09/01/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Militari cinesi assaltano base dei ribelli islamici uiguri nello Xingjiang: 19 morti
Venerdì scorso, per la prima volta, le forze armate cinesi hanno attaccato una base del Movimento Islamico del Turkestan Orientale (Etim), nella provincia occidentale dello Xinjiang. L’azione – condotta da commando della polizia militare cinese sull’altopiano del Pamir, al confine con Afghanistan e Pakistan – è terminata con un bilancio di diciotto “sospetti terroristi” uccisi e diciassette arrestati, un morto tra i poliziotti cinesi e il sequestro di 22 bombe a mano e altre 1.500 in fabbricazione. Il tutto, è stato reso noto dalla polizia cinese solo lunedì.
 
MappaLa “cinesizzazione” del Turkestan Orientale. L’Etim è il più attivo tra i movimenti armati indipendentisti degli Uiguri, la popolazione turcomanna di religione musulmana che abita lo Xinjiang, l’antico Turkestan Orientale, occupato dall’esercito di Mao nel 1949. Da allora, l’indipendentismo uiguro è stato – assieme a quello tibetano – una grossa spina nel fianco per la Repubblica Popolare Cinese. Un problema affrontato con una ferra politica di “cinesizzazione”, portata avanti con l’immigrazione forzata nella regione di centinaia di migliaia di cinesi han e con la cancellazione di ogni identità culturale uigura (lingua, tradizioni, simboli e soprattutto religione) e la repressione poliziesca di ogni tentativo di rivendicarla.
 
Arresto di uno uiguroProteste, rivolte, repressione e razione. Negli anni ’80, vi furono diverse manifestazioni e proteste degli studenti universitari uiguri: tutte violentemente represse dalla polizia militare. La tensione non fece che aumentare, sfociando in periodiche rivolte anti-cinesi, come quella di Baren, del 5 aprile 1990, finita con la morte di cinquanta persone, e quella di Ghulja, del 5 febbraio 1997, terminata con un bilancio di “soli” nove morti, ma seguita da una durissima ondata di arresti e torture (come il congelamento dei piedi e la successiva amputazione). Venti giorno dopo quei fatti, diverse bombe esplosero su autobus a Urumqi (capoluogo dello Xinjiang) uccidendo nove cinesi. Fu l’inizio del “terrorismo” uiguro, di cui l’Etim fu il principale protagonista.
 
Il Pamir cineseUiguri, talebani e al-Qaeda. Secondo le autorità di Pechino, il gruppo è responsabile di circa 260 attentati condotti nello Xinjang dal 1997 a oggi, attentati che hanno ucciso 160 persone, ferendone altre 440. L’Etim, secondo il governo cinese, ha stretti contatti con i talebani afgani e con la rete di al-Qaeda. In effetti, cinque suoi membri sono finiti a Guantanamo dopo essere stati catturati dalle forze Usa in Afghanistan, in un campo d’addestramento militare dei talebani, dove si preparavano a combattere contro Pechino.
In virtù di ciò, gli Stati Uniti hanno inserito l’Etim nella lista nera dei movimenti terroristici, avallando ufficialmente la posizione di Pechino, in cambio della non opposizione cinese all’invasione dell’Iraq.
 
Giacimento petrolifero in XinjiangL’oro nero dello Xinjiang. D’altronde, lo Xinjiang rappresenta per Pechino ciò che l’Iraq rappresenta per Washington: una vitale giacimento di petrolio. Sotto le dune di sabbia del magnifico deserto Taklimakan ci sono le maggiori riserve di greggio e gas naturale del paese, riserve di cui la Cina ha recentemente capito di avere un disperato bisogno. Inoltre, attraverso lo Xinjang, passeranno le pipeline che dal 2009 riforniranno di gas turkmeno le megalopoli di Pechino e Shanghai. Sarà forse per questo, per il rinnovato interesse strategico di questa regione, che Pechino ha deciso di eliminare preventivamente ogni potenziale minaccia alla stabilità di questa zona, iniziando dalle basi del Movimento Islamico del Turkestan Orientale.

Enrico Piovesana

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