15/01/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Guerra, povertà, e tabù sociali continuano ad alimentare il traffico di bambini
Di Laila Baisultanova*
 
Dieci anni fa, mentre stavo viaggiando in macchina attraverso il villaggio di Assinovskaya, in Cecenia, vidi sei bambini allineati vicino a uno steccato di legno. Quando chiesi al tassista perché i bambini erano lì, mi rispose: “Sono in vendita”. Mi disse che le madri non errano in grado di occuparsi dei bambini e che quindi li vendevano a persone benestanti. “Una ragazza è già stata venduta,” disse. “Era gentile e molto bella, con i capelli biondi. L’hanno comprata perché era molto piccola. Questi qui invece sono più grandi e nessuno li vuole comprare.”
 
Bambino cecenoMancanza di orfanotrofi. Non c’era modo di verificare quello che disse, ma i fatti dimostrano che dopo un decennio di conflitti e fermenti in Cecenia, il fenomeno è ancora presente.
Il 13 novembre 2006, i pubblici ministeri ceceni hanno messo sotto processo tre donne, sospettate della tentata vendita, per 3.000 dollari, di una bambina di tre mesi a un agente del dipartimento ceceno di controllo sulle droghe, che stava svolgendo un’indagine.
Anche altri casi concernenti il traffico di bambini sono stati riferiti l’anno scorso, tra cui la detenzione di due donne nel maggio scorso, accusate di aver tentato la vendita di un neonato per 4.200 dollari.
Un investigatore dell’ufficio della procura di Grozny che ha lavorato a questi casi ha spiegato che una delle ragioni per cui è sorto il problema è il fatto che in Cecenia non ci sono veri e propri orfanotrofi e che, quindi, i bambini non desiderati vengono accuditi nel reparto di maternità dell’ospedale di Grozny o nell’ospedale per bambini, dove spesso finiscono nella rete del traffico.
 
Bambini ceceni (Foto E.Piovesana)Mentalità tradizionalista. “A causa della nostra mentalità legata alla tradizione – spiega Madina Eldarova, vice primario nella clinica cecena di maternità – costituisce uno scandalo per una donna sola dare luce ad un bambino. Per prassi queste donne partoriscono in casa. Dopo, per non dover disconoscere il figlio ufficialmente, lo consegnano a qualcun altro o lo abbandonano come fosse immondizia. Alle volte li vendono, il che è ancora peggio”.
Madina Azieva, residente a Grozny, sostiene che il problema delle donne obbligate a vendere i loro bambini non dipende da una morale bieca ma dagli uomini irresponsabili. “Quando viene detenuta una donna che ha venduto il proprio bambino, dovrebbero detenere anche il padre, altrettanto colpevole,” ha detto Azieva. “Se è un vero uomo, lasciamo che si assuma la responsabilità delle sue colpe e non addossiamo tutta la responsabilità alla donna”.
 
Parole chiave: cecnia, guerra, bambini
Categoria: Bambini, Guerra, Costume
Luogo: Cecenia (Russia)