11/01/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Attentati all’apertura del summit Asean. Tutti accusano Abu Sayyaf, ma per ragioni diverse
Il luogo dell'attentato a General SantosTre bombe fatte esplodere quasi contemporaneamente, mercoledì sera, in tre diverse città della provincia meridionale di Mindanao. Sette morti e una trentina di feriti, tutti civili. Secondo la presidente Gloria Arroyo non ci sono dubbi: l’attacco è opera dei terroristi islamici del Gruppo Abu Sayyaf, un attacco rivolto al summit dell’Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico (Asean), che ha avuto inizio proprio ieri nella città filippina di Cebu, presidiata da 13mila poliziotti.
 
Reazione all’offensiva dell’esercito. Il comandante delle forze armate filippine, l’influente generale Hermogenes Esperon,  ha dato un’interpretazione più “militare” di questo attacco. “Dietro a queste bombe c’è il Gruppo Abu Sayyaf, che cerca così di distogliere verso altre zone la pressione che le nostre forze armate stanno esercitando sul movimento nell’arcipelago di Sulu”.
Soldati Usa nel sud delle FilippineDa cinque mesi, 8 mila soldati filippini assistiti da centinaia di soldati delle forze speciali statunitensi, sono impegnati in una massiccia offensiva contro le roccaforti dei guerriglieri islamici nelle isole di Jolo, Basilan e Tawi-Tawi. Il governo di Manila sostiene che nelle ultime battaglie di dicembre sono stati uccisi diversi esponenti di primo piano, sia del gruppo filippino del “Padre della Spada” (questo significa Abu Sayyaf) che del movimento indonesiano della Jemaah Islamiyah, da anni attivo nelle isole filippine meridionali.
 
Sabotaggio al processo di pace del Milf. Un’altra interpretazione degli attentati di Mindanao l’ha fornita Eid Kabalu, portavoce del Fronte Islamico di Liberazione Moro (Milf), il maggiore movimento ribelle filippino (12mila uomini) che per trent’anni ha combattuto per la creazione di uno Stato islamico indipendente nel sud musulmano delle Filippine. E che dal cessate il fuco del 2003 s Ribelli del Gruppo Abu Sayyafta portando avanti una difficile trattativa con il governo. “Nella città di General Santos (dov’è esplosa la bomba più potente, quella che ha ucciso sei delle sette persone, ndr), al momento dell’attentato era in corso un incontro della commissione mista governo-Milf che monitora il cessate il fuoco. Scopo dell’attacco – ha detto il portavoce – potrebbe quindi essere stato quello di sabotare il processo di pace”.
Un processo che da mesi attraversa una fase di grave stallo, con sporadiche violazione della tregua e continue minacce di ripresa delle ostilità.
Comunque, anche Kabalu ha dato per scontato che le bombe siano state opera di Abu Sayyaf o di Jemaah Islamiyah, gruppi con i quali il Milf ha rotto ogni relazione nel 2003.
 

Enrico Piovesana

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità