14/03/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Sarebbero 50 i morti degli scontri in Siria tra militari e curdi
manifestazione di studenti curdi all'università di aleppo, in siriaFonti curde dall’Iraq hanno riferito a PeaceReporter che sarebbero 50 i morti e centinaia i feriti del fine settimana che ha insanguinato la città di al-Qameshli, nella provincia di al-Hassaka, nel nord-est della Siria, vicino al confine con la Turchia.
Tutto è cominciato venerdì 12 marzo 2004, alle 14 ora locale, per una partita di calcio del campionato siriano di prima divisione.
 
Nella città di al-Qameshli, centro principale della zona abitata dalla minoranza curda, si affrontavano la squadra locale e quella della città siriana di Deir al-.Zour, città araba.
I sostenitori della al-Jihad, squadra di Deir al-Zout, chiamati Fetowwa, sono arrivati in duemila, a bordo di autobus e camion. La partita è passata subito in secondo piano rispetto agli slogan politici: cori e insulti per i curdi, accusati di essere servi degli Stati Uniti e slogan a favore di saddam Hussein e Bashar al-Assad, presidente siriano.
 
Fonti curde denunciano l’atteggiamento delle forze dell’ordine che prima avrebbero lasciato passare i tifosi ospiti nonostante fossero armati con bastoni, pistole e coltelli e poi avrebbero impedito ai curdi di difendersi. Allo stadio municipale di al-Qameshli i primi scontri che sono continuati poi per tutta la serata e la nottata di venerdì, mettendo a ferro e a fuoco il centro della cittadina curda.
 
Il giorno dopo, sabato 13 marzo 2004, i curdi hanno manifestato con forza contro quella che ritengono una provocazione politica di Damasco, una sorta di spedizione punitiva contro di loro.
I curdi in Siria sono circa due milioni e reclamano da tempo l’abrogazione della legge marziale in vigore nel Paese da quarant’anni, riforme democratiche, la fine della politica di arabizzazione del governo centrale che non rispetta i diritti delle minoranze. I manifestanti hanno incendiato il municipio e hanno abbattuto una statua di Hafez al-Assad, padre dell’attuale capo di Stato, con un rituale che ricorda in tutto e per tutto l’abbattimento della statua di Saddam a Baghdad, simbolo dell’arrivo dei militari della coalizione nella capitale irachena.
 
“Tutti quelli che hanno provocato gli incidenti saranno severamente puniti”, ha annunciato Ali Haj Hammoud, ministro degli Interni siriano, che si è recato di persona nella provincia di al-Hassaka per ristabilire l’ordine. Dopo aver dichiarato il coprifuoco nella zona, nella notte tra sabato e domenica, nella cittadina curda sono arrivati carri armati ed elicotteri, corpi speciali antisommossa e milizie armate arabe. La città è occupata militarmente.
 
“La popolazione curda di Qameshli è stata strumentalizzata a fini politici, da elementi interni ed esterni, per fare pressione sul nostro Presidente”, ha dichiarato Khaled Kheder, governatore della provincia di al-Hassaka, “è un complotto per destabilizzare la Siria.”
 
La situazione della minoranza curda in Siria è oggetto di polemiche da anni, visto che i curdi si sentono discriminati come cittadini e, il governo di Damasco, non guarda certo con favore all’autonomia dei curdi in Iraq, sancita anche dalla nuova Costituzione irachena firmata l’8 marzo a Baghdad, temendo che possa diventare un modello da imitare per i curdi siriani. L’establishment del presidente siriano è sotto pressione da tempo, con la richiesta di riforme portata avanti da intellettuali siriani e, soprattutto, dal Syria Accountability Act, recentemente votato dal Congresso Usa, che impone sanzioni a Damasco in quanto sospettata di finanziare il terrorismo internazionale e di nascondere armi di distruzione di massa. Esattamente come l’Iraq di Saddam e, con l’esercito statunitense a pochi chilometri dalle frontiere siriane, Bashar al-Assad non dorme sonni tranquilli.

Christian Elia

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