Messico, l'eccessivo aumento del prezzo della farina di mais, con la quale si prepara la tortilla, potrebbe causare danni rilevanti alle famiglie più povere
Poliziotti sospettati di corruzione e per questo disarmati, interi stati militarizzati
per contrastare il movimento di droga, proteste sociali a Oaxaca che durano da
sette mesi e violente repressioni dell’esercito a Atenco, dove i lavoratori del
mercato dei fiori sono stati aggrediti a sangue freddo. Così il Messico ha vissuto
per tutto il 2006 e così si appresta a vivere il nuovo anno. Con un nuovo problema
in vista: l’aumento spropositato dei prezzi della farina di mais, ingrediente
fondamentale per cucinare la tortilla, alimento alla base della dieta delle famiglie povere del Messico.
I fatti. La notizia, curiosa, arriva dalle pagine della Bbc on line che, citando la stampa
locale, spiega cosa sta accadendo alla tortilla.
I fatti raccontano che le famiglie messicane (l’attenzione si concentra soprattutto
su quelle più povere) si trovano a dover spendere più soldi per la farina di mais,
con la quale si cucinano le energetiche tortillas.
Per gli studiosi di questo fenomeno, che potrebbe avere ricadute devastanti sui
più indigenti, la motivazione di questi aumenti deve essere ricondotta alla maggiore
domanda di mais negli Usa, paese dal quale il governo di Città del Messico importa
il prezioso prodotto.
Secondo la stampa messicana, infatti, la grande richiesta di mais nel paese dello
Zio Sam, sarebbe dovuta a un sempre più incessante bisogno di bio-combustibili.
Anche le autorità messicane, in primis il presidente Felipe Calderon, si sono
dovute arrendere davanti all’evidenza e hanno dovuto ammettere che l’aumento dei
prezzi della farina di mais ha raggiunto in un solo anno il 10 percento.
Garantendo di aver già dato mandato al ministero dell’Economia e alla Procuraduria
federal de Consumidor perché si eserciti un maggiore controllo e si evitino abusi,
Calderon ha promesso che adotterà “tutte le misure possibili per evitare un’innalzamento
vertiginoso dei prezzi”.
Si affaccia il transgenico. E quasi per dare una mano a risolvere quella che si potrebbe definire la “crisi
della tortilla” arrivano in soccorso del governo, con una soluzione discutibile,
i produttori agroalimentari messicani.
Jaime Yesaki, presidente del Cna (Consejo nacional Agropecuario), un organismo
che raggruppa più di 500 produttori, ha, infatti, fatto sapere che la coltivazione
di semi di mais transgenico potrebbe essere la soluzione immediata, anche se di
difficile realizzazione. E c’è già chi, come l’organizzazione Geenpeace, non vede
di buon occhio questa alternativa.
Da otto anni, infatti, esiste in Messico una divieto sulla semina di mais geneticamente
modificato e l’organizzazione ambientalista crede che l’aumento folle dei prezzi
della farina di mais sia stato utilizzato come pretesto per poter annullare i
divieti di semina di Ogm.
In un comunicato rilasciato da Arelì Carreon di Greenpeace si capisce che l’impianto
di semi geneticamente modificati potrebbe essere molto dannoso per i terreni coltivabili:
“I campi sperimentali di mais transgenico in Messico possono danneggiare in forma
irreversibile l’ambiente e incrementare il rischio di contaminazione del mais
convenzionale che arriva sulle nostre tavole”.