17/01/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Haaretz rivela colloqui segreti tra Siria e Libano e Israele sul Golan le fattorie di Chebaa
La scorsa settimana, ufficiali siriani e israeliani hanno partecipato alla conferenza di Madrid, organizzata 15 anni dopo la storica conferenza di pace israelo-palestinese del ‘91. Erano sette anni che diplomatici delle due nazioni in conflitto non si incontravano ufficialmente attorno a un tavolo. La presenza di Siria e Israele alla conferenza di Madrid è parsa a molti un primo passo verso la ripresa di colloqui di pace, ma i contatti tra le parti non si sono mai fermati, come rivela una recente inchiesta.
 
Alture del Golan viste dalla Siria. Foto di Naoki TomasiniGolan. Ieri il quotidiano israeliano Haaretz ha rivelato che negli ultimi due anni ci sarebbero stati colloqui segreti tra ufficiali siriani e israeliani. Diplomatici dei due Paesi si sono a più riprese ritrovati in Europa, per gettare le linee guida per un accordo di pace che contempli il ritiro israeliano dalle alture del Golan. Secondo Haaretz, resterebbero da definire i tempi del ritiro israeliano, che la Siria vorrebbe che avvenisse entro 5 anni, Israele entro 15. L’accordo tuttavia sarebbe solo una dichiarazione di intenti: non riporta firme e non ha valore legale. Il ministero degli Esteri siriano ha negato la veridicità della notizia e anche alcuni parlamentari israeliani hanno smentito Haaretz, sostenendo che si tratta al massimo di contatti a livello accademico; mentre il primo ministro israeliano Olmert ha negato di esserne a conoscenza e ha ribadito che non intende riaprire i negoziati con la Siria finché non taglierà i suoi legami con l’Iran, i movimenti palestinesi e quello sciita di Hezbollah. I contatti ufficiali tra i due paesi sono fermi dal 2000, quando l’allora premier israeliano Barak offrì un ritiro parziale dal Golan, che venne rifiutato da Damasco. Gli incontri segreti si sarebbero protratti fino alla scorsa estate quando, durante la guerra in Libano, Israele rifiutò la proposta siriana di elevare la consultazione a livello ufficiale, includendo anche la presenza di un mediatore statunitense. Nonostante le smentite, le fonti riportano che ai colloqui hanno partecipato il direttore generale del ministero degli Esteri Israeliano, un mediatore dell’Unione Europea rimasto anonimo e Alin Liel, un uomo d’affari siriano con cittadinanza Usa. L’accordo non-più-così-segreto prevede il ritiro israeliano dalle alture dove verrà creato un parco naturale per turisti, amministrato dalla Siria, in cui gli israeliani avranno libero accesso. Entrambi i lati del confine dovranno essere smilitarizzati e Israele conserverà il controllo delle acque del Giordano e del mar di Galilea.
 
Confine tra Libano e le fattorie di Chebaa. Foto di Naoki TomasiniChebaa. Le fattorie di Chebaa sono un territorio conteso tra Libano, Siria e Israele, sotto il controllo militare di Tel Aviv dal 1967. Il territorio è strategicamente importante perché Hezbollah ha sempre rifiutato di disarmarsi, come previsto dalla risoluzione 1559 del 2004, col pretesto della presenza israeliana a Chebaa. Al termine di un colloquio avvenuto nei giorni scorsi con il premier libanese Seniora, il primo ministro turco Erdogan ha dichiarato che è in corso una trattativa diplomatica tra Israele, Usa e Nazioni Unite, per risolvere la questione delle fattorie di Chebaa. Erdogan ha proposto il trasferimento del territorio conteso alla missione Onu, ma ha specificato che la decisione spetta a Israele. Riyad Dawudi, direttore legale della presidenza siriana, ha dichiarato che la Siria è pronta a riaprire i negoziati con Israele per risolvere le dispute territoriali col Libano. “Siamo pronti a riconsegnare le fattorie di Chebaa” ha dichiarato a margine della conferenza di Madrid, appena terminata. Sempre a Madrid, l’inviato speciale delle Nazioni Unite in Libano per l’applicazione della risoluzione 1559, Terije Roed Larsen, ha ricordato che “Non esiste prova che le fattorie di Chebaa appartengano al Libano” e ha suggerito che la questione venga risolta con un accordo bilaterale tra Damasco e Beirut. Mentre il negoziatore israeliano, Shlomo Ben Ami, ha dichiarato che “non appena sarà definita la loro identità libanese Israele si ritirerà dalle fattorie di Chebaa.
 

Naoki Tomasini

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