17/01/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Messico, l'eccessivo aumento del prezzo della farina di mais, con la quale si prepara la tortilla, potrebbe causare danni rilevanti alle famiglie più povere
 
Una donna indigena mentre prepara la tortillaPoliziotti sospettati di corruzione e per questo disarmati, interi stati militarizzati per contrastare il movimento di droga, proteste sociali a Oaxaca che durano da sette mesi e violente repressioni dell’esercito a Atenco, dove i lavoratori del mercato dei fiori sono stati aggrediti a sangue freddo. Così il Messico ha vissuto per tutto il 2006 e così si appresta a vivere il nuovo anno. Con un nuovo problema in vista: l’aumento spropositato dei prezzi della farina di mais, ingrediente fondamentale per cucinare la tortilla, alimento alla base della dieta delle famiglie povere del Messico.
 
La tortilla è un alimento energetico e importante soprattutto per le popolazioni povereI fatti. La notizia, curiosa, arriva dalle pagine della Bbc on line che, citando la stampa locale, spiega cosa sta accadendo alla tortilla.
I fatti raccontano che le famiglie messicane (l’attenzione si concentra soprattutto su quelle più povere) si trovano a dover spendere più soldi per la farina di mais, con la quale si cucinano le energetiche tortillas.
Per gli studiosi di questo fenomeno, che potrebbe avere ricadute devastanti sui più indigenti, la motivazione di questi aumenti deve essere ricondotta alla maggiore domanda di mais negli Usa, paese dal quale il governo di Città del Messico importa il prezioso prodotto.
Secondo la stampa messicana, infatti, la grande richiesta di mais nel paese dello Zio Sam, sarebbe dovuta a un sempre più incessante bisogno di bio-combustibili.
Anche le autorità messicane, in primis il presidente Felipe Calderon, si sono dovute arrendere davanti all’evidenza e hanno dovuto ammettere che l’aumento dei prezzi della farina di mais ha raggiunto in un solo anno il 10 percento.
Garantendo di aver già dato mandato al ministero dell’Economia e alla Procuraduria federal de Consumidor perché si eserciti un maggiore controllo e si evitino abusi, Calderon ha  promesso che adotterà “tutte le misure possibili per evitare un’innalzamento vertiginoso dei prezzi”.
 
Si affaccia il transgenico. E quasi per dare una mano a risolvere quella che si potrebbe definire la “crisi della tortilla” arrivano in soccorso del governo, con una soluzione discutibile, i produttori agroalimentari messicani.
Jaime Yesaki, presidente del Cna (Consejo nacional Agropecuario), un organismo che raggruppa più di 500 produttori, ha, infatti, fatto sapere che la coltivazione di semi di mais transgenico potrebbe essere la soluzione immediata, anche se di difficile realizzazione. E c’è già chi, come l’organizzazione Geenpeace, non vede di buon occhio questa alternativa.
Da otto anni, infatti, esiste in Messico una divieto sulla semina di mais geneticamente modificato e l’organizzazione ambientalista crede che l’aumento folle dei prezzi della farina di mais sia stato utilizzato come pretesto per poter annullare i divieti di semina di Ogm.
In un comunicato rilasciato da Arelì Carreon di Greenpeace si capisce che l’impianto di semi geneticamente modificati potrebbe essere molto dannoso per i terreni coltivabili: “I campi sperimentali di mais transgenico in Messico possono danneggiare in forma irreversibile l’ambiente e incrementare il rischio di contaminazione del mais convenzionale che arriva sulle nostre tavole”.

Alessandro Grandi

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