Carlo Calcagni, pugliese, 38 anni, durante la missione in Bosnia si intossica
con metalli pesanti. Le accuse, i riconoscimenti mancati, l'amarezza di un militare
dimenticato dallo Stato Maggiore dell'esercito. E da quello (minore) italiano.
Capitano, quando e come inizia la sua vicenda?
Sono partito con il primo contingente italiano in Bosnia. Era il gennaio '96.
I bombardamenti delle forze Nato erano terminati da due mesi. C'era una situazione
di elevatissima contaminazione ambientale. Da quanto risulta dalle mappe che gli
americani avevano fornito ai nostri vertici, e che non erano state divulgate (ma
oggi su internet si trovano tranquillamente), risulta che proprio la zona di Sarajevo
era quella più bombardata. Si parla di circa 18 mila proiettili all'uranio impoverito.
C'era una base strategica, poco a sud di Sarajevo, dove abbiamo operato per 4
mesi. E' chiamata la ex-Wolksvagen, e si trova nel quartiere di Vogosca. Lì costruivano
armamenti. Le forze Nato hanno dovuto radere tutto al suolo. Essendo io pilota
di elicotteri, tra l'altro l'unico del contingente italiano, ero preposto ad avere
i contatti con i francesi, già stanziati all'aeroporto di Rajlovac. Io utilizzavo
un elicottero francese per espletare le missioni.
Come fa ad essere certo che i suoi problemi di salute sono iniziati a seguito
della sua missione a Sarajevo?
Quando si utilizzano tali velivoli in zone dove si è verificata una contaminazione
ambientale caratterizzata dai residui post-esplosione, tutto ciò che si va a depositare
sul terreno, specialmente in fase di decollo e di atterraggio, viene risollevato.
I rotori degli elicotteri sollevano anche i sassi, figuriamoci le particelle di
metalli pesanti. Queste vengono respirate e sedimentano nell'organismo, specialmente
nel fegato. Non colpevolizziamo l'uranio in se' e per se', ma tutto ciò che ne
deriva, cosa già nota agli americani fin dagli anni '70, quando è iniziata la
sperimentazione, nei loro poligoni, delle armi incriminate. In un primo momento
vennero subito messe da parte perché vi erano dati certi sui danni che causavano
all'organismo dopo l'esplosione.
Il caso di Carmine Pastore, da noi intervistato il 7 gennaio, ha smosso nuovamente
le acque stagnanti della questione uranio in Italia. Pastore ha raccontato che
in Bosnia siete andati con protezioni inadeguate, non commisurate alla grave entità
del pericolo. Protezioni che gli americani, invece, possedevano.
Vero, ma la colpa ancor più grave dello Stato maggiore dell'esercito è che dopo
la Bosnia c'è stato il Kosovo, nel '99. Gli americani ci avevano avvertito che
quelle erano zone pericolose. Dopo Sarajevo, le circolari hanno cominciato a girare
per i reparti, ma - per quanto ne so io - in quell'epoca l'equipaggiameno di
protezione non è mai stato distribuito.
L'uranio impoverito nuoce alla salute? Secondo qualcuno no. Secondo altri, come
l'immunologo Franco Mandelli, estensore della relazione elaborata dalla Commissione medico-scientifica
istituita dal governo, non esiste correlazione certa tra l'uranio impoverito e
la cosiddetta 'Sindrome dei Balcani', ovvero l'insieme di patologie di cui si
ammalano i nostri militari.
E' una vergogna che i nostri continuino ancora oggi a negare, nonostante tutte
le prove, ciò che è sotto gli occhi di tutti. Io stesso sono la prova vivente
della contaminazione. Nel mio organismo - e lo provano i documenti sanitari in
mio possesso - sono state rinvenute particelle metalliche non esistenti in natura,
che possono venire prodotte solo da esplosioni di quel tipo, con temperature che
superano abbondantemente i 3 mila gradi. Sono costantemente sottoposto a terapia
per limitare i danni, con la ghigliottina che è pronta a cadere su di me. Il referto
medico di un gastroenterologo, il dottor Michele Pasculli, consultato dall'ospedale
militare di Bari, è probabilmente un documento unico, in quanto vi è scritto che
il mio problema può dipendere dal mio impiego in zone contaminate dall'uranio
impoverito. Vi si legge, testualmente: "Nel '96 il paziente ha operato in regioni
belliche, verosimilmente esposto a uranio impoverito". E' il marzo 2005. Sono
giudicato ad altissimo rischio di tumore. A giugno, qualche giorno dopo un servizio
delle 'Iene', mi arriva il riconoscimento della causa di servizio. Ciò che è insolito
è la procedura in seguito alla quale l'ho ottenuta.
Perché?
Di prassi, il Centro militare ospedaliero quantifica l'entità del danno, poi
invia la domanda per il riconoscimento della causa di servizio a Roma, al comitato
di verifica. Nel mio caso l'iter è stato del tutto particolare, perché, pur di
mettermi a tacere, quasi a dirmi 'stai tranquillo perchè la tua domanda l'accettiamo',
non è stato quantificato il danno. Ci sono state pressioni per evitare che parlassi.
Il mio calvario è cominciato quando mi hanno diagnosticato un'insufficienza renale,
poi problemi alla tiroide, fino ad arrivare ai problemi al midollo. Dopo una biopsia,
la dottoressa Antonietta Gatti, dell'università di Modena riscontra particelle
metalliche tossiche anche nel midollo. Ciò che mi lascia sconcertato è che nessuno,
oltre alla stampa, si sta interessando alla cosa, non c'è nessuno che indaghi,
verifichi, spieghi come sono realmente andate le cose. Io ho scritto a molte persone,
istituzioni, ministeri ma nessuno mi ha mai risposto. E' questa la cosa grave.
Non ho potuto confrontarmi con nessuno. C'è un'omertà, nel nostro ambiente, di
cui non si ha idea. Non solo i miei commilitoni sono morti, ma le loro famiglie
sono state abbandonate. Io sto male, ma ci sono situazioni più tragiche della
mia. Dei dieci piloti francesi che erano con me, sei si sono ammalati, e lo Stato
francese li ha risarciti tutti.
La causa militare di servizio per malattia l'ha ottenuta. Cosa vuole Carlo Calcagni
dallo Stato?
Che mi siano riconosciuti i miei diritti. L'invalidità perchè "vittima del dovere".
Sono duemila euro per ogni punto di invalidità, la mia era del 70% prima dei problemi
al midollo. Si tratta dell'indennizzo che poi hanno dato, dopo pochissime ore,
alle famiglie dei poveri carabinieri morti a Nassiriya. Ho pensato: come hanno
fatto a risarcire così in fretta i miei colleghi? Poveracci, ribadisco, aver fatto
quella fine. Le famiglie sono però state indennizzate con 200 mila euro, alcune
di loro hanno addirittura ricevuto un milione di euro. Sono stati definiti 'eroi
della patria'. Giustissimo. Hanno dato loro una medaglia d'oro al valore. Giustissimo. Ma
a noi? Cosa danno a noi vittime dell'uranio? La medaglia di legno? Loro sono morti
per l'effetto diretto della bomba, noi stiamo morendo per gli effetti indiretti
di bombe, tra l'altro, sganciate da 'amici'.