo di dicembre le dimissioni del governo e nuove elezioni. Bisognerebbe ascoltare la gente, in una democrazia…”.
“E’ una vergogna che un governo che almeno il 70 % dei libanesi non accetta sia ancora in piedi solo perche ha il sostengo dei leader occidentali -concorda Hassan, studente di 20 anni- Perché non dare al Libano un governo per i libanesi?” “Non siamo dei terroristi, non amiamo morire, non amiamo i martiri,  come alcuni leader della maggioranza vogliono far credere all’opinione pubblica mondiale, quello che amiamo sono la libertà e l’onore”. 
“Siamo abituati a tutto questo, io non ho paura di niente. Abbiamo combattuto la guerra contro Israele e combatteremo ancora finche Seniora si ostinerà a restare” dice Maher, 24 anni. “Come possono i governi democratici europei sostenere questo governo che non e più di espressione democratica? Quello che succede oggi a Beirut è la prova che la gente non si arrende”.
 
Il generale cristiano Aoun, verso le 12, è apparso in diretta sull’emittente Nbn lanciando un messaggio a tutti i libanesi e sottolinenando che non è “sua intenzione far del male a nessun libanese”, mentre l’altro leader cristiano,  Samir Gragea, sul canale satellitare arabo al-Jazeera, in un’intervista  accusa i manifestanti di “colpo di stato, di  rivoluzione e di azioni terroristiche. Entrambi sembrano aver dimenticato di essere stati signori della guerra durante la guerra civile.
 
Elie, 29 anni, appartentente ai Kataeb, le Falangi Libanesi, dice: “Non vogliamo che il Libano sprofondi in un’altra guerra ancora, ma Nasrallah è ostinato a farlo, amiamo la vita, detestiamo la guerra  e vogliamo vivere”.
 
Un cartello  fa da sfondo alla corniche di Beirut e  recita: ”Vogliamo vivere ….ma a testa alta”.  É l’ultima campagna pubblicitaria dell’opposizione.
 
Categoria: Guerra, Politica
Luogo: Libano
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