Ordine di cattura internazionale per Isabelita Peron: mandante di sequestri e omicidi di oppositori
Scritto per noi da
Egle Mugno
Il giudice federale Norberto Oyarbide ha ordinato l’arresto di Felipe Romeo,
l’uomo che dirigeva la rivista “El Caudillo”, l’organo di diffusione della Triple
A, e di Josè Lòpez Rega, altro membro dell’associazione di estrema destra, accusata
di numerosi crimini risalenti al periodo in cui governavano Juan e Marìa Estela
Martìnez Peron. L’Alianza Antiterrorista Argentina è considerata un’anteprima
del “piano sistematico” di omicidi e “desapariciones” compiuto a partire dal 1976,
anno del colpo di stato militare.
Ma i magistrati non si sono fermati qui. La giustizia federale non ha risparmiato
neanche la vedova di Juan Peron, l'ex-presidente Isabelita Martinèz Peròn, che
probabilmente contava di finire i suoi giorni serenamente in Spagna. Il giudice
Raùl Hèctor Acosta ha emesso nei suoi confronti l’ordine di cattura internazionale
con l’accusa di essere la mandante di sequestri e omicidi. La Peròn avrebbe infatti
firmato tre decreti dando il via ad azioni di terrorismo di stato durante il suo
mandato.
Triple A. La Triple A, gruppo anticomunista fondato nel 1974 da Josè Lopez Rega, ha fatto parlare nuovamente di sè il mese scorso. Un’inchiesta giornalistica,
portata avanti dal quotidiano spagnolo “El Mundo”, ha reso noto che uno dei principali
attivisti dell’associazione illecita conduceva vita appartata e tranquilla in
Spagna, nei pressi di Valencia. Si tratta di Rodolfo Eduardo Almiròn, che ha ricevuto
una richiesta immediata di estradizione da parte del giudice Oyarbide, al fine
di processarlo in Argentina. Sempre grazie ad un giornalista, questa volta della
rivista “Perfil”, sabato scorso è stato rintracciato Juan Ramòn Morales, nella
stessa Buenos Aires, dove viveva indisturbato insieme a sua moglie. Grazie al
suo avvocato, Silvia Otero Rella, è riuscito ad ottenere, in attesa del processo,
gli arresti domiciliari per motivi di età (88 anni) e di salute. La retata del
giudice federale è proseguita questa notte con l’arresto di Felipe Romeo, ex-direttore
della rivista “El Caudillo”, organo di diffusione della Triple A, e Miguel Angel
Rovira, altro membro dell’organizzazione terrorista.
Le accuse. I quattro attivisti dell’ultra-destra argentina sono accusati, al momento, di
numerosi sequestri e almeno otto omicidi tra i quali spiccano quelli dell’ex deputato
Rodolfo Ortega Pena e di Silvio Frondizi, professore universitario e fratello
dell’ex-presidente Arturo Frondizi. Sia Morales che Almiron sono riusciti a vivere
durante questi anni senza timore di essere scoperti grazie alla “superficialità”
degli ordini di detenzione emessi nei loro confronti nel 1984: nel caso di Morales
si parlava di “ex comisario Morales”, ma non erano specificati nè il suo nome,
nè la ragione dell’arresto. Stessa storia giuridica per Almiròn, che figurava,nell’ordine
di detenzione, con un nome errato, “Luis” invece che “Rodolfo Eduardo”.
Una vecchia inchiesta. Gli omicidi di cui è accusata l’Alianza Antiterrorista Argentina sono più di
1500. Grazie al magistrato federale Oyarbide, l’inchiesta, dopo dieci anni di
congelamento, è stata riaperta e per la prima volta i delitti,i sequestri e gli
attentati della Triple A sono stati classificati come “delitti di lesa umanità”
e in quanto tali imprescrittibili. La prima denuncia a suo carico risale al 1975,
appena un anno dopo la sua nascita, emessa dall’avvocato Miguel Radrizzani Goni,
che segnalava Lopez come capo della Triple A e Morales e Almiròn come “responsabili
militari”. Dopo il processo al capo organizzatore e la sua morte, avvenuta nel
1989, l’inchiesta si è bloccata. L’anno scorso è stata nuovamente aperta grazie
ad alcune dichiarazioni di testimoni diretti raccolte dal giudice Daniel Rafecas,
che lavorava sulle investigazioni per i crimini commessi durante la dittatura.
Un gruppo di testimoni hanno denunciate “desapariciones forzadas” da parte della “Triple A” . Rafecas passò tutte le nuove testimonianze al giudice Oyarbide
che,
grazie anche alle inchieste giornalistiche, è riuscito a incastrare in meno di
un mese quattro tra i principali esponenti del gruppo.
Il giudice Oyarbide avrà molto da fare nei prossimi giorni. La sua equipe sta studiando la situazione per scoprire, eventualmente, l’esistenza di altri attivisti
“in attesa di giudizio”. Al magistrato federale il compito più difficile: nei
prossimi dieci giorni dovrà porre fine ai processi di Morales, Romeo e Rovira,
ed ottenere, quanto prima, dalla giustizia spagnola l’estradizione di Almaròn
verso l’Argentina.