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Per 50 anni il Giappone ha lottato per conciliare i principi pacifisti contenuti nella sua Costituzione con l'ambizione di giocare un ruolo primario nel mantenimento della stabilità dell'Estremo Oriente.
Svolta militarista. La necessità di accreditarsi come un affidabile alleato degli Stati Uniti ha
imposto al Giappone un cambiamento significativo nella sua politica di ridefinizione
delle proprie Forze di Autodifesa, la struttura militare deputata ad essere impiegata
solo in caso di minaccia (diretta o indiretta) alla sua sicurezza nazionale. L'era
post-11 settembre ha segnato l'impiego di forze giapponesi nelle missioni di peace-keeping
in Somalia, Cambogia, Uganda e, per la prima volta, anche nel teatro di guerra
iracheno. Lo spettro atomico agitato dalla Corea del Nord e il passaggio di consegne
da Koizumi ad Abe alla guida del Paese hanno determinato una nuova svolta in senso
militarista. E' della scorsa settimana l'istituzione di un ministero della Difesa,
50 anni dopo la fine della Seconda Guerra mondiale. L'accelerazione decisiva per
il passaggio dalla Agenzia di autodifesa, organismo para-militare guidato da civili,
al rango di ministero, è stata impressa dai test balistici e nucleari di Pyongyang.
Quarta potenza militare mondiale. Da Paese 'pacifista', con una Costituzione che ripudia la guerra e vieta le
forze armate, il Giappone ha visto, nel dicembre scorso, il 90 per cento dei parlamentari
di entrambe le Camere appoggiare la decisione di istituire il nuovo ministero
della Difesa. L'elevazione di rango dell'agenzia di Autodifesa è il primo di una
serie di passi cui il premier Shinzo Abe ha attribuito la priorità per innalzare
la statura politico-strategica del paese a livelli considerati più consoni alla
seconda potenza economica mondiale. Con la riforma, l'invio di militari in missioni
all'estero assumerà più importanza; è inoltre prevista anche l'istituzione di
un servizio di informazioni sul modello statunitense della Cia. Nonostante le
restrizioni imposte dall'articolo 9 della Costituzione, la Forza di autodifesa
giapponese costituisce una delle più moderne e meglio equipaggiate forze armate
del mondo, con una tecnologia al passo coi tempi e un addestramento condotto regolarmente
con l'esercito Usa (sono 50 mila i militari di stanza nell'arcipelago). Il Giappone
non può però possedere armi offensive, come missili intercontinentali, ordigni
atomici o cacciabombardieri. Le truppe giapponesi non possono inoltre prendere
parte ad alcun combattimento, le uniche armi che possono portare sono quelle di
calibro leggero, da utilizzare solo se il militare è in pericolo di morte. Eppure
oggi l'opposizione pubblica al riarmo è meno pronunciata che in passato, e il
nuovo ordine mondiale imposto dalla potenza americana getta nuove ombre sul pacifismo
a oltranza del Paese. Shinzo Abe non nasconde che l'articolo della Costituzione
che ripudia la guerra possa essere in futuro suscettibile di cambiamento.
"In Marina! In Marina!". Nuove campagne di reclutamento fioriscono su video e televisione. Una delle
ultime, progettata per attrarre giovani nelle forze di autodifesa navali, ha sollevato
notevoli critiche per il suo goffo tentativo di far apparire le forze militari
il meno aggressive possibile. Marinai poco più che adolescenti, che inscenano
un balletto in uniforme bianca sul ponte di una portaerei cantando "In Marina,
in Marina, per amor della patria, in Marina!" suscitano più l'impressione di trovarsi di
fronte a un video dei Village People che non di appartenere a un Paese che ha
coltivato l'orgoglio bellico e il sacrificio per la patria come due dei suoi punti
di forza durante la Seconda Guerra Mondiale. Eppure, nonostante a nessuno dei
suoi 400 mila militari sia concesso di girare per strada con l'uniforme; nonostante
i carri armati vengano asetticamente definiti 'veicoli speciali' e il termine
'esercito' o 'militare' non vengano mai usati in riferimento alle Forze di autodifesa,
il Giappone, con 46 miliardi di euro all'anno, è il quarto Paese al mondo per
spese militari. Prima di lui Russia, Cina, e, ovviamente, Stati Uniti.
Luca Galassi