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La vicenda. Le radici di questo scontro di civiltà light risalgono allo scorso settembre, quando due rappresentanti della Katy Islamic Association informano Baker, un imprenditore di marmi e graniti, di aver comprato il terreno
adiacente al suo per costruirci il community center della Kia, compreso di moschea. In sostanza, Baker deve rimuovere il suo bestiame
da quei 4 ettari che affittava da anni. Lui accetta, ma accompagnando i messaggeri
alla porta sente che questi gli consigliano di fare le valigie e sloggiare dalla
sua proprietà, perché puntano a mettere le mani anche su quella. Qualche giorno
dopo, durante una riunione degli abitanti della zona, Baker racconta la sua versione
ma si sente dare del “bugiardo patentato” da un membro della Kia. Apriti cielo!
L’onore di un texano non si tocca.
La corsa. Così, mentre dove sorgerà la moschea compare il cartello che annuncia il vicino
avvio dei lavori, pochi metri più in là Baker ne pianta uno che promette corse
di maialini ogni venerdì sera. Compra due dozzine di suini e piazza il nuovo porcile
sul lato del suo terreno che dà verso la futura moschea. Non solo: crea il sito
Americanpigrace.com, vende magliette con il logo di un sorridente maialino a stelle e strisce, offre
la possibilità di “sponsorizzare” i suini con donazioni. Il 29 dicembre organizza
la “prima”, con barbecue e fuochi d’artificio gratuiti. A sentir lui è un successo
di pubblico, con oltre 300 persone, anche se dai filmati disponibili su YouTube
gli spettatori sembrano poche decine. La volta dopo fa pagare cinque dollari a
testa a un pubblico raddoppiato. Progetta di comprare più maiali e di allungare
il percorso di gara. Ma da questa protesta non ricava un soldo, perché devolve
il ricavato a un ospedale pediatrico di Houston che non è riuscito a curare un
suo nipote scomparso prematuramente.
Muro contro muro. “Non ho niente contro i musulmani”, dice Baker al telefono a PeaceReporter, “pensi che una delle mie dipendenti è la figlia del console pachistano a Houston;
suo padre le ha intimato di dimettersi perché io sarei un razzista, ma lei mi
ha difeso. Queste persone mi hanno offeso e io voglio difendere la mia proprietà,
nonché i valori americani”. Lui e l’associazione islamica ormai si parlano solo
tramite avvocati: quello della Kia gli ha ordinato di sospendere la competizione
suina, Baker ribatte proponendo di comprare tre macchine della verità per inchiodare
quelli che l’avrebbero minacciato. I musulmani locali ostentano indifferenza:
“Non è che odiamo i maiali, semplicemente non li mangiamo”, ha detto Kamel Fotouh,
presidente dell’associazione, “e comunque se Baker ha capito che volevamo sfrattarlo,
ci scusiamo”. I vicini invece lo sostengono in massa, anche perché in questa fetta
di “Bush country” pochi vogliono vedere centinaia di musulmani inginocchiarsi davanti a casa.
Come finirà? “Io ho tutta l’intenzione di andare avanti”, spiega Baker, “e lei
non ha idea di quanto puzzino i maiali col caldo umido che in estate c’è a Houston”.
Complice l’inverno, probabilmente non ci hanno ancora pensato neanche i vicini.Alessandro Ursic