18/01/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Nello stato di Chattisgarh il governo costringe la popolazione a combattere i maoisti
Pochi mesi fa, il primo ministro indiano Manmohan Singh l’ha definita “la più grande minaccia alla sicurezza interna che l’India affronta dalla sua indipendenza”. La guerriglia comunista dei Naxaliti (iniziata nel 1967, dopo la sanguinosa repressione della rivolta contadina di Naxalbari, un villaggio dello stato indiano del Bengala Occidentale), lungi dal mostrare la corda dopo quarant’anni di conflitto permanente, appare più vitale che mai.
 
Presenza dei NaxalitiChattisgarh, l’epicentro del conflitto. L’allarmismo del premier indiano appare pienamente giustificato dopo aver letto il rapporto annuale annuale su questa ennesima guerra dimenticata, diffuso pochi giorni fa dal Centro Asiatico per i Diritti Umani (Achr). Il 2006 si è chiuso con un bilancio ufficiale di 749 morti, di cui 285 civili, 329 naxaliti o presunti tali e 135 militari, paramilitari e poliziotti indiani. “Anche se rispetto al 2005, che vide 892 morti, si registra un calo delle vittime, il conflitto Naxalista sta crescendo”, spiega Suhas Chakma, direttore dell’Achr. “Non tanto in termini di estensione geografica, quanto di concentrazione geografica e intensità del conflitto in un unico stato, il Chattisgarh, diventato l’epicentro degli scontri con circa la metà delle vittime: 363 morti su 749 – seguito da Andhra Pradesh (135), Jharkhand (95), Maharashtra (60), Bihar (45), Orissa (25), Bengal Occidentale (22) e altri (4)”.
 
Una guerrigliera NaxalitaUna sanguinosa campagna per la pace. Questo cambiamento rispetto al passato si spiega con l’avvio di una dissennata campagna anti-guerriglia da parte del governo statale del Chattisgarh nel sud di questa regione. La Salwa Judum, “Campagna per la Pace”, è iniziata nel giugno 2005, intensificandosi nel corso del 2006. Le autorità l’hanno spacciata per una rivolta spontanea della popolazione locale contro i guerriglieri naxaliti. In realtà le forze armate indiane hanno costretto con la violenza le popolazioni indigene locali e i contadini poveri del posto a imbracciare le armi contro i ribelli maoisti, fomentando una sanguinosa guerra civile. “La Salwa Judum ha avuto effetti disastrosi, non solo in termini di vittime”, ha commentato il direttore dell’Achr. “Per forzare la popolazione ad arruolarsi nelle milizie ‘spontanee’ del Salwa Judum, le forze militari terrorizzano la gente con esecuzioni extragiudiziali, torture e stupri. I villaggi e le comunità che, per non sopportare tutto questo, accettano di passare dalla parte del governo, finiscono poi nel mirino dei Naxaliti. Presi tra i due fuochi, molti preferiscono fuggire: ad oggi, nel solo distretto di Dantewara, si contano 43,740 sfollati.
 
Civili armati dal governoL’esercito non vuole sporcarsi le mani. Il governo federale di Nuova Delhi, che finora ha sostenuto la campagna Salwa Judum in Chattisgarh, pare rendersi conto della necessità di cambiare strategia. Negli ultimi giorni ci sono state forti pressioni sulle forze armate perché queste si facciano carico delle operazioni anti-Naxaliti.
Ma dai vertici dell’esercito è giunta un’immediata riposta negativa. Il capo di stato maggiore delle forze armate indiane, il generale J. J. Singh, ha detto: “Non possiamo dedicarci ad altri onerosi compiti che distraggano le nostre forze dal principale obiettivo: difendere i nostri confini e la nostra integrità territoriale. Metà del nostro esercito è impegnato contro i separatisti in Kasmir, l’altra metà contro quelli in Assam: non possiamo permetterci l’apertura di un nuovo fronte”. Gli ha fatto subito eco il ministero della Difesa, A.K. Antony: “Non è compito dell’esercito dare la caccia ai Naxaliti: questo è un lavoro che spetta al governo di ogni stato, alle forze di sicurezza di cui esso dispone”. Come dire: avanti con la Salwa Judum

Enrico Piovesana

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