13/09/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Effetti positivi e limiti della campagna di massa contro la poliomielite

In Pakistan i casi di poliomielite sono passati dai 50 del 2003 ai 23 di quest’anno: lo rende noto l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che nello stesso vaccinazione tempo rileva la ricomparsa del virus in tre Paesi dell'Africa centrale e occidentale: Guinea, Mali e Sudan. Per contrastare la terribile malattia, che colpisce prevalentemente bambini, l’OMS, l'Unicef, il Rotary Internazionale e i Centri Usa per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie hanno progettato la ‘Global Polio Eradication Iniziative’ (GPEI), un’azione di prevenzione attiva dal '99. Il programma si sviluppa attraverso ’Giornate di Immunizzazione Nazionale’ (NIDs), realizzate in decine di Paesi del sud del mondo. La GEI vuole cancellare definitivamente il virus dal pianeta entro il 2008. Migliaia di vaccinatori si occupano della profilassi con un lavoro house to house, porta a porta, e i bambini sotto i cinque anni ricevono le gocce del vaccino a scuola e a casa, per quattro volte in un anno. Si raggiungono villaggi sperduti e baraccopoli ai margini delle città, perché le fasce più povere della popolazione sono anche le più colpite. Causata dai poliovirus, l’infezione si trasmette da persona a persona per via oro fecale e orale ed è quindi facilitata da condizioni di scarsa igiene e miseria. Acqua e cibo sono spesso i veicoli principali di diffusione dell'infezione. L'Europa dal 2002 e le Americhe dal ’94 sono "libere dalla polio, cioè - spiegano gli operatori dell'OMS - non hanno registrato contagi da almeno tre anni consecutivi".

Nel sud del mondo, però, la lotta alla malattia incontra ancora problemi. Portare il vaccino nelle regioni più isolate richiede sforzi notevoli. In particolare è difficile raggiungere alcuni distretti pakistani o i paesi afflitti da guerre, come Costa d'Avorio e Darfur. Le differenze culturali, sociali e religiose richiedono una forte sensibilità da parte degli operatori per non produrre frizioni con le mille realtà locali e per non dare contenuti aggressivi al piano di vaccinazione. "In Pakistan, dove vivono 31 milioni di piccoli con meno di cinque anni, inclusi i rifugiati afgani, quasi il 94 per cento di loro ha ricevuto assistenza ed è stato reso immune. Incontriamo però resistenze dovute agli usi  e ai costumi locali", spiega il medico Rehan Hafez del National Institue of Health (NHI).

Così nell'Africa occidentale: "Il ritorno delle infezioni in Guinea, Mali e nella regione trasporto vaccino sudanese del Darfur è collegato con quanto accaduto di recente nello stato nord nigeriano di Kano", dice Oliver Rosenbauer, responsabile della Global Polio Eradication Iniziative. "Otto mesi fa le autorità locali hanno proibito le vaccinazioni perché non le consideravano sicure. Si erano diffuse voci secondo le quali il vaccino trasmetteva l'Hiv. Queste convinzioni prive di qualsiasi fondamento scientifico erano circolate anche in India nel 2002. Dalla Nigeria ai Paesi circostanti si muovono gruppi nomadi molto poveri e insieme alle migrazioni si diffondono le malattie. Fortunatamente il governo di Kano ha lavorato insieme a quello federale nigeriano per accertarsi che il vaccino non fosse pericoloso e da due settimane le attività di immunizzazione sono riprese".

Paolo Simone, pediatra di ritorno dal Ciad, commenta: "In Nigeria - come in India - c'è un problema di approccio ai musulmani, e soprattutto con frange fondamentaliste di religione islamica. Gli occidentali arrivano con grandi mezzi e obiettivi e loro vivono il tutto come un'aggressione. Nello Stato di Kano gli abitanti pensavano addirittura che si volesse sterilizzarli o utilizzarli per fare degli esperimenti. La campagna contro la polio agisce in base a un pensiero razionalista-efficientista, tipico della cultura anglosassone, ma per ottenere risultati reali bisogna imparare ad avere un approccio più africano, coinvolgendo nella riflessione sul problema la popolazione". Secondo il pediatra dei Missionari della Chiesa Cattolica, a volte la Global Polio Eradication Iniziative trascura la comunicazione con le comunità locali.

"In Ciad – continua Paolo Simone - e in molti altri Paesi l'impatto delle Campagne è stato molto positivo nell'eliminazione della poliomielite, ma si sono trascurate tutte le altre vaccinazioni. Lavoravo in un distretto di 450mila abitanti, nella periferia della capitale N'Djamena, e per tre, quattro giorni tutti gli operatori sanitari e i mezzi vennero coinvolti nelle vaccinazioni anti-polio. Contro il morbillo, che causa una mortalità più alta di questa malattia, avevamo una copertura vaccinale insufficiente, solo per il 30 per cento della popolazione. I bambini ricevevano le gocce anti-polio più volte del necessario e i genitori pensavano che fossero stati vaccinati anche da tutte le altre malattie. Nessuno spiegava loro cosa stesse accadendo. I vaccinatori non erano abbastanza formati, davano il vaccino a chiunque, anche a chi era malato di Aids o di  infezioni intestinali. Nello stesso giorno un bimbo poteva ricevere le gocce la mattina a scuola e poi di nuovo la sera a casa".

gocce di vaccinoOliver Rosenbauer dell'OMS commenta: "E' vero, è necessario un approccio più morbido, considerando che molte persone in questi luoghi non hanno mai visto un medico. Ma l'Unicef sta lavorando in questo senso, comunicando coi leader religiosi e coi capi villaggio per mobilitare tutta la comunità".
"Si potrebbe - propone Paolo Simone - dare ai vaccinati un tesserino che identifica il bambino e i vaccini che ha ricevuto. E naturalmente informare i genitori su cosa fare riguardo alle altre vaccinazioni. Ho incontrato malati di tetano che non si erano vaccinati perché credevano di essere già immuni grazie alle gocce anti-polio. Si è sprecata un'ottima occasione".
Rosenbauer spiega: "In alcuni casi la carta delle vaccinazioni è stata data, ma molte persone la perdevano e altre non sapevano gestirla, visto che erano analfabete. Per combattere la polio serve un sistema di immunizzazione avanzato, ma nel sud del mondo non ci sono mezzi sufficienti. Inoltre il vaccino orale anti-polio è più semplice da gestire delle iniezioni contro le altre malattie. Per ora, insieme all'anti-polio viene somministrata della vitamina A per rafforzare il sistema immunitario dei piccoli".
"Queste persone vanno comunque responsabilizzate", aggiunge il pediatra del Ciad. "La poca attenzione al caso singolo mi fa pensare che la poliomielite faccia più paura all'occidente, dove è stata sradicata negli ultimi anni, che al sud del pianeta. Gli abitanti del Ciad si chiedevano: perché ci vogliono vaccinare tutti contro la poliomielite quando i nostri bimbi muoiono di morbillo?".

A ottobre e novembre partiranno due nuove Campagne di vaccinazione per 74 milioni di bambini di 22 Paesi. Tra questi ultimi ce ne sono sei dove il virus è endemico (Nigeria, Niger, Egitto, Afghanistan, Pakistan e India ) e dieci dove è stato importato attraverso i flussi migratori. La Global Polio Eradication Iniziative va avanti, nonostante manchino fondi per 100 milioni di dollari. Tra i donatori ci sono governi occidentali, la Commissione Europea, la Banca Mondiale, Fondazioni illustri, multinazionali e Ong come la croce Rossa e la Mezzaluna Rossa.

Francesca Lancini

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità