24/01/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Raggiunto e superato l'obiettivo di dimezzare le vittime di questa malattia
Sette milioni e mezzo di morti in meno per il morbillo. Secondo i calcoli appena pubblicati sulla rivista medica The Lancet, a seguito di campagne di vaccinazione in diversi Paesi, si è avuto il 60 percento di morti in meno alla fine del 2005 rispetto alle valutazioni del 1999. Un risultato superiore a quello fissato nel 2002 dalle Nazioni Unite, che chiedeva di dimezzare tale cifra.

Copyright - Who/P. Virot Un miglioramento continuo. Le buone notizie sul morbillo circolano sui media da diversi mesi. Già a marzo del 2005 l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e del Fondo per l'infanzia delle Nazioni Unite (Unicef), in un comunicato congiunto, riportavano il crollo della mortalità causata da questa malattia infettiva, scesa del 39 percento fra il 1999 e il 2003. Il cammino su una buona strada aveva trovato conferme a settembre del 2005, da una valutazione dei risultati ottenuti nel continente africano,  e pubblicati anche allora su The Lancet: secondo quanto riportato dalla rivista, in 19 paesi africani fra il 2000 e il 2003 vi era stato un calo del 90 percento nel numero di infezioni. Una ulteriore prova della possibilità di raggiungere il dimezzamento del numero di morti, fissato nel 2000, è arrivata poco meno di un anno fa: a marzo del 2006 un nuovo comunicato congiunto di Oms e Unicef, basato sui dati ufficiali del 2004, parlava di una riduzione del 48 percento nel numero dei morti. Ora, all'inizio del 2007, la percentuale stimata di riduzione della mortalità ha raggiunto il 60 percento.

Copyright - Who/P. Virot Africa in testa. I morti per il morbillo nel 2005 sarebbero quindi stati 345mila, di cui 126mila in Africa (con una riduzione nel numero di morti stimati pari addirittura al 75 percento) e 174mila nel Sud Est dell’Asia. Un rovesciamento della situazione a favore del continente africano, che nel 1999 copriva il 58 percento delle 873mila morti per morbillo, a fronte del 27 percento del Sudest asiatico. I numeri riportati sulla riduzione dei morti sono tuttavia stime, calcoli basati sulla diffusione della vaccinazione e sulla mortalità collegata al morbillo. Non sono infatti disponibili dati da sistemi di sorveglianza nei diversi Paesi, con segnalazione accurata dei casi di infezione e dei morti per questa malattia. In mancanza di tali informazioni, e nell’attesa di riuscire ad avere ovunque tali possibilità di controllo e registrazione, questo modello di stima della mortalità viene considerato appropriato.

Copyright - Who/P. Virot Ancora troppo poco. Il percorso non è comunque concluso. I bambini rimangono le principali vittime del morbillo: dei 345mila morti stimati nel 2005, nove su dieci hanno meno di cinque anni e hanno perso la vita per complicazioni gravi legate alla malattia infettiva, come diarrea, polmonite ed encefalite. Non c'è da sedersi sugli allori, e va in questa direzione il nuovo obiettivo da raggiungere, stabilito nel 2005: raggiungere entro il 2010 una riduzione del 90 percento della mortalità rispetto al 2000. Intanto, sulla scorta dei successi di questi ultimi anni, si inizia a parlare della possibilità di eliminare il morbillo dal globo terrestre (come è successo al vaiolo), relegandolo a malattia del passato.

 

Valeria Confalonieri

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