L'obiettivo era una cellula di Al-Qaeda. I morti certi sono almeno trenta, condanne da Ue e dalla Farnesina
Questa mattina l'esercito statunitense è intervenuto nel conflitto somalo. Una
"cannoniera volante", derivato dal C-130 da trasporto insieme ad alcuni elicotteri
ha bombardato tre villaggi a una ventina di km a sud della località di Bilis Qoqani,
situata a circa 180 km da Kismayo, sulla strada verso il confine con il Kenya,
dove secondo l'intelligence Usa si erano rifugiati appartenenti ad Al-Qaeda.
Secondo il portavoce del governo Abdirahman Dinari , nel raid sarebbero morti
molti civili. "I morti sono almeno trenta - conferma a PeaceReporter il
giornalista somalo Sahal Abdulle - ma il bilancio potrebbe crescere
nelle prossime ore". Secondo fonti dell'amminitrazione Usa, questo
pomeriggio nuovi raid sarebbero stati lanciati nei pressi del villaggio
di Badel, 250 km a nord di Ras Kiamboni, ma al momento non si ha un
bilancio delle
possibili vittime. In serata, il governo italiano e l'Unione Europea
hanno criticato l'attacco, mettendo in evidenza come iniziative del
genere mettano ancora più in crisi il fragile equilibrio interno
somalo, e chiedendo a breve il ritiro delle truppe etiopi e il
dispiegamento di una forza di pace.
Secondo fonti dei servizi Usa l'obiettivo del raid erano tre fra i leader più
di spicco di Al-Qaeda per le operazioni in Africa Orientale (il comoriano Fazul
Abdullah Mohammed, che secondo fonti del Pentagono sarebbe morto nel raid, il
keniano Saleh Ali Saleh Nabhan e soprattutto il sudanese Abu Taha al-Sudan) e
alcuni tra i
responsabili dell'attacco all'ambasciata Usa in Kenia e in Tanzania del 1988.
"Già da alcuni giorni si registravano pattugliamenti più intensi delle forze
Usa nella zona - continua Abdulle - C'è il rischio che i bombardamenti siano sono
l'inizio di un nuovo intervento americano in Somalia, visto che alcune delle zone
meridionali della Somalia sono ancora controllate dalle Corti islamiche e un intervento
di terra non è praticabile. L'unica maniera che gli Usa hanno per stanarli sono
proprio i bombardamenti". Il presidente somalo Abdullahi Yusuf ha appoggiato il
raid, sostenendo che gli Stati Uniti hanno il diritto di dare la caccia ai terroristi,
ma il nostro interlocutore mette in dubbio il fatto che il governo somalo fosse
stato informato dell'imminente attacco.
Intanto, si registrano nuovi scontri nel sud del Paese tra truppe
somalo-etiopi
e Corti islamiche, anche se per il momento non si ha un bilancio certo
delle vittime, mentre in serata il quartier generale delle truppe
etiopi a Mogadiscio è stato colpito da una serie di granate lanciate da
uomini armati non identificati.
"La guerra in Somalia rischia di durare a lungo - conclude Abdulle -
perché non
sarà facile piegare la resistenza delle Corti. Il governo ha offerto
un'amnistia
ai miliziani, ma è improbabile che i leader del movimento vengano
catturati".