09/01/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Un maratoneta del Bahrein corre e vince in Israele. E perde la cittadinanza
Non si conosce l’ammontare dell’assegno che, assieme al trofeo, si portava a casa il vincitore della Tiberias Marathon, ma c’è da sperare che fosse sostanzioso, almeno per il corridore Moshir Salim Jawhar, per il quale vincere la maratona ha comportato la perdita della cittadinanza del Bahrein.
 
mushir salem jawher sul podio della tiberias marathon mentre riceve gli onori del vincitoreRagion di Stato. Tutto è successo il 4 gennaio scorso, quando Moshir, fondista originario del Kenya, ma da tempo cittadino della ricca monarchia del Golfo Persico, ha preso parte a un evento sportivo con il suo vecchio passaporto: la 30esima edizione della Tiberias Marathon, uno degli appuntamenti tradizionali per il club dei maratoneti, che si tiene attorno alle sponde del mare di Galilea, detto anche lago di Tiberiade. Fin qui nessun problema, ma l’evento era organizzato da Israele. E prendere parte a una manifestazione sportiva in Israele equivale, per le leggi del Bahrein, che non intrattengono relazioni diplomatiche con Tel Aviv, a una sorta di alto tradimento.
“Moshir Salim Jawhar ha fatto tutto di sua iniziativa: ha deciso di prendere parte alla maratona senza rappresentare in alcun modo il Bahrein. Si è iscritto usando il suo passaporto keniano e ha raggiunto Israele da Nairobi. Al suo ritorno abbiamo strappato il suo passaporto”, ha commentato lo sceicco Fawaz bin Mohammed al-Khalifa, membro della famiglia reale e responsabile dell’ente nazionale del Bahrein che si occupa dei giovani e dello sport.
 
la partenza della 30esima edizione della tiberias marathonOccasione mancata. Il problema, come detto, è che il Bahrein non riconosce lo Stato d’Israele per motivi politici, come la mancata nascita di uno stato palestinese e l’occupazione della Cisgiordania da parte dell’esercito israeliano. Non è dato sapere se Moshir fosse al corrente della legislazione del suo nuovo Paese in materia, ma il fatto che abbia deciso di usare il suo vecchio passaporto potrebbe indicare che l’atleta di origini keniane avesse preparato un piano per prendere parte alla maratona, che alla fine ha anche vinto, senza perdere la cittadinanza del Bahrein. Ma gli è andata male: l’organizzazione sportiva del Paese arabo ha scoperto tutto, come peraltro era prevedibile. Moshir ha quindi perso la cittadinanza che aveva ottenuto, come molti altri atleti keniani del fondo e mezzofondo, per ritagliarsi uno spazio all’interno di una disciplina che, nel Paese africano, sforna quotidianamente talenti straordinari. Ma proprio perché sono tanti, gli spazi per le competizioni che contano si restringono, così come il mercato degli sponsor. Molti atleti allora, attraverso percorsi sempre diversi, tendono a chiedere e a ottenere la cittadinanza in paesi che hanno scarsa tradizione sportiva, con reciproca soddisfazione. Ma evidentemente non sufficiente, visto che Moshir ha deciso di partecipare alla gara in Israele.
Peccato però, anche per il Bahrein. La partecipazione di Moshir sarebbe infatti passata alla storia coma la prima di un atleta di un paese arabo in un evento sportivo organizzato da Israele. E sarebbe stato un debutto vittorioso, ma lo sport a volte sbatte sulle porte chiuse della politica. 

Christian Elia

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