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Recentemente il presidente Bush ha annunciato un cambio di strategia per
riprendere il controllo del Paese, ma i primi risultati sono a dir poco
scoraggianti. La novità più tangibile consiste nel prossimo invio di 21 mila
soldati in più per aiutare l’esercito iracheno a fronteggiare le milizie che,
sempre più numerose, compiono quotidiani massacri di civili. Gran parte di
quelle truppe verranno schierate a Baghdad, dove le comunità sunnita e sciita
vivono fianco a fianco e dove, nonostante le continue operazioni di sicurezza,
le violenze hanno raggiunto ormai livelli apocalittici. Il premier al Maliki ha
dovuto promettere che si impegnerà a smantellare le milizie, anche quelle
legate all’Iran e al religioso di Najaf, Moqtada Al Sadr, ma per farlo non può
contare sui soldati sciiti, quindi ha annunciato che per le strade della
capitale verranno schierati anche 3600 soldati peshmerga di origine curda, che
sono sunniti e acerrimi nemici delle milizie sciite. La notizia ha suscitato
sgomento tra la popolazione di Baghdad, che teme che anche la lotta
dell’esercito nazionale contro i cosiddetti insorti assuma carattere
confessionale. Non solo, la popolazione curda della capitale teme di essere
coinvolta nel circolo di violenze e vendette tra sciiti e sunniti, che finora
li aveva risparmiati. In questo contesto si inserisce anche l’ondata di
attacchi orchestrati dalla componente sunnita, decisa a vendicare la frettolose
e spettacolarizzate uccisioni di Saddam Hussein e dei suoi più stretti
collaboratori. Mentre le milizie sunnite legate al disciolto partito Baath
compiono attentati contro la popolazione civile, il presidente iracheno
Talabani si trova a Damasco, in Siria, dove pare incontrerà esponenti iracheni
del Baath in esilio, per tentare di coinvolgerli nella pacificazione del Paese,
mettendoli contro i fedelissimi di Saddam. All’indomani dell’uccisione dell’ex
dittatore si sono moltiplicate le voci secondo cui proprio quegli oppositori in
esilio avrebbero dato l’assenso all’esecuzione, in cambio della rinuncia alle
leggi contro la presenza di Baathisti in parlamento. Se la mossa di Talabani
avesse successo, potrebbe profilarsi uno scontro tra costoro e le milizie
baathiste nel Paese, che sono ora guidate dal suo ex vice, Al Dhouri. La
domanda nasce spontanea e inquietante: ma davvero si può riportare la pace in
un paese nel mezzo di una guerra civile aumentando il numero delle persone
armate e mettendole le une contro le altre?Naoki Tomasini