Per insegnanti e studenti di una scuola di Gerusalemme est, il muro significa la fine delle attività
Un istituto tecnico palestinese, situato su una collina a
Gerusalemme est, è stato ripetutamente colpito durante il conflitto negli
scorsi 40 anni, ma la costruzione della barriera di sicurezza in Israele sul
confine della Cisgiordania, ne ha ridotto la frequenza come mai prima.
Istruzione negata. La costruzione del muro di sicurezza ha impedito a molti
alunni e insegnanti dell’
Industrial Secondary School di raggiungere le loro
classi, riducendo così la presenza di circa due terzi, con conseguente carenza
di insegnanti. I ragazzi- di età compresa tra i 16 e i 18 anni, ritornati
in settembre per un nuovo anno di scuola, hanno scoperto che gli insegnanti,
tutti provenienti dalla Cisgiordania, erano scomparsi. "Dicevamo agli studenti:
speriamo di riaprire domani e il
giorno successivo ripetevamo la stessa cosa", racconta il vicepreside Hussein
Nasser, che contribuì a fondare la scuola nel 1965.
Contemporaneamente alla costruzione della contestata
barriera di sicurezza attraverso la Cisgiordania, sono sorte restrizioni per i
palestinesi che cercavano di attraversarla.
Visto che la scuola si trova dall’altra parte del muro,
nella zona di Gerusalemme Est annessa ad Israele, molti alunni e insegnanti
provenienti dai Territori palestinesi hanno ora bisogno di un permesso per
raggiungerla.
Ma ci vogliono settimane per ottenere quel prezioso pezzo di
carta blu che permette di passare attraverso la città santa, sempre che si
riesca ad ottenerlo. La scuola ha potuto dare il via alle lezioni solo a
novembre, quando la quota minima di 10 insegnanti su 65 ha ottenuto il permesso
trimestrale. Una volta riaperta la scuola, gli allievi erano diminuiti di
circa due terzi, passando da 300 degli anni passati agli attuali 105. Ci sono
solo 27 studenti
provenienti dalla Cisgiordania, rispetto ai 260 di alcuni anni fa.
Per rimediare alla carenza di insegnanti, l’amministrazione
ha assunto 22 nuovi professori provenienti da Gerusalemme est, ma gli ha dovuto
concedere salari più alti di quelli dei loro colleghi della Cisgiordania, a causa
del maggiore costo della vita, e questo ha provocato dei malcontenti.
Vite interrotte dal muro. "Gli insegnanti chiedevano: ma perché devono pagare il
nuovo staff più di noi? Alcuni di noi sono qui da 15-20 anni", dice Nasser,
aggiungendo che un nuovo addetto alla manutenzione di Gerusalemme guadagna più
di un direttore di scuola. Il vasto edificio, un reticolato di larghi e bianchi
corridoi che conducono alle classi, alla lavanderia, alla sala di preghiere e
a
una grande mensa, è frequentato da giovani i cui studi coprono specializzazioni
diverse, dalla saldatura al management alberghiero. Al piano superiore si trovano
le camere da letto, occupate
da un piccolo numero di studenti ammessi dopo un esame, ma oggi è quasi vuoti:
solo 17 studenti dormono qui, rispetto ai 120 del passato.
"I miei genitori all’inizio non volevano che venissi qui",
racconta Abdullah, un ragazzino magro di 16 anni proveniente da un villaggio vicino
a Nablus, nel nord della Cisgiordania. "Avevano paura perché all’inizio dell’anno
dovevo
attraversare tre checkpoints per arrivare e tre per tornare a casa. Ci mettevo
due ore e mezzo per raggiungere la scuola.” Ora Abdullah ha un permesso temporaneo
e risiede nella
scuola per evitare di impiegare più tempo ad attraversare i checkpoints che in
classe. "All’inizio ero da solo", dice, ammettendo che piangeva e
bagnava il letto il primo periodo della sua permanenza. Muatasem, 17 anni di Hebron,
ha i capelli neri pettinati
indietro e una giacca di pelle. "Prima che il muro fosse completato, venivo da
Hebron tutti
i giorni, mi alzavo alle 5 del mattino e arrivavo alle 8", dice questo giovane
che studia da tappezziere.
"Cercavo di saltare al di là del muro, perché era basso
quando lo stavano costruendo, e a volte usavo un falso certificato di residenza
a Gerusalemme per mi permetteva di passare", continua.
Pur avendo dei permessi temporanei per entrare in
Gerusalemme, la maggior parte dei Palestinesi del West Bank non ha però il
permesso di restare dopo il tramonto. Con il consenso degli ufficiali Israeliani
locali, però, gli studenti che risiedono nella scuola possono restare, ma non
possono
uscire dopo le sette di sera.
Mura sempre più alte. Non avendo accesso ai servizi sociali
locali, se un ragazzo
si ammala nel pomeriggio, un insegnate deve ricondurlo illegalmente
nella Cisgiordania. "Quando raggiungono il checkpoint, gli dico di
scendere
dalla macchina e attraversare a piedi, anche se devono camminare a
lungo, così
non mi metto nei guai. Poi li vado a prendere dall’altra parte", dice
Nasser. La scuola rischia delle grosse multe o addirittura la
chiusura se disobbedisce alle condizioni di Israele. È stata fatta
irruzione
diverse volte dalla polizia di confine israeliana, aggiunge. Israele
dichiara che la barriera è vitale per prevenire
potenziali attacchi da parte d’infiltrati nel paese e nelle colonie. Un
vasto tratto di questa si estende a est della Linea Verde
che marcava il confine israeliano precedente alla Guerra dei Sei Giorni
del
1967, quando lo stato ebraico occupò il Golan, Gerusalemme est, la
striscia di
Gaza e la Cisgiordania. Poiché l'accesso alle famiglie, al lavoro, alla
scuola e ai
servizi sociali viene così bloccato a molti, i Palestinesi considerano
le
recinzioni elettrificate, il filo spinato e le barriere di cemento come
un
tentativo di sottrarre loro la terra e vanificare così la realizzazione
di una
condizione che è stata promessa. "Non credo che tutto questo sia fatto
per la sicurezza",
dice Yusef Krunz, 48 anni, insegnante in quella scuola per 26 anni.
"Non c’è
stato dibattito, semplicemente è successo.È sempre molto difficile per noi e il
peggio è avvenuto l’anno scorso a
causa del muro".
Sophie Nicholson*