19/01/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Ucciso a Istanbul lo scrittore-giornalista Hrant Dink, voce degli armeni in Turchia
Lo scrittore e giornalista di origine armena Hrant Dink è stato ucciso oggi a Istanbul, in Turchia. L’assassinio, compiuto con tre colpi di pistola al collo, è avvenuto all’ora di pranzo all’esterno degli uffici di Agos, il settimanale che Dink dirigeva. La polizia sta ricercando un giovane di 18-19 anni sospettato di essere l’omicida.
 
Hrant DinkChi era Dink. Dink, che a settembre avrebbe compiuto 53 anni, dal 1996 era il direttore del settimanale bilingue turco-armeno Agos, con il quale cercava di promuovere il dialogo tra le due comunità rivendicando al contempo maggiori diritti per la minoranza armena. Faceva parte di alcune organizzazioni per i diritti civili ed era uno strenuo difensore dei valori democratici. Per un suo articolo del 2004 sul genocidio armeno durante e dopo la prima guerra mondiale, un argomento tabù in Turchia, Dink era stato condannato a sei mesi di reclusione per “insulto all’identità turca”, l’accusa che negli ultimi anni è stata rivolta ad altri intellettuali turchi tra cui lo scrittore Orhan Pamuk, premio Nobel per la Letteratura nel 2006. Mentre le autorità turche avevano lasciato cadere l’accusa a Pamuk prima della sentenza,  il processo contro Dink era arrivato al verdetto: ma lo condanna contro di lui era stata poi sospesa dalle autorità turche. Fu l’ennesima dimostrazione della sensibilità di Ankara alle rimostranze dell’Unione Europea, che chiede una revisione dell’articolo 301 del codice penale turco, quello che definisce l’ “insulto all’identità turca”. Ma sospensione non significa annullamento: e Dink stava ancora lavorando all’appello contro la sentenza.
 
Le minacce. Nel frattempo, l’intellettuale armeno era rimasto nel mirino dei gruppi nazionalisti turchi, ricevendo numerose minacce di morte. Una volta, durante un’intervista, si mise a piangere ricordando l’odio che sentiva contro di lui, e disse di non poter più vivere in un paese che non lo voleva. Ma promise di non farlo: “Non lascerò la Turchia. Se lo facessi, mi sentirei come se avessi lasciato da sole le persone che lottano per la democrazia in questo paese. Sarebbe un tradimento nei loro confronti, non potrei mai farlo”, disse lo scorso luglio.
 
Aumenta la tensione. Se gli omicidi del prete italiano Andrea Santoro e del giudice Mustafà Yucel Ozbilgin, compiuti da fanatici religiosi, erano stati interpretati come un segnale dell’emergere dell’estremismo islamico nel paese e avevano contribuito all’irrigidimento dei rapporti tra l’Unione Europea e Turchia, l’omicidio di Dink riporta in primo piano il problema del nazionalismo nel paese a cavallo tra Europa e Asia. In previsione delle elezioni presidenziali di maggio e di quelle parlamentari di novembre, tutti i partiti politici turchi stavano cercando di portare dalla loro parte il voto dei nazionalisti. Ora, oltre alle condanne europee, è prevedibile un aumento della tensione anche all’interno del paese. “Quelli contro Dink sono proiettili sparati contro la Turchia”, ha detto oggi Taha Akyol, un editorialista della Cnn turca, “si è creata l’immagine secondo cui in Turchia i cittadini armeni non sono sicuri”.

Alessandro Ursic

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