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Golan. Ieri il quotidiano israeliano Haaretz ha
rivelato che negli ultimi due anni ci sarebbero stati colloqui segreti tra
ufficiali siriani e israeliani. Diplomatici dei due Paesi si sono a più riprese
ritrovati in Europa, per gettare le linee guida per un accordo di pace che
contempli il ritiro israeliano dalle alture del Golan. Secondo Haaretz,
resterebbero da definire i tempi del ritiro israeliano, che la Siria vorrebbe
che avvenisse entro 5 anni, Israele entro 15. L’accordo tuttavia sarebbe solo
una dichiarazione di intenti: non riporta firme e non ha valore legale. Il
ministero degli Esteri siriano ha negato la veridicità della notizia e anche
alcuni parlamentari israeliani hanno smentito Haaretz, sostenendo che si tratta
al massimo di contatti a livello accademico; mentre il primo ministro
israeliano Olmert ha negato di esserne a conoscenza e ha ribadito che non
intende riaprire i negoziati con la Siria finché non taglierà i suoi legami con
l’Iran, i movimenti palestinesi e quello sciita di Hezbollah. I contatti
ufficiali tra i due paesi sono fermi dal 2000, quando l’allora premier
israeliano Barak offrì un ritiro parziale dal Golan, che venne rifiutato da
Damasco. Gli incontri segreti si sarebbero protratti fino alla scorsa estate
quando, durante la guerra in Libano, Israele rifiutò la proposta siriana di
elevare la consultazione a livello ufficiale, includendo anche la presenza di
un mediatore statunitense. Nonostante le smentite, le fonti riportano che ai
colloqui hanno partecipato il direttore generale del ministero degli Esteri
Israeliano, un mediatore dell’Unione Europea rimasto anonimo e Alin Liel, un
uomo d’affari siriano con cittadinanza Usa. L’accordo non-più-così-segreto
prevede il ritiro israeliano dalle alture dove verrà creato un parco naturale
per turisti, amministrato dalla Siria, in cui gli israeliani avranno libero
accesso. Entrambi i lati del confine dovranno essere smilitarizzati e Israele
conserverà il controllo delle acque del Giordano e del mar di Galilea.
Chebaa. Le fattorie di Chebaa sono un territorio
conteso tra Libano, Siria e Israele, sotto il controllo militare di Tel Aviv
dal 1967. Il territorio è strategicamente importante perché Hezbollah ha sempre
rifiutato di disarmarsi, come previsto dalla risoluzione 1559 del 2004, col
pretesto della presenza israeliana a Chebaa. Al termine di un colloquio
avvenuto nei giorni scorsi con il premier libanese Seniora, il primo ministro
turco Erdogan ha dichiarato che è in corso una trattativa diplomatica tra
Israele, Usa e Nazioni Unite, per risolvere la questione delle fattorie di
Chebaa. Erdogan ha proposto il trasferimento del territorio conteso alla
missione Onu, ma ha specificato che la decisione spetta a Israele. Riyad
Dawudi, direttore legale della presidenza siriana, ha dichiarato che la Siria
è
pronta a riaprire i negoziati con Israele per risolvere le dispute territoriali
col Libano. “Siamo pronti a riconsegnare le fattorie di Chebaa” ha dichiarato
a
margine della conferenza di Madrid, appena terminata. Sempre a Madrid,
l’inviato speciale delle Nazioni Unite in Libano per l’applicazione della
risoluzione 1559, Terije Roed Larsen, ha ricordato che “Non esiste prova che le
fattorie di Chebaa appartengano al Libano” e ha suggerito che la questione
venga risolta con un accordo bilaterale tra Damasco e Beirut. Mentre il
negoziatore israeliano, Shlomo Ben Ami, ha dichiarato che “non appena sarà
definita la loro identità libanese Israele si ritirerà dalle fattorie di
Chebaa.Naoki Tomasini
Parole chiave: colloqui, israele, libano, siria, fattorie Chebaa, alture del Golan