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Ragion di Stato. Tutto è successo il 4 gennaio scorso, quando
Moshir, fondista originario del Kenya, ma da tempo cittadino della ricca
monarchia del Golfo Persico, ha preso parte a un evento sportivo con il suo
vecchio passaporto: la 30esima edizione della Tiberias Marathon,
uno degli appuntamenti tradizionali per il club dei maratoneti, che si tiene
attorno alle sponde del mare di Galilea, detto anche lago di Tiberiade. Fin qui
nessun problema, ma l’evento era
organizzato da Israele. E prendere parte a una manifestazione sportiva in
Israele equivale, per le leggi del Bahrein, che non intrattengono relazioni
diplomatiche con Tel Aviv, a una sorta di alto tradimento.
Occasione mancata. Il problema, come detto, è che il Bahrein non
riconosce lo Stato d’Israele per motivi politici, come la mancata nascita di
uno stato palestinese e l’occupazione della Cisgiordania da parte dell’esercito
israeliano. Non è dato sapere se Moshir fosse al corrente della legislazione
del suo nuovo Paese in materia, ma il fatto che abbia deciso di usare il suo
vecchio passaporto potrebbe indicare che l’atleta di origini keniane avesse
preparato un piano per prendere parte alla maratona, che alla fine ha anche
vinto, senza perdere la cittadinanza del Bahrein. Ma gli è andata male:
l’organizzazione sportiva del Paese arabo ha scoperto tutto, come peraltro era
prevedibile. Moshir ha quindi perso la cittadinanza che aveva ottenuto, come
molti altri atleti keniani del fondo e mezzofondo, per ritagliarsi uno spazio
all’interno di una disciplina che, nel Paese africano, sforna quotidianamente
talenti straordinari. Ma proprio perché sono tanti, gli spazi per le
competizioni che contano si restringono, così come il mercato degli sponsor.
Molti atleti allora, attraverso percorsi sempre diversi, tendono a chiedere e
a
ottenere la cittadinanza in paesi che hanno scarsa tradizione sportiva, con
reciproca soddisfazione. Ma evidentemente non sufficiente, visto che Moshir ha
deciso di partecipare alla gara in Israele.Christian Elia