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Tempismo governativo. Il sì è arrivato proprio mentre i comitati si stavano cominciando a mettere
in cammino da piazza Castello per manifestare la propria opposizione alla nuova
struttura, che accorperà la 173esima brigata aviotrasportata statunitense, aggiungendo
ai 2.750 militari di stanza alla Ederle 1.800 soldati attualmente in Germania,
per un costo di oltre 400 milioni di euro. Il tempismo del primo ministro ha scatenato
la protesta per le strade del centro. Lungo il corteo che portava alla stazione
i sentimenti di delusione, rabbia e impotenza trovavano sfogo negli slogan contro
il governo e contro l'amministrazione cittadina. Vicenza non odia gli americani.
Non li ha mai odiati, nei 50 anni di presenza della Ederle. Nonostante negli anni
'60 si siano verificate risse, violenze, aggressioni e anche qualche caso di stupro
per mano dei soldati Usa, la popolazione è tiepida e talora indifferente alla
loro presenza. Ciò che non digeriscono, i 5 mila che ieri hanno sfidato il freddo
pungente e l'umidità, è stato il silenzio di un governo cittadino - e nazionale
- che li ha tenuti all'oscuro di tutto, recitando una parte goffa, incoerente
e talvolta subdola.
Pronti, via. Partenza alle 20.30 da piazza Castello. Il popolo del 'no' è variegato e composto.
Ci sono ragazzi, nonni, bambini. Tutti hanno le bandiere contro la base stampate
dai comitati. Molti hanno pentole e padelle, e fischietti. Ogni tanto spiccano
i simboli di qualche partito, gli stendardi dell'unico sindacato che ha preso
una posizione netta contro la base, gli striscioni di ong e associazioni. Ci sono
esponenti di sinistra, di destra e di centro. Dopo l'annuncio di Prodi, sul volto
di Cinzia Bottene, la portavoce del comitato del 'no', si dipinge l'incredulità:
"Non ci posso credere, non ci credo". Ci sono i Disobbedienti di Francesco Pavin,
c'è Oscar Mancini, segretario generale Cgil, poi alcuni rappresentanti dei partiti,
forse i più in imbarazzo dopo la decisione del premier. Ma c'è anche la destra,
quella estrema, con il leader di Azione Sociale Alex Cioni. E poi la Lega col
suo 'cane sciolto', il consigliere comunale Franca Equizi, che non risparmia bordate
al 'suo' sindaco, essendo il suo partito nella coalizione del governo locale.
Ci sono
tutti, ma nel corteo non vi sono divergenze d'opinione. Non vi sono stecche nel
coro del dissenso.
Quanto durerà la protesta? "La mia, personale, è già iniziata - spiega Giorgio, 40 anni, in braccio la
figlia avuta dalla moglie americana -. Da stasera ho iniziato il mio sciopero
della fame: questo governo mi ha deluso e ferito. Da stasera la situazione si
è fatta inaccettabile". Quanto durerà?, chiedono con gli occhi i 5 mila a Cinzia
Bottene, cittadina comune, senza alcun passato di militanza politica o di attivismo
sindacale, che adesso arringa la folla con un megafono in mano. "E' stata l'indignazione
a farmi scendere in piazza". La Polfer ha bloccato 20 convogli, in arrivo da Verona
e da Padova. C'è chi suggerisce di restare in stazione tutta la notte. Ma il luogo
dove la protesta continua, e continuerà a lungo - assicurano - è al Dal Molin,
sede della nuova base. Ci si sposta, con la truppa di operatori televisivi che
illuminano la notte, due chilometri più a nord. Il presidio è un grande capannone
prestato ai cittadini da RadioSherwood di Padova. C'è musica, vino caldo, qualche
falò. La signora Giuliana, che ha concesso il proprio terreno ai comitati, vota
Lega, e nelle villette residenziali tutt'intorno abita la buona - e ricca - borghesia
vicentina, una volta fedele alla Democrazia cristiana, oggi a Forza Italia. Ma
anche loro contrari alla base. Anche loro simboleggiano una protesta trasversale,
che, secondo Giovanni, 32 anni, "testimonia la crisi e l'imbarazzo di una classe
politica incapace di rappresentare". Luca Galassi