13/01/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Ordine di cattura internazionale per Isabelita Peron: mandante di sequestri e omicidi di oppositori
Scritto per noi da
Egle Mugno
 
Il giudice federale Norberto Oyarbide ha ordinato l’arresto di Felipe Romeo, l’uomo che dirigeva la rivista “El Caudillo”, l’organo di diffusione della Triple A, e di Josè Lòpez Rega, altro membro dell’associazione di estrema destra, accusata di numerosi crimini risalenti al periodo in cui governavano Juan e Marìa Estela Martìnez Peron. L’Alianza Antiterrorista Argentina è considerata un’anteprima del “piano sistematico” di omicidi e “desapariciones” compiuto a partire dal 1976, anno del colpo di stato militare.
Ma i magistrati non si sono fermati qui. La giustizia federale non ha risparmiato neanche la vedova di Juan Peron, l'ex-presidente Isabelita Martinèz Peròn, che probabilmente contava di finire i suoi giorni serenamente in Spagna. Il giudice Raùl Hèctor Acosta ha emesso nei suoi confronti l’ordine di cattura internazionale con l’accusa di essere la mandante di sequestri e omicidi. La Peròn avrebbe infatti firmato tre decreti dando il via ad azioni di terrorismo di stato durante il suo mandato.
 
Triple A. La Triple A, gruppo anticomunista fondato nel 1974 da Josè Lopez Rega, ha fatto parlare nuovamente di sè il mese scorso. Un’inchiesta giornalistica, portata avanti dal quotidiano spagnolo “El Mundo”, ha reso noto che uno dei principali attivisti dell’associazione illecita conduceva  vita appartata e tranquilla in Spagna, nei pressi di Valencia. Si tratta di Rodolfo Eduardo Almiròn, che ha ricevuto una richiesta immediata di estradizione da parte del giudice Oyarbide, al fine di processarlo in Argentina. Sempre grazie ad un giornalista, questa volta della rivista “Perfil”, sabato scorso è stato rintracciato Juan Ramòn Morales, nella stessa Buenos Aires, dove viveva indisturbato insieme a sua moglie. Grazie al suo avvocato, Silvia Otero Rella, è riuscito ad ottenere, in attesa del processo, gli arresti domiciliari per motivi di età (88 anni) e di salute. La retata del giudice federale è proseguita questa notte con l’arresto di Felipe Romeo, ex-direttore della rivista “El Caudillo”, organo di diffusione della Triple A, e Miguel Angel Rovira, altro membro dell’organizzazione terrorista.
 
PeronLe accuse. I quattro attivisti dell’ultra-destra argentina sono accusati, al momento, di numerosi sequestri e almeno otto omicidi tra i quali spiccano quelli dell’ex deputato Rodolfo Ortega Pena e di Silvio Frondizi, professore universitario e fratello dell’ex-presidente Arturo Frondizi. Sia Morales che Almiron sono riusciti a vivere durante questi anni senza timore di essere scoperti grazie alla “superficialità” degli ordini di detenzione emessi nei loro confronti nel 1984: nel caso di Morales si parlava di “ex comisario Morales”, ma non erano specificati nè il suo nome, nè la ragione dell’arresto. Stessa storia giuridica per Almiròn, che figurava,nell’ordine di detenzione, con un nome errato, “Luis” invece che “Rodolfo Eduardo”.
 
Una vecchia inchiesta. Gli omicidi di cui è accusata l’Alianza Antiterrorista Argentina sono più di 1500. Grazie al magistrato federale Oyarbide, l’inchiesta, dopo dieci anni di congelamento, è stata riaperta e per la prima volta  i delitti,i sequestri e gli attentati della Triple A sono stati classificati come “delitti di lesa umanità” e in quanto tali imprescrittibili. La prima denuncia a suo carico risale al 1975, appena un anno dopo la sua nascita, emessa dall’avvocato Miguel Radrizzani Goni, che segnalava Lopez come capo della Triple A e Morales e Almiròn come “responsabili militari”. Dopo il processo al capo organizzatore e la sua morte, avvenuta nel 1989, l’inchiesta si è bloccata. L’anno scorso è stata nuovamente aperta grazie ad alcune dichiarazioni di testimoni diretti raccolte dal giudice Daniel Rafecas, che lavorava sulle investigazioni per i crimini commessi durante la dittatura. Un gruppo di testimoni hanno denunciate “desapariciones forzadas” da parte della  “Triple A” . Rafecas passò tutte le nuove testimonianze al giudice Oyarbide che, grazie anche alle inchieste giornalistiche, è riuscito a incastrare in meno di un mese quattro tra i principali esponenti del gruppo.
Il giudice Oyarbide avrà molto da fare nei prossimi giorni. La sua equipe sta  studiando la situazione per scoprire, eventualmente, l’esistenza di altri attivisti “in attesa di giudizio”. Al magistrato federale il compito più difficile: nei prossimi dieci giorni dovrà porre fine ai processi di Morales, Romeo e Rovira, ed ottenere, quanto prima, dalla giustizia spagnola l’estradizione di Almaròn verso l’Argentina.