13/01/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Quinto giorno di sciopero generale contro il presidente, l’adesione è massiccia
E’ cominciato il quinto giorno di sciopero generale in Guinea, dove l'Union syndicale des travailleurs de Guinée e la Confédération nationale des travailleurs de Guinée hanno proclamato un blocco indefinito delle attività per protestare contro il presidente Lansana Conte. “La situazione è tranquilla, girano poche macchine, i negozi sono tutti chiusi” riferisce a PeaceReporter un lavoratore senegalese residente a Conakry, che preferisce mantenere l’anonimato per ragioni di sicurezza. “L’adesione allo sciopero è almeno del 90 percento, estesa a tutto il Paese”, gli fa eco Caleb Kolié, direttore di Radio Familia FM, contattato telefonicamente da PeaceReporter. La prova di forza tra governo e sindacati potrebbe mettere in crisi il sempre più impopolare presidente?
Le strade di Conakry durante lo scioperoMobilitazione. Quello lanciato mercoledì è il terzo sciopero generale in meno di un anno ma la differenza rispetto agli altri due è la dimensione politica che la protesta sta assumendo. Tutto ha inizio lo scorso 16 dicembre, quando il presidente si reca personalmente nel carcere della capitale per liberare Mamadou Sylla, principale businessman del Paese, e Fodé Soumah, ex-ministro dello Sport, entrambi accusati di sottrazione di fondi pubblici. Per decreto, Conte mette i due uomini agli arresti domiciliari, in completo spregio delle norme giuridiche. Un comportamento così sfacciato da far insorgere sindacati e 14 partiti dell’opposizione, che chiedono il ritorno in carcere dei due. Secondo Kolié, “è la prima volta che gli organizzatori sono così determinati nel raggiungere i loro obiettivi. Basti pensare a quanto costa a un Paese in crisi economica come la Guinea fermare tutte le attività per così tanti giorni. Eppure, tutti sono decisi a continuare”.

Calma. La buona notizia è che, finora, non si sono registrati scontri. “Gli studenti sono rimasti tranquilli, al contrario delle volte passate – continua la nostra fonte anonima – e se si eccettua un piccolo incidente ieri tra polizia e un gruppo di ragazzi, la città è assolutamente tranquilla”. Segno della maturità raggiunta dalla popolazione guineana, riconosciuta anche dal governo che si è detto disposto a dialogare con i sindacati. “Ci sono stati degli arresti ‘preventivi’ da parte delle forze dell’ordine in alcuni quartieri – conferma Kolié – ma il fatto che non ci siano incidenti dà l’idea degli enormi progressi in termini di libertà d’espressione fatti dal Paese negli ultimi anni”. A rimanere silente è proprio il principale imputato, Conte, alla guida del Paese dal 1984 e responsabile di una crisi politico-economica che ha fatto precipitare la Guinea agli ultimi posti nell’Indice di Sviluppo Umano dell’Onu.

Il presidente guineano Lansana ConteCollasso. Una crisi evidente a occhio nudo: a Conakry i tagli alle forniture elettriche sono all’ordine del giorno e i mercati sono vuoti, mentre le immense risorse del Paese (minerali, petrolio, acqua) non vengono sfruttate. “C’è una cronica mancanza di generi di prima necessità, perché il franco guineano continua a svalutarsi rispetto alle monete forti facendo aumentare i prezzi delle importazioni – rivela il nostro interlocutore senegalese – così l’unica attività fiorente è quella del mercato nero”. Il fatto che Conte sia malato e costretto a passare la maggior parte del tempo tra cliniche e lunghe degenze nel villaggio natale non aiuta di certo. La lotta alla successione tra il suo entourage e gli ufficiali delle Forze Armate sembra già cominciata. “Solo il popolo può cambiare questa situazione, ma di certo non al prezzo di una guerra civile” rivela sconsolato Kolié. E se da una parte lo sciopero è un segnale di forza, dall’altra, come conclude la nostra fonte senegalese “sono qui da più di un anno e sono abituato a queste partenze promettenti. Peccato che, finora, le mobilitazioni si siano sempre esaurite dopo una decina di giorni…”

Matteo Fagotto

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