16/01/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



La storia di Alberto, gay a Cuba
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La storia. Alberto, 22 anni, abita ad Avana Centro, studia informatica all'Università, fra tre anni si laurea. È quindi in regola con il carnet. E lo fa vedere spesso ai ripetuti controlli. Non lavora e riesce perfino ad evitare il servizio militare, che a Cuba dura ben due anni ed è obbligatorio. La sua mamma vive a Santo Spirito, insegna russo in una scuola. Nella capitale vive con suo padre, che si è risposato con un'altra donna. È gay ed è orgoglioso di esserlo. Sua madre è al corrente, il papà ignora.
Per sopravvivere (cuccare la comida, come si esprime in spagnolo), oltre a fare marchette quando capita, scarica musica e film che poi rivende illegalmente. Diciamo che è un privilegiato, rispetto ai suoi coetanei perché possiede un computer in casa, anche se non può navigare su internet. I suoi amici lavorano per 200 pesos cubani al mese, al massimo per 10 cuc (pesos convertibili). Considerando che una corsa in taxi costa intorno ai 5 cuc, una birra Cristal 1 cuc, un ingresso in discoteca a volte 10 cuc (quindi un intero stipendio), è naturale che chi può cerca di evitare di lavorare a quelle condizioni.
 
Dura la vita. Facendo i conti, alla sua famiglia servono 20-30 dollari convertibili al giorno. Un poliziotto guadagna 1000 pesos cubani (circa 50 cuc al mese), ecco perché sono facilmente corruttibili. Mi è capitato ad esempio di regalare una cerveca o un dollaro per poter avere il permesso di restare nella spiaggia gay di Mycaito (Playa de l'est a Santa Maria) con ragazzi cubani senza essere fermati e controllati.
Alberto non è mai stato fuori dell'isola. Dovete sapere che un cubano, per poter fare un viaggio per turismo, deve essere invitato da uno straniero, avere tutte le carte in regola, fornire ogni tipo di garanzia, ma molto spesso il visto viene ugualmente rifiutato.

Mi viene in mente il comportamento di due ragazzi che sono riusciti a raggiungere l’Italia: solo dopo due settimane hanno deciso di ritornare a Cuba.
Nella casa dove sono ospite, nella zona delle ambasciate, a Miramar, da una gabbia sul terrazzo è riuscito a fuggire un uccello. L'indomani è ritornato liberamente, l'aveva fatto già altre due volte. E posso anche analizzare l'atteggiamento dello scrittore omosessuale cubano Reinaldo Arenas (vi consiglio Adios a mama dall'Avana a New York, edito da Socrates), che tanto fece per riuscire a sbarcare a Miami e poi a New York, per poi pentirsene e arrivare al punto di suicidarsi.

Il futuro. Alberto, dicevo, sogna di andarsene da Cuba in Brasile, in Canada, magari in Italia: questo è il suo futuro, aiutare la famiglia. In casa ha la possibilità di vedere 3 canali satellitari americani (in lingua spagnola), con una parabola installata illegalmente. La sua famiglia rischia 10mila pesos di multa e il sequestro dell'impianto (il cui costo è intorno agli 800-900 dollari). Mi dice che la tv cubana è 'mierda', politica tutto il tempo, programmazione poco interessante, solo il sabato e la domenica un film e la notte tutto tace.
Certo, riconosce che a Cuba ci sono vantaggi quali la scuola e la sanità gratuita, ma vive comunque con molta tensione. Ad esempio i trasporti pubblici funzionano malissimo, non ci sono metro, ma camejo (autobus economici, affollati, scomodi, puzzolenti e rischiosi a causa dei furti). Meglio il taxi, che per un cubano costa circa 10 pesos (40 centavos).
Non ci sono leggi che penalizzano l'omosessualità, però il machismo predomina in tutti gli ambienti e si spera in cambiamenti futuri; si mormora perfino della gaiezza di Raul, il fratello di Fidel.

I divieti. La prostituzione e la pornografia sono vietati. Non è possibile frequentare turisti: si rischia, la prima volta, una multa di 200 pesos per 'assedio al turismo', dopo essere stati beccati la terza volta c'è l'arresto per 4 anni. E qui devo sottolineare che c'è anche un motivo di ordine pubblico. Il governo vuole a ragione contrastare la piaga della pedofilia e soprattutto proteggere il turista, a volte preda di furti, ricatti e perfino omicidi per pochi pesos.
Alberto mi dice: "Non mi piace vivere all'Avana, ci sono sempre problemi, non c'è libertà. Non posso usare internet neppure a scuola, dove studio informatica, a casa non ho il telefono (è molto costoso l'allacciamento), ho un cellulare ma non posso usarlo perché una scheda costa 120 dollari. La 'comida' è costosa e si mangiano sempre le stesse cose: riso, fagioli, carne di maiale, platano. La mia famiglia ha il libretto per acquistare a prezzi convenienti le derrate alimentari, ma spesso non viene utilizzato perché come nel caso del pane la qualità è pessima. Va meglio con il caffé, lo zucchero e le uova. Tutti qui sono molto tristi, non hanno futuro. Mi piace Cuba ma non questo sistema. Secondo me la maggioranza della popolazione è insoddisfatta. Non possiamo nemmeno esprimere il nostro dissenso. In ogni strada c'è un delegato che controlla tutto quello che facciamo. Se non lavoro o non studio, sono 4 anni di prigione. Ho fatto anche questa esperienza. A 15 anni sono stato arrestato per un mese perché, giocando con la 'pelota' ho colpito per sbaglio il vetro di un auto militare. Mio padre ha pagato il cristallo ed io sono stato rinchiuso assieme a persone adulte. La polizia mi colpiva con il bastone e con calci, dormivo per terra, dovevo difendermi pure da proposte sessuali".

L'esperienza. Alberto è un fiume in piena, mi racconta delle sue prime esperienze sessuali (la prima a 12 anni). All'età di 15 si accetta ma a scuola ha problemi a dichiararsi. Sua madre per fortuna è molto aperta. È un bel ragazzo dagli occhi vispi, per nulla effeminato, ma per i suoi amici, soprattutto al sud, c'è discriminazione. Il venerdì e sabato, quando ha i soldi o se qualcuno lo invita, frequenta i party gay illegali al parco Lenin. "A volte - aggiunge - sono riuscito a scampare alla carcerazione offrendo soldi ai poliziotti. Ma ho già subito un arresto per 'assedio al turismo' e sono stato rinchiuso a 19 anni in carcere per un mese. Dopo 3 assedi, rischio 4 anni di prigione (ma offrendo una cifra intorno agli 800 dollari, si può evitare l'arresto, così come con 100 dollari si riesce a non fare il servizio militare). Sessualmente non mi piacciono i cubani, preferisco i turisti, sono più sinceri. Per le mie prestazioni chiedo da 20 a 40 dollari. Due volte l'anno faccio il test gratuito per l’Aids. Per fortuna i condom non costano molto (1 peso cubano per 5 pezzi), qui ci sono molti malati e sieropositivi, purtroppo".
Alberto è un nome di fantasia, per motivi di sicurezza, ma è un personaggio reale che vive sperando che le cose cambino dopo la morte di papà Fidel, o che un turista gli faccia un 'invito' per espatriare.