Chavez nazionalizzerà tutte le aziende già privatizzate nel passato. A partire dalla principale compagnia telefonica
“Tutto quello che è stato privatizzato negli anni passati sarà di nuovo nazionalizzato”.
Queste le parole pronunciate dal presidente della Repubblica Bolivariana di Venezuela,
Hugo Chavez, durante il giuramento della sua nuova squadra di governo (27 ministri
più il vicepresidente) avvenuta all'interno del teatro Teresa Carreño.
Con queste nazionalizzazioni Chavez vuole dare nuova linfa a quello che lui definisce
“il socialismo del XXI secolo”.
I fatti. In questo modo il Venezuela decide di riprendere possesso delle sue risorse
strategiche, da troppo tempo sotto il controllo delle grandi compagnie multinazionali
straniere. E lo farà iniziando dalla principale azienda telefonica del paese,
la Cantv (Compañía Anónima Nacional Teléfonos de Venezuela), nelle mani dei privati
(il capitale è in maggioranza Usa) dal 1991.
Le misure previste da Chavez, però, riguarderanno anche altri settori dell’industria.
Il presidente venezuelano, infatti, ha evidenziato la necessità di riprendere
il controllo da parte dello stato di quei settori industriali, “strategici per
qualsiasi nazione”, che erano stati privatizzati prima del suo arrivo: energia
elettrica (come la compagnia telefonica la maggioranza del capitale è statunitense) e
acqua innanzitutto.
E non si è tirato indietro quando c’è stato da criticare il segretario generale
dell’Osa (Organizzazione degli stati americani), Josè Miguel Insulza, per le sue
dichiarazioni sul non rinnovo delle concessioni delle frequenze a Radio Caracas
Television, considerata un’emittente che incita alla ribellione e al golpe contro
Chavez. Non solo. Il capo del governo ha voluto anche ribadire ai vescovi venezuelani,
che si raccomandavano di rinnovare le licenze all’emittente, di “fare il loro
lavoro”. In più, Chavez ha voluto dare un consiglio ai rappresentanti del vaticano
in Venezuela: “Raccomando a questi vescovi di leggere Marx, Lenin e di leggere
nella Bibbia il ‘Discorso dalla montagna’, per conoscere e capire le linee del
socialismo”.
Non solo telefono e anche novità. Anche il petrolio (importantissima risorsa del paese) sarà interessato in qualche
modo dalla nazionalizzazione. Chavez vuole anche che il controllo e l’autorità
sulla raffinazione del greggio passino allo stato (attualmente sono in mano alla
statunitense Exxon e alla francese Total)
Durante il discorso, trasmesso dalla televisione, Chavez ha anche assicurato
che farà di tutto affinché si arrivi in tempi brevi a determinare nuove vie in
merito all’autonomia del Banco Central.
Dunque, le promesse fatte durante la campagna elettorale, stanno per essere mantenute.
Fra una nazionalizzazione e l’altra Hugo Chavez, con un decreto presidenziale
ha pensato anche di cambiare la denominazione dei ministri, che diventerà: Ministro del Poder Popular. Non solo. Anche quella che era la Repubblica Bolivariana di Venezuela probabilmente
cambierà nome in Repubblica Socialista di Venezuela: “Noi andiamo verso il socialismo
e nessuno potrà evitarlo” sono state le parole di Chavez.
Dagli Usa. Alla notiza della volontà di Chavez di nazionalizzare i vari settori dell'industria
nazionale, dagli Usa sono arrivate le lamentele e dalla borsa notizie allarmanti.
Il presidente, George W. Bush ha subito fatto quadrato intorno alle compagnie
Usa con interessi in Venezuela. "Le aziende statunitensi dovranno essere adeguatamente
risarcite", ha detto il presidente aggiungendo che "il piano di Chavez non produrrà
i benefici economici attesi".
Sicuramente oggi, giornata nella quale si insedierà formalmente (e nuovamente)
alla presidenza del paese, Chavez, risponderà a Bush e motiverà le sue decisioni. Probabilmente, Chavez, commenterà anche il
forte calo borsistico della compagnia telefonica interessata dalla nazionalizzazione
(-30 percento).