Ucciso a Istanbul lo scrittore-giornalista Hrant Dink, voce degli armeni in Turchia
Lo scrittore e giornalista di origine armena Hrant Dink è stato ucciso oggi a
Istanbul, in Turchia. L’assassinio, compiuto con tre colpi di pistola al collo,
è avvenuto all’ora di pranzo all’esterno degli uffici di Agos, il settimanale che Dink dirigeva. La polizia sta ricercando un giovane di 18-19
anni sospettato di essere l’omicida.
Chi era Dink. Dink, che a settembre avrebbe compiuto 53 anni, dal 1996 era il direttore del
settimanale bilingue turco-armeno
Agos, con il quale cercava di promuovere il dialogo tra le due comunità rivendicando
al contempo maggiori diritti per la minoranza armena. Faceva parte di alcune organizzazioni
per i diritti civili ed era uno strenuo difensore dei valori democratici. Per
un suo articolo del 2004 sul genocidio armeno durante e dopo la prima guerra mondiale,
un argomento tabù in Turchia, Dink era stato condannato a sei mesi di reclusione
per “insulto all’identità turca”, l’accusa che negli ultimi anni è stata rivolta
ad altri intellettuali turchi tra cui lo scrittore Orhan Pamuk, premio Nobel per
la Letteratura nel 2006. Mentre le autorità turche avevano lasciato cadere l’accusa
a Pamuk prima della sentenza, il processo contro Dink era arrivato al verdetto:
ma lo condanna contro di lui era stata poi sospesa dalle autorità turche. Fu l’ennesima
dimostrazione della sensibilità di Ankara alle rimostranze dell’Unione Europea,
che chiede una revisione dell’articolo 301 del codice penale turco, quello che
definisce l’ “insulto all’identità turca”. Ma sospensione non significa annullamento:
e Dink stava ancora lavorando all’appello contro la sentenza.
Le minacce. Nel frattempo, l’intellettuale armeno era rimasto nel mirino dei gruppi nazionalisti
turchi, ricevendo numerose minacce di morte. Una volta, durante un’intervista,
si mise a piangere ricordando l’odio che sentiva contro di lui, e disse di non
poter più vivere in un paese che non lo voleva. Ma promise di non farlo: “Non
lascerò la Turchia. Se lo facessi, mi sentirei come se avessi lasciato da sole
le persone che lottano per la democrazia in questo paese. Sarebbe un tradimento
nei loro confronti, non potrei mai farlo”, disse lo scorso luglio.
Aumenta la tensione. Se gli omicidi del prete italiano Andrea Santoro e del giudice Mustafà Yucel
Ozbilgin, compiuti da fanatici religiosi, erano stati interpretati come un segnale
dell’emergere dell’estremismo islamico nel paese e avevano contribuito all’irrigidimento
dei rapporti tra l’Unione Europea e Turchia, l’omicidio di Dink riporta in primo
piano il problema del nazionalismo nel paese a cavallo tra Europa e Asia. In previsione
delle elezioni presidenziali di maggio e di quelle parlamentari di novembre, tutti
i partiti politici turchi stavano cercando di portare dalla loro parte il voto
dei nazionalisti. Ora, oltre alle condanne europee, è prevedibile un aumento della
tensione anche all’interno del paese. “Quelli contro Dink sono proiettili sparati
contro la Turchia”, ha detto oggi Taha Akyol, un editorialista della Cnn turca,
“si è creata l’immagine secondo cui in Turchia i cittadini armeni non sono sicuri”.