stampa
invia
Un miglioramento continuo. Le buone notizie sul morbillo circolano sui
media da diversi mesi. Già a marzo del 2005 l’Organizzazione mondiale
della sanità (Oms) e del Fondo per l'infanzia delle Nazioni Unite (Unicef), in un comunicato congiunto, riportavano il
crollo della mortalità causata da questa malattia infettiva, scesa del
39 percento fra il 1999 e il 2003. Il cammino su una buona strada
aveva trovato conferme a settembre del 2005, da una valutazione dei
risultati ottenuti nel continente africano, e pubblicati anche
allora su The Lancet:
secondo quanto riportato dalla rivista, in 19
paesi africani fra il 2000 e il 2003 vi era stato un calo del 90
percento nel numero di infezioni. Una ulteriore prova della possibilità
di raggiungere il dimezzamento del numero di morti, fissato nel 2000, è
arrivata poco meno di un anno fa: a marzo del 2006 un nuovo comunicato
congiunto di Oms e Unicef, basato sui dati ufficiali del 2004, parlava
di una riduzione del 48 percento nel numero dei morti. Ora, all'inizio del 2007,
la
percentuale stimata di riduzione della mortalità ha raggiunto il 60 percento.
Africa in testa.
I morti per il morbillo nel 2005 sarebbero quindi
stati 345mila, di cui 126mila in Africa (con una riduzione nel numero
di morti
stimati pari
addirittura al 75 percento) e 174mila nel Sud Est dell’Asia. Un
rovesciamento della situazione a favore del continente africano, che
nel 1999 copriva il 58 percento delle 873mila morti per morbillo, a
fronte del 27 percento del Sudest asiatico. I numeri riportati sulla
riduzione dei morti sono tuttavia stime, calcoli basati sulla
diffusione della vaccinazione e sulla mortalità collegata al morbillo.
Non
sono infatti disponibili dati da sistemi di sorveglianza nei diversi
Paesi, con segnalazione accurata dei casi di infezione e dei morti per
questa malattia. In mancanza di tali informazioni, e
nell’attesa di riuscire ad avere ovunque tali possibilità
di controllo e registrazione, questo modello di stima della mortalità
viene considerato
appropriato.
Ancora troppo poco. Il percorso non è comunque concluso. I bambini rimangono le principali vittime
del
morbillo: dei 345mila morti stimati nel 2005, nove su dieci hanno meno di cinque
anni e hanno perso la vita per complicazioni
gravi legate alla malattia infettiva, come diarrea, polmonite ed
encefalite. Non c'è da sedersi sugli allori, e va in questa direzione
il nuovo obiettivo da raggiungere, stabilito nel 2005: raggiungere entro
il 2010 una riduzione del 90 percento della mortalità rispetto al
2000. Intanto, sulla scorta dei successi di questi ultimi anni, si inizia a parlare
della
possibilità di eliminare il morbillo dal globo terrestre
(come è successo al vaiolo), relegandolo a malattia del passato.
Valeria Confalonieri