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“Contro il terrorismo”. La
barriera difensiva, spiegano a Islamabad, servirà a fermare il
libero transito dei guerriglieri talebani attraverso la frontiera. E’
la risposta del Pakistan a chi lo accusa di “non fare abbastanza”
contro le retrovie pachistane della guerriglia. La guerra in
Afghanistan è sempre più dura: nel 2006, tra attentati
e bombardamenti, sono morte più di seimila persone (*)
e le truppe straniere hanno subito le perdite più pesanti
dall'inizio del conflitto. Secondo Stati Uniti e Onu, il governo di Islamabad
non ha rispettato fino in fondo la
risoluzione 1267 per lo smantellamento delle reti terroristiche
legate ai talebani. Alcuni dei leader talebani presenti sulla lista
dell'Onu sarebbero stati arrestati, mentre molti altri avrebbero
trovato in Pakistan un rifugio sicuro. Islamabad respinge le accuse:
“Siamo il Paese che più di ogni altro ha combattuto il
terrorismo”. E, per dimostrarlo, srotola il filo spinato.
Minare il confine. La decisione
di piazzare mine lungo parte dei circa 2.600 chilometri di confine,
già presidiato da 80 mila soldati pachistani, ha però
suscitato l'immediata reazione di parte della comunità
internazionale. Chris Alexander, inviato dell'Onu in Afghanistan, ha
obiettato che la barriera non servirà a fermare i talebani,
mentre le mine antiuomo metteranno a rischio la vita della
popolazione che abita nell'area, già densamente minata.
L'utilizzo di mine antiuomo è bandito dalla convenzione di
Ottawa del 1997, ma il Pakistan è fra i quaranta Stati (tra
cui Cina, Stati Uniti, Israele e la Federazione Russa) che hanno
sempre rifiutato di firmare il trattato, quindi non sono tenuti a
rispettarlo. Anche il ministro degli Esteri canadese, in visita
diplomatica tra Afghanistan e Pakistan, ha duramente contestato la
mossa di Islamabad: “Ci sono altre soluzioni”, ha detto Peter
MacKay. Allora proponete qualcosa, ha replicato seccamente il suo
omologo pachistano.
Una vecchia storia.
L'opposizione maggiore è naturalmente venuta dal governo
afgano. La linea di confine, la cosiddetta linea Durand, è
stato disegnata nel 1893 e prende nome dal segretario agli affari
esteri dell'allora Impero britannico, Sir Mortimer Durand, che firmò
il trattato con l' Emiro d’Afghanistan, Abdur Rahman Shah.
All'Impero britannico, che aveva bisogno di un Afghanistan cuscinetto
per isolare i propri possedimenti dalla Russia zarista, tracciare
quel confine serviva anche a dividere in due una popolazione, quella
pashtun, che poteva essere una minaccia dall'interno. Oggi i pashtun
vivono sui due lati del confine, e l'idea di un grande Pashtunistan,
la terra dei pashtun, è un vecchio sogno nazionalista che
ancora oggi infiamma gli animi. Inoltre, dal 1949, l'Afghanistan non
riconosce più la linea Durand come confine internazionale,
ritenendo quindi di avere il diritto di veto sulle scelte di
Islamabad riguardo al confine conteso. Il ministro degli Esteri
afgano ha infatti duramente contestato la scelta pachistana. E i
governatori delle province afgane orientali hanno organizzato
manifestazioni di protesta. Secondo il governatore di Zabul, “la
barriera dividerebbe le famiglie”. Secondo quello di Paktika, “il
Pakistan dovrebbe smettere di ospitare i terroristi anziché
minare il confine”.
Incognita Waziristan. Il
dittatore pachistano, generale Pervez Musharraf, ha ideato la mossa
di barricare e minare il confine nella speranza di alleggerire la
crescente pressione che gli Usa stanno esercitando sul Pakistan
riguardo alla vera causa del problema: le basi talebane in territorio
pachistano. Nella regione del Waziristan, a ridosso del confine
afgano, è stato raggiunto lo scorso settembre un accordo
di pace tra talebani waziri e governo pachistano, che
ha segnato, almeno ufficialmente, la fine di un conflitto che ha
ucciso quasi quattromila persone in due anni. Ma Washington non ha
apprezzato la tregua, che avrebbe alleggerito la pressione sui
talebani in Pakistan consentendo loro di intensificare gli attacchi
contro le truppe straniere in Afghanistan: dopo la firma
dell'accordo, la violenza è esplosa anche nelle province
afgane di Paktia, Paktika e Khost, confinanti con il Waziristan, che
fino ad allora erano relativamente più tranquille. Il
Waziristan continua ad essere, secondo le foto satellitari che gli
Usa avrebbero consegnato al Pakistan, rifugio e territorio di
addestramento per i combattenti talebani e di Al Qaeda.
L'amministrazione Bush, quindi, sta premendo sul governo pachistano
per riprendere le operazioni militari nella zona, o per consentire
all'aviazione degli Stati Uniti di farlo direttamente. Non sarebbe la
prima volta. Cecilia Strada
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