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Chi si fosse trovato, lo scorso 29 novembre, a Shenzhen, città
cinese non lontana da Hong Kong, avrebbe pensato di essere tornato all’epoca
della Rivoluzione Culturale, quando le Guardie Rosse facevano sfilare in piazza
“i nemici della rivoluzione” esponendoli all’umiliazione della pubblica
condanna. Questa vecchia pratica è stata riproposta dalla polizia di Shenzhen
ai
danni di un centinaio di prostitute che, dopo essere state arrestate, sono
state mostrate in piazza come esempio negativo di immoralità, davanti a una
folla di cittadini più perplessi che indignati. Con le manette ai polsi e
vestite di giallo, le ragazze cercavano di coprirsi il viso per non farsi
riconoscere da amici e familiari. Ma gli agenti le riscoprivano subito.
20 milioni di
prostitute. A Shenzhen, come in tutte le altre metropoli cinesi, il
fenomeno della prostituzione è in piena espansione. Un’espansione che va di pari
passo con il boom economico cinese. Il mercato della prostituzione è infatti
costituito, a basso livello, dalla moltitudine di giovani single immigrati
dalle campagne che sono venuti a lavorare in città. E, a un livello più alto,
dalla nuova classe media e ricca che ha tanti soldi da spendere. Oltre che
dagli alti gerarchi del Partito, che in realtà non si sono mai fatti mancare
questo lusso.
Schiave importate dal
Vietnam. Dietro questo fenomeno, si nascondono storie drammatiche. Soprattutto
nel sud della Cina, dove esiste un fiorente commercio di ragazze vietnamite.
Ragazze che vengono fatte fuggire dal loro paese da organizzazioni di
trafficanti con la speranza di una vita migliore, e che poi invece vengono vendute
come schiave sessuali a ricche famiglie del sud per prezzi che vanno dai 300 ai
2000 euro, a seconda dell’età e della bellezza della ragazza. Il loro destino
è
quello di lavorare di giorno e di soddisfare di notte le necessità di tutti i
maschi della famiglia. Non hanno possibilità di denunciare la loro condizione
alle autorità: non solo perché spesso vivono rinchiuse in casa, ma perché sono
immigrate illegali e finirebbero in prigione. Le più fortunate diventano
moderne concubine, alcune vengono addirittura sposate da uomini che si
innamorano di loro. Molte altre, soprattutto nelle regioni minerarie della
provincia di Hebei, invece di finire in casa di privati, vengono vendute ai bordelli
frequentati dai minatori. Enrico Piovesana