23/01/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Abbé Pierre, Padre Pedro (a cura di Anne e Daniel Facérias). Jaca Book, Milano 2005
“Se non mi metto al posto del povero, non posso essere con lui”,. “Se ti amo, la tua sofferenza è la mia”. Sono parole rispettivamente di Padre Pedro e Abbé Pierre, due volti, due esperienze, due testimoni di disuguaglianze e diritti calpestati che dialogano su grandi temi: la pace, la giustizia, l’amore. Il risultato è il libro “Per un mondo di giustizia e di pace”, dove Anne e Daniel Facérias hanno raccolto le loro visioni del mondo e dell’umanità.
 
La prima di copertinaDue percorsi di uno stesso ideale. Le domande e le risposte si susseguono, una pagina dopo l’altra, sfaccettature che nascono da caratteri differenti, ma che in realtà compongono un unico quadro, dove la risposta alla violenza, alla disperazione e all’ingiustizia è l’amore. Anne Facérias, a conclusione di un dialogo su come costruire la pace, commenta: “Quando vedo voi due penso: stesso nome, stessa barba, stessa rabbia…”. La risposta dell’Abbé Pierre racchiude tutto il loro cammino: “E stesso amore!”.
Stesso nome, stessa dedizione ai più poveri, agli emarginati, ai rifiutati della società. L’Abbé Pierre, francese, mancato proprio in questi giorni all’età di 94 anni, da mezzo secolo si dedicava ai senzatetto , straccivendoli e barboni: con il movimento Emmaus, ora presente in 40 Paesi, ha dato voce a tutti coloro che non hanno casa, lavoro, documenti. Anche Padre Pedro, sloveno, con un’infanzia in Argentina e studi di teologia a Parigi, si occupa di queste popolazioni sofferenti e dimenticate, ma in Madagascar, dove ha lavorato e costruito villaggi per dare un futuro e una prospettiva di vita a famiglie che cercavano di sopravvivere nelle discariche ad Antananarivo: nel villaggio di Akamasoa vivono ora circa ventimila persone, di cui novemila bambini.
 
La pace dentro. I tre grandi filoni affrontati dal libro (pace, giustizia, amore) sono a loro volta suddivisi in diverse parti, che si intrecciano passando dalla teoria alla pratica, dalla teologia e filosofia all’esperienza quotidiana, dai concetti di base all’azione concreta. Scrivono Anne e Daniel Facérias, nelle conclusioni del volume: “Fare la pace consiste in un atto che implica l’essere. Questo atto non è ideologico, appartiene interamente all’essere. Da qualsiasi punto di vista la si consideri, la pace si instaura fra le persone e fra i popoli solo se è prima di tutto in noi stessi. I fattori oggettivi che conducono alla negazione della pace (la miseria, la guerra, la dominazione dei più forti) non esauriscono la realtà della questione. E’ cercando in se stessi gli atteggiamenti di non pace che si può sperare di capire e, partendo da qui, agire per la pace”.
 
PierreFra i poveri nei due mondi. Le parole di Abbé Pierre e Padre Pedro, costruttori di pace, uno fra i poveri del mondo ricco, l’altro fra i poveri del mondo povero, offrono spunti, approfondimenti, riflessioni, ribellioni. “Potete avere un cuore di pace e vivere quotidianamente in rivolta. La pace non è l’impassibilità, l’indifferenza. Dove vivo io ora, la pace è per me una lotta contro la povertà, l’indifferenza e la fatalità! Fino a quando ci sono dei poveri, non ci può essere pace, da nessuna parte” dice Padre Pedro. E l’Abbé Pierre: “Qualcuno mi dice ‘Sei pessimista. Scopo della vita sarebbe allora condividere le sofferenze degli altri?’. Io rispondo: Metti la tua gioia nella mia gioia, le nostre gioie insieme al servizio della gioia di tutti…”. Lui lo ha fatto, per tutta la sua vita, Padre Pedro lo sta ancora facendo, ogni giorno, ad Akamasoa.
 

Valeria Confalonieri

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