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La versione del generale
Esperon. “Stiamo vincendo e continueremo a vincere”, ha dichiarato alla
stampa il generale Esperon. “Dal 2002 abbiamo neutralizzato 5mila ribelli
comunisti, di cui 850 nel 2006, nel corso di quasi 1.800 operazioni. Ne sono
rimasti 7mila, e contiamo di ridurli a 3.500 entro tre anni grazie all’avvio
della ‘fase due’ dell’operazione Bantay
Laya, che inizia ora concentrandosi su 28 degli oltre cento fronti attualmente
tenuti dall’Npa. Entro quella data avremo raggiunto la vittoria strategica sui
ribelli comunisti”. Altri generali hanno poi specificato che la nuova fase dell’offensiva
governativa si concentrerà nel nord del paese, nell’isola di Luzon, roccaforte
storica dell’Npa, che però oggi è molto attivo anche nel centro (isola di Visayas)
e nel sud (isola di Mindanao).
La versione di Ka
Roger. Gregorio Rosal, nome di battaglia Ka Roger, voce e volto del
movimento guerrigliero fondato nel 1969 da Jose Maria Sison (in esilio in
Olanda e dal 2002 inserito nella lista Usa dei terroristi), ha subito risposto
a Esperon. “Le affermazioni del generale gli scoppieranno in faccia insieme all’intensificazione
della lotta armata rivoluzionaria, e nel 2010 si dovrà dimettere con disonore
perché avrà fallito questi suoi obiettivi”. Ka Roger ha dato la sua versione
della situazione attuale: non ha fornito numeri sui ranghi dell’Npa, ma ha
detto che esso controlla 128 fronti in 800 comuni di 70 province di tutte le
regioni dell’arcipelago. E, riguardo al 2006, ha detto che l’Npa ha condotto
400 attacchi in cui sono stati uccisi circa 200 tra soldati dell’esercito,
agenti di polizia e paramilitari delle Cafgu (Unità Geografiche delle Forze
Armate Civili) e solo 30 guerriglieri.
Hrw accusa sia l’esercito
che la guerriglia. Al di là della propaganda delle opposte fazioni, Human
Rights Watch (Hrw) ha denunciato nel suo rapporto
2006 sulle Filippine che la lotta del governo Arroyo contro la guerriglia comunista
si caratterizza per il crescente numero crimini (esecuzioni sommarie, rapimenti
e torture) commessi dai militari e dai paramilitari nei confronti della
popolazione civile che vive nelle zone considerate roccaforti dell’Npa e, più
in generale, verso tutti coloro che vengono definiti “comunisti”: un’ampia
categoria che comprende giornalisti indipendenti, sindacalisti, avvocati democratici
e difensori dei diritti umani, religiosi e operatori sociali. Solo nel 2006 ne
sono stati assassinati 180. Enrico Piovesana