E’ cominciato il quarto giorno di
raid statunitensi in Somalia. I bombardieri americani C-130 si sono alzati
anche stamane dalla base di Gibuti per colpire obiettivi nel sud del Paese, a
caccia dei due militanti di al-Qaeda ritenuti responsabili degli attacchi
terroristici alle ambasciate Usa in Kenya e Tanzania, nel 1998. Il terzo, il
comoriano Fazul Abdullah Mohammed, sarebbe stato
ucciso ieri, secondo quanto riferito da fonti del Pentagono.
Bombardamenti. “Posso
confermare che i raid stanno continuando anche stamane – riferisce a
PeaceReporter il giornalista somalo
Sahal Abdulle – ma per il momento non si hanno notizie di vittime”. Secondo alcuni
testimoni, le forze
aeree statunitensi starebbero bombardando nei pressi dei centri di Badade e
Afmadow, anche se il governo somalo ha
categoricamente smentito la continuazione degli attacchi. “Le Forze Armate
americane stanno operando in collaborazione con l’esercito somalo - rivela a
PeaceReporter il giornalista somalo
Abukar Albadri – tanto che da Washington sarebbe partita la richiesta ai
somalo-etiopi di non lasciar sfuggire nessuno dalle zone ancora controllate
dalle milizie islamiche nel sud”. Parallelamente agli attacchi aerei, infatti,
nei giorni scorsi sono continuati gli scontri tra i somalo-etiopi e i miliziani
islamici, asserragliati nelle zone boscose del sud della Somalia. “Gli scontri
al momento sono cessati, ma potrebbero riprendere da un momento all’altro”
conferma Albadri.
Mogadiscio. I
bombardamenti prolungati, basati secondo l’amministrazione Usa su “prove
credibili di intelligence”, aprono un nuovo capitolo nel conflitto somalo. “A
Mogadiscio nessuno lo amette pubblicamente, ma la gente non vede di buon occhio
il ritorno degli americani – continua Albadri – e soprattutto non accetta
l’uccisione di civili inermi per dare la caccia a tre sospetti terroristi”.
Ieri, intanto, alcuni miliziani islamici hanno attaccato a colpi di granate il
K4, l’edificio sede delle truppe etiopi a Mogadiscio, uccidendo un soldato
governativo e ferendo altre due persone. “Stamane un colpo di bazooka è esploso
a mezzo km da casa mia – rivela Abdulle – uccidendo un civile. Ora la
situazione è più calma ma sempre molto tesa. La gente per le strade si affretta
per andare al lavoro, nessuno parla. I negozi vicino a casa mia sono tutti
chiusi, sembra di essere tornati indietro nel tempo, quando i signori della
guerra controllavano la città”.
Diplomazia. “Per il
momento, gli attentati mirano a far vedere che le Corti sono ancora presenti in
città – continua Abdulle – ma non è escluso che possano intensificarsi in
futuro anche in conseguenza dell'intervento americano. Dopotutto la popolazione
è cosciente del fatto che, durante la
battaglia con le Corti, le forze Usa hanno sostenuto gli etiopi a livello di
intelligence. Anche ora elicotteri
americani continuano a pattugliare la capitale e a scattare foto”.
I raid hanno
suscitato la reazione dell’Unione Europea e dell’Italia in primis, che ha
condannato l’iniziativa unilaterale di Washington. Sulla stessa linea il nuovo
Segretario Generale dell’Onu Ban Ki-moon, secondo cui l’intervento potrebbe
provocare una nuova escalation nel conflitto. Gli Usa hanno risposto ribadendo
il loro diritto a dare la caccia a chiunque costituisca una minaccia per la
loro sicurezza. Oggi il Consiglio di Sicurezza dovrebbe discutere nuovamente
l’invio di una forza di pace in Somalia. “Non sarà facile dispiegarla –
conclude Abdulle – prima è necessario avviare un processo politico interno che
non vedo. Finché il governo si rifiuterà di accettare che le Corti esistono
ancora e di trattare con loro, sarà impossibile stabilizzare il Paese”.