20/01/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Il 21 gennaio di un anno fa moriva il leader carismatico del Kosovo
scritto per noi da
Michele Luppi
 
Ci sono dei giorni in cui la storia si diverte a giocare con le coincidenze. Oggi  i cittadini della Serbia sono chiamati a eleggere i propri rappresentanti in parlamento, in un momento estremamente delicato per il futuro della loro nazione. Il governo che nascerà dovrà affrontare due questioni politiche molto delicate per il futuro del paese: riavviare il dialogo con l’Unione Europea, incrinato dalla mancata collaborazione di Belgrado con il Tribunale Penale Internazionale, e attendere la decisone finale sul nuovo status del Kosovo, prevista per i prossimi mesi. Oggi anche i cittadini albanesi del Kosovo, circa il 90 percento degli abitanti della provincia, ancora formalmente parte della Serbia, si mobiliteranno, non per recarsi alle urne, ma per commemorare il primo anniversario della morte di Ibrahim Rugova, presidente e “padre del Kosovo”, stroncato, lo scorso 21 gennaio, da un cancro all’età di 61 anni, proprio alla vigilia dell’inizio dei colloqui con Belgrado.
Ai funerali laici celebrati a Pristina parteciparono circa 500 mila persone.
 
ibhraim rugovaAscesa Politica. Nato nel 1944 nel villaggio di Crnce, nella municipalità di Istok in Kosovo, Rugova rimane presto orfano del padre, ucciso dai partigiani di Tito.
Dopo la laurea e il dottorato in letteratura albanese all’Università di Pristina e un periodo di specializzazione all’Università Sorbona di Parigi (1976 –1976), Rugova tornò nei Balcani diventando uno degli intellettuali di riferimento per la cultura albanese in Kosovo, tanto da essere eletto, nel 1988, presidente della Società dei Letterati. La svolta nella sua vita politica coincide con l’ascesa al potere di un altro importante personaggio nella storia dei balcani moderni: Slobodan  Milosevic, eletto presidente della Serbia il  6 dicembre 1989.
In quello stesso anno un emendamento alla Costituzione Serba, aveva cancellato l’autonomia garantita alla provincia dalla Costituzione di Tito del 1974.
Contro questa decisione Rugova fu uno dei promotori dell’ “Appello dei 215 intellettuali albanesi” in cui si chiedeva il ripristino dell’Autonomia della provincia.
Escluso dalla Lega dei Comunisti della Jugoslavia, a cui aveva aderito negli anni Settanta, decise di iniziare la sua battaglia politica per l’indipendenza della sua terra, fondando la Lega Democratica del Kosovo (Ldk), ancora oggi il principale partito politico kosovaro.
 
il controverso incontro con milosevicIl Ghandi dei Balcani. L’approccio dell’ Ldk e del suo leader alla “questione kosovara, è sempre stato ispirato alla non-violenza. “Kosovo indipendente con mezzi pacifici e politici” amava ripetere Rugova,  affascinato dalla figura di Madre Teresa, originaria proprio del Kosovo.
In risposta alla decisione autoritaria di Belgrado il 2 luglio 1990, 114 deputati albanesi del Parlamento del Kosovo proclamarono l’Indipendenza della provincia nell’abito della federazione Jugoslava. Belgrado rispose con una purga di grandi dimensioni a danno di circa 115 mila dipendenti statali kosovari (medici, insegnanti, giornalisti) e abolendo tutte le organizzazioni politiche, culturali e sportive albanesi.
Un anno dopo, alla fine di settembre del 1991, con un referendum clandestino i Kosovari si espressero a favore del distacco da Belgrado chiedendo il riconoscimento alla Comunità Internazionale che fu però negato.
In questi anni Rugova, insieme al sociologo Anton Cetta, lavorò per diffondere la cultura del perdono all’interno della stessa comunità albanese promuovendo i “Consigli della Riconciliazione” grazie ai quali centinaia di famiglie, divisi dalla vendetta di sangue praticata secondo l’arcaico codice consuetudinario, si riappacificarono. Il 24 maggio 1992 in Kosovo si tennero le elezioni, non riconosciute da Belgrado, in cui Rugova, unico candidato appoggiato da tutti i partiti, venne eletto presidente.
Fu questo l’inizio di quel sistema di “Stato Parallelo” che durerà in Kosovo fino allo scoppio della guerra.
Un vero e proprio “stato ombra” dotato di strutture politiche, culturali, sociali e mediche supportato da un governo in esilio guidato da Bujar Bukashi, istallatosi a Stoccarda, e finanziato grazie ai fondi inviati  dai membri della diaspora kosovara sparsi in Europa e negli Stati Uniti.
Una situazione accettata dallo stesso Milosevic che, preoccupato dagli esiti della guerra in corso in Jugoslavia, considerava Rugova il male minore.
La moderazione, l’attenzione ai diritti umani, la politica non-violenta, trasformarono Rugova in un interlocutore privilegiato per la Comunità Internazionale. Un’attenzione sottolineata da alcuni importanti riconoscimenti internazionali tra cui la candidatura al Premio Nobel per la Pace nel 1996 e la cittadinanza onoraria di Milano, Venezia e Brescia.
 
rugovaLa guerra e la ricostruzione. Durante le prime fase della guerra Rugova rimase agli arresti nella sua casa di Pristina, con la moglie e i tre figli. Successivamente ci fu un incontro tra Rugova e Milosevic a Belgrado (le cui circostanze sono ancora da chiarire) in cui il leader albanese chiese, davanti alle telecamere, la fine dei bombardamenti, l’avvio di negoziati politici e l’autonomia del Kosovo nell’ambito della federazione Jugoslava.  L’incontro con presidente serbo, mentre il Kosovo era sconvolto dalle violenze, è una delle principali accuse che i suoi rivali politici, in particolare gli ex militanti dell’Uck, hanno continuato a rivolgergli anche dopo la guerra. Dopo alcuni mesi di esilio in Italia e Germania Rugova verrà fece ritorno nei balcani nel mese di luglio, alcune settimane dopo la fine della guerra.
Tornato in Kosovo Rugova riprese da dove aveva lasciato, lavorando insieme agli amministratori internazionali dell’Unmik (United Nation Mission in Kosovo) per la costruzione delle nuove istituzioni kosovare, cercando di avviare un dialogo costruttivo tra le stesse fazioni albanesi in lotta.
Alle elezioni politiche del 2001 l’Ldk si confermò il primo partito della provincia e, il 4 marzo 2002, dopo un difficile accordo tra i tre principali partiti, Rugova venne eletto presidente: carica che conserverà, dopo la rielezione nel 2005, fino alla morte.
 
i funerali di rugovaUna nuova bandiera. Durante gli anni della sua presidenza Rugova continuò a tessere quella fitta rete di relazioni con le diplomazie internazionali che aveva costruito fin dai primi anni novanta, non perdendo mai la sua politica di moderazione, ma continuando a invocare l’indipendenza per il Kosovo.
Nello studio della sua casa di Pristina, in cui incontrava i politici che gli facevano visita, spicca su una parete dietro le sua poltrona, la foto che ritrae lui e il presidente americano Clinton durante il loro colloquio proprio in quella sala. Accanto alla foto la bandiera della Dardania (blu con al centro un’aquila a due teste in un cerchio rosso) quella che secondo il presidente sarebbe dovuta diventare la bandiera del Kosovo indipendente. Questo vessillo definito comunemente la “bandiera di Rugova” è stata presentata dal presidente nell’ottobre del 2000 ma mai accettata dalla popolazione kosovara, che continua ad utilizzare la bandiera rossa con l’aquila nera a due teste, già bandiera dall’Albania. Rugova era appassionato di minerali che collezionava in una piccola stanza vicino alla sala dei colloqui. Era qui che alla fine di ogni incontro portava i suoi interlocutori donando ad ognuno un piccolo frammento della sua terra.
Parole chiave: rugova, kosovo, serbia, milosevic,
Categoria: Politica, Popoli
Luogo: Serbia