16/01/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Dopo 50 anni rinasce il ministero della Difesa

Per 50 anni il Giappone ha lottato per conciliare i principi pacifisti contenuti nella sua Costituzione con l'ambizione di giocare un ruolo primario nel mantenimento della stabilità dell'Estremo Oriente.

Alba militareSvolta militarista. La necessità di accreditarsi come un affidabile alleato degli Stati Uniti ha imposto al Giappone un cambiamento significativo nella sua politica di ridefinizione delle proprie Forze di Autodifesa, la struttura militare deputata ad essere impiegata solo in caso di minaccia (diretta o indiretta) alla sua sicurezza nazionale. L'era post-11 settembre ha segnato l'impiego di forze giapponesi nelle missioni di peace-keeping in Somalia, Cambogia, Uganda e, per la prima volta, anche nel teatro di guerra iracheno. Lo spettro atomico agitato dalla Corea del Nord e il passaggio di consegne da Koizumi ad Abe alla guida del Paese hanno determinato una nuova svolta in senso militarista. E' della scorsa settimana l'istituzione di un ministero della Difesa, 50 anni dopo la fine della Seconda Guerra mondiale. L'accelerazione decisiva per il passaggio dalla Agenzia di autodifesa, organismo para-militare guidato da civili, al rango di ministero, è stata impressa dai test balistici e nucleari di Pyongyang.
 
Campagna di reclutamentoQuarta potenza militare mondiale. Da Paese 'pacifista', con una Costituzione che ripudia la guerra e vieta le forze armate, il Giappone ha visto, nel dicembre scorso, il 90 per cento dei parlamentari di entrambe le Camere appoggiare la decisione di istituire il nuovo ministero della Difesa. L'elevazione di rango dell'agenzia di Autodifesa è il primo di una serie di passi cui il premier Shinzo Abe ha attribuito la priorità per innalzare la statura politico-strategica del paese a livelli considerati più consoni alla seconda potenza economica mondiale. Con la riforma, l'invio di militari in missioni all'estero assumerà più importanza; è inoltre prevista anche l'istituzione di un servizio di informazioni sul modello statunitense della Cia. Nonostante le restrizioni imposte dall'articolo 9 della Costituzione, la Forza di autodifesa giapponese costituisce una delle più moderne e meglio equipaggiate forze armate del mondo, con una tecnologia al passo coi tempi e un addestramento condotto regolarmente con l'esercito Usa (sono 50 mila i militari di stanza nell'arcipelago). Il Giappone non può però possedere armi offensive, come missili intercontinentali, ordigni atomici o cacciabombardieri. Le truppe giapponesi non possono inoltre prendere parte ad alcun combattimento, le uniche armi che possono portare sono quelle di calibro leggero, da utilizzare solo se il militare è in pericolo di morte. Eppure oggi l'opposizione pubblica al riarmo è meno pronunciata che in passato, e il nuovo ordine mondiale imposto dalla potenza americana getta nuove ombre sul pacifismo a oltranza del Paese. Shinzo Abe non nasconde che l'articolo della Costituzione che ripudia la guerra possa essere in futuro suscettibile di cambiamento.

Parata militare"In Marina! In Marina!". Nuove campagne di reclutamento fioriscono su video e televisione. Una delle ultime, progettata per attrarre giovani nelle forze di autodifesa navali, ha sollevato notevoli critiche per il suo goffo tentativo di far apparire le forze militari il meno aggressive possibile. Marinai poco più che adolescenti, che inscenano un balletto in uniforme bianca sul ponte di una portaerei cantando "In Marina, in Marina, per amor della patria, in Marina!" suscitano più l'impressione di trovarsi di fronte a un video dei Village People che non di appartenere a un Paese che ha coltivato l'orgoglio bellico e il sacrificio per la patria come due dei suoi punti di forza durante la Seconda Guerra Mondiale. Eppure, nonostante a nessuno dei suoi 400 mila militari sia concesso di girare per strada con l'uniforme; nonostante i carri armati vengano asetticamente definiti 'veicoli speciali' e il termine 'esercito' o 'militare' non vengano mai usati in riferimento alle Forze di autodifesa, il Giappone, con 46 miliardi di euro all'anno, è il quarto Paese al mondo per spese militari. Prima di lui Russia, Cina, e, ovviamente, Stati Uniti.

Luca Galassi

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