09/01/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Felipe Calderon corre ai ripari e a Tijuana invia l'esercito per contrastare il traffico di droga
Che la zona di frontiera fra Usa e Messico fosse un groviglio di problemi lo si sapeva da tempo. Che in quella parte del continente americano passassero tutti i giorni, oltre a centinaia di clandestini, quintali di cocaina e marijuana, anche. Che i poliziotti addetti ai controlli non fossero del tutto inconsapevoli di quello che accadeva, lo si poteva facilmente immaginare.
Adesso, però, ci sono le conferme: i 2.300 poliziotti in servizio a Tijuana  sono stati disarmati perché sospettati di far parte del ‘sistema narcotraffico’ .
 
La consegna delle armi da parte dei poliziotti agli uomini dell'esercito regolare messicanoLa prima misura. A poco più di un mese dal suo insediamento, Felipe Calderon cerca di porre rimedio alla ‘situazione Tijuana’, vero e proprio crocevia di clandestini, armi e droga, inviando circa 3.300 uomini della Polizia Federale e dell’Esercito messicano a pattugliare la città.
L’attività degli uomini in divisa sarà supportata anche dalla Marina messicana, che sorveglierà le coste in prossimità del confine, e dall’aviazione, che dall’alto potrà fornire preziose informazioni su movimenti sospetti.
Ma c’è dell’altro: tutte le armi finora sequestrate ai poliziotti saranno controllate a fondo per mezzo di esami balistici, in modo da poter dire con esattezza se siano state utilizzate in passato per omicidi o altri crimini violenti. Sì, perché nel solo 2006 nel comprensorio di Tijuana sono stati oltre 500 i morti causati dalla violenza delle mani armate dai narcos.
Ma è impossibile solo pensare che i poliziotti di Tijuana siano tutti disonesti. Infatti, nel corso del 2006, ben 33 tutori dell’ordine sono stati uccisi dai killer assoldati dai narcotrafficanti, come ricorda il primo cittadino di Tijuana, Jorge Hank Rhon (non del tutto favorevole al disarmo dei suoi uomini): “I nostri uomini lavorano in una città dove rischiano continuamente la vita”.
 
L'omicidio di uno dei capi della poliziaLe reazioni. “Non abbiamo mai vissuto una situazione simile a questa, dove l’esercito ha la supremazia in città” racconta Manuel Valenzuela, del Colegio de la Frontiera Norte, che aggiunge: “I tijuanensi hanno accolto con relativa passività i blocchi stradali, le lunghe code e le ore di attesa in auto con la speranza che servano a migliorare le precarie condizioni di sicurezza pubblica in città”.
Un’inchiesta svolta dall’”Istituto de Estudio sobre la Inseguridad” (un organismo indipendente al quale partecipano le università di maggiore prestigio) e dalla Confederacion Patronal stabilisce che Tijuana ha il tasso più alto di delitti per mano dei sicari dei gruppi di narcotrafficanti. “In questa città c’è anche un alto tasso di impunità” racconta Eduardo Medina, procuratore federale e  massimo responsabile della lotta al crimine organizzato dello Stato. 
 
Posti di blocco e pattugliamenti anche nello stato di MichoacanNon solo Tijuana. Non è solo la cittadina di confine con gli Usa a preoccupare il neoeletto presidente Calderon. In un altro stato della federazione messicana, Michoacan, da un paio di settimane 7.000 uomini dell’esercito sono scesi per le strade per cercare di assestare un duro colpo ai cartelli locali dediti al traffico di sostanze stupefacenti; innumerevoli posti di blocco e ronde hanno di fatto calmato la situazione, che sembrava sfuggita di mano alle autorità preposte al controllo.
Grazie ai controlli minuziosi, gli uomini dell’esercito sono riusciti a sequestrare ingenti quantitativi di droga e armi. In più, fanno sapere le autorità, sarebbe stato arrestato Jeremias Ramirez Garcia, da tempo a capo del gruppo ‘Los Zetas’, un’organizzazione criminale nata da ex soldati dei nuclei antidroga che ora offrono i loro ‘servizi’ ai narcotrafficanti messicani, boliviani e colombiani. 
Nel frattempo il governo di Felipe Calderon sta valutando la possibilità di istituire una specie di nuovo ministero da affidare a un superpoliziotto antidroga “che si specializzi in strategie militari, operazioni coperte, spionaggio”. 

Alessandro Grandi

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