15/01/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Condannato a 3 mesi di carcere un egiziano vittima di un pestaggio della polizia

Oltre al danno, la beffa. Sembra l’adagio ideale da associare alla vicenda di Imad al-Kabir, autista di minibus di Bulaq al-Dakrur, un sobborgo di Giza. Imad è stato condannato, il 10 gennaio scorso, a 3 mesi di carcere per ‘resistenza a pubblico ufficiale’, dopo che è stato ripreso con un cellulare mentre veniva torturato e sodomizzato con un bastone in un commissariato di polizia.
 
ragazzi arrestati al cairo dalla poliziaUna brutta storia. La brutta avventura di Imad comincia il 16 gennaio dello scorso anno, secondo la ricostruzione degli avvocati che difendono l’autista, quando interviene in una violenta lite tra suo cugino e  un poliziotto. L’agente, chiamati rinforzi, li arresta entrambi, portandoli al commissariato più vicino. Ed è proprio qui che comincia l’incubo di Imad, che viene filmato con un cellulare mentre subisce abusi sessuali e altre violenze fisiche. Dopo 36 ore di inferno, Imad viene rilasciato senza accuse e senza essere schedato. Potrebbe finire tutto qui, ma il video, ancora non si sa come, finisce in rete a novembre dello scorso anno. Un blogger egiziano lo trova e denuncia la vicenda, Wa’il `Abd al-Fattah, un giornalista del settimanale al-Fajr, intervista Kabir e pubblica la sua storia l’11 dicembre 2006, suscitando l’intervento delle organizzazioni che si battono per il rispetto dei diritti umani in Egitto.
In breve la vicenda di Imad valica i confini dell’Egitto, e molti giornali internazionali la raccontano. La magistratura egiziana, messa sotto pressione dall’opinione pubblica internazionale, ordina l’arresto e il rinvio a giudizio di due agenti di polizia, Islam Nabih e Reda Fathi, che compariranno davanti alla Corte nel marzo prossimo. Ma intanto Imad dovrà scontare la sua pena. “Ho paura per quello che potrebbe accadergli in prigione, ho detto con chiarezza al ministro degli Interni che lo riterrò personalmente responsabile di qualunque cosa accada a Imad”, ha tuonato Nasser Amin, l’avvocato dell’autista.
 
un cordone di polizia si contrappone a un anziano manifestanteViolazioni continue. Una brutta vicenda di abuso di potere e violazione dei diritti di un uomo, come tante ne accadono in giro per il mondo. Solo che le tecnologie moderne hanno permesso alla storia di Imad di diventare pubblica e sembra che quello che è capitato a lui, nei commissariati di polizia egiziani, sia all’ordine del giorno. Almeno secondo Human Rights Watch, l’organizzazione non governativa che si batte per il rispetto dei diritti umani nel mondo. “Processare i responsabili del crimine è un primo passo, ma la vicenda non deve finire qui, il governo egiziano deve impegnarsi per una rivoluzione culturale contro la pratica che rende la tortura una routine nelle carceri egiziane”, ha commentato Sarah Leah Whitson, responsabile di Hrw per il Medio Oriente.
Sulla stessa lunghezza d’onda Amnesty International, che nel rapporto 2006 denuncia come migliaia di detenuti sono stati trattenuti in carcere in condizioni definite inumane e degradanti e che sono tanti i detenuti malati a causa della mancanza di igiene e di cure mediche, o per il sovraffollamento e la scarsa qualità del cibo delle carceri. Decine di loro, a giugno dello scorso anno, hanno iniziato uno sciopero della fame per protestare contro i maltrattamenti e la mancanza di adeguata assistenza medica e un gruppo di parenti di detenuti ha tenuto un sit-in presso l’edificio del Sindacato degli avvocati al Cairo, per vari mesi, per protestare contro le condizioni di detenzione. Molti detenuti, denuncia ancora l’ong britannica, sono nel limbo legale della detenzione amministrativa, per la quale ci sono carcerati che aspettano da anni di conoscere il loro destino. 

Christian Elia

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