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Mobilitazione. Quello lanciato mercoledì è il terzo sciopero
generale in meno di un anno ma la differenza rispetto agli altri due è la
dimensione politica che la protesta sta assumendo. Tutto ha inizio lo scorso 16
dicembre, quando il presidente si reca personalmente nel carcere della capitale
per liberare Mamadou Sylla, principale businessman
del Paese, e Fodé Soumah, ex-ministro dello Sport, entrambi accusati di
sottrazione di fondi pubblici. Per decreto, Conte mette i due uomini agli
arresti domiciliari, in completo spregio delle norme giuridiche. Un
comportamento così sfacciato da far insorgere sindacati e 14 partiti
dell’opposizione, che chiedono il ritorno in carcere dei due. Secondo Kolié, “è
la prima volta che gli organizzatori sono così determinati nel raggiungere i
loro obiettivi. Basti pensare a quanto costa a un Paese in crisi economica come
la Guinea fermare tutte le attività per così tanti giorni. Eppure, tutti sono
decisi a continuare”.
Collasso. Una crisi evidente a occhio nudo: a Conakry i
tagli alle forniture elettriche sono all’ordine del giorno e i mercati sono
vuoti, mentre le immense risorse del Paese (minerali, petrolio, acqua) non
vengono sfruttate. “C’è una cronica mancanza di generi di prima necessità,
perché il franco guineano continua a svalutarsi rispetto alle monete forti facendo
aumentare i prezzi delle importazioni – rivela il nostro interlocutore
senegalese – così l’unica attività fiorente è quella del mercato nero”. Il
fatto che Conte sia malato e costretto a passare la maggior parte del tempo tra
cliniche e lunghe degenze nel villaggio natale non aiuta di certo. La lotta
alla successione tra il suo entourage
e gli ufficiali delle Forze Armate sembra già cominciata. “Solo il popolo può
cambiare questa situazione, ma di certo non al prezzo di una guerra civile”
rivela sconsolato Kolié. E se da una parte lo sciopero è un segnale di forza,
dall’altra, come conclude la nostra fonte senegalese “sono qui da più di un
anno e sono abituato a queste partenze promettenti. Peccato che, finora, le
mobilitazioni si siano sempre esaurite dopo una decina di giorni…”Matteo Fagotto