08/01/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



I ribelli assamesi dell’Ulfa, sostenuti dal Pakistan, hanno ucciso 69 persone in quattro giorni
Oltre sessantanove morti in quattro giorni. Tutti umili lavoratori immigrati di lingua hindi, venuti in Assam dal Bihar per non morire di fame. E che ora saltano a frotte sui treni che li riportano a casa per non morire ammazzati.
 
Immigrati in fuga dall'AssamNon-assamesi nel mirino. L’ultimo attacco la notte scorsa, contro un accampamento a bordo strada dove dormono gli operai che lavorano nelle fornaci per mattoni. Nei giorni scorsi erano stati presi di mira perfino i lattai che fanno consegne a domicilio.
Azioni compiute da commando di guerriglieri a volto coperto appartenenti al Fronte di Liberazione Unito dell’Assam (Ulfa), che nei giorni scorsi aveva minacciato gli immigrati non assamesi di lasciare lo stato se non volevano diventare obiettivi dei loro attacchi. Gli indipendentisti assamesi accusano il governo federale indiano di usare l’immigrazione hindi come uno strumento di colonizzazione demografica, un sistema per ridurre a minoranza la popolazione indigena.
 
MappaTrattative e guerra. Dietro questa sanguinosa e razzistica offensiva lanciata dall’Ulfa, c’è però soprattutto la volontà dei ribelli assamesi di dimostrare al governo di Nuova Delhi di essere ancora una forza minacciosa, con cui “conviene” trattare. I negoziati tra ribelli e governo si sono infatti interrotti a settembre e il governo ha ripreso la sua offensiva militare. L’obiettivo dell’Ulfa è quindi quello di riportare il governo federale al tavolo delle trattative. Ma per ora l’unico risultato ottenuto è una decisa reazione militare da parte di Nuova Delhi, che ha risposto militarizzando lo stato, proclamando un coprifuoco indefinito e ordinando una gigantesca operazione di rastrellamento nelle giungle dove si nascondono i guerriglieri.
 
Militari indiani in AssamI pretesti del conflitto. La guerriglia secessionista assamese, iniziata nel 1979, è costata finora almeno 15mila morti e inaudite sofferenze per una popolazione schiacciata tra l’incudine delle violenze e delle violazioni dei diritti umani compiuti dall’esercito indiano, e il martello delle efferatezze e dei soprusi compiuti dai guerriglieri. Il Fronte di Liberazione Unito dell’Assam sostiene di lottare in difesa della popolazione assamese, ridotta in povertà da uno stato centrale che pensa solo a sfruttare le risorse locali, e per la creazione di uno Stato d’Assam indipendente e socialista. E’ vero che in Assam la povertà è dilagante, nonostante sia uno degli stati più ricchi dell’India. Ma per l’Ulfa, la povertà è solo uno strumento di propaganda e reclutamento (la disoccupazione fornisce molti combattenti al movimento).
 
Feriti degli attacchi UlfaLe vere cause. In realtà dietro questa guerra ci sono ragioni economiche e internazionali: il controllo delle risorse di questo ricchissimo stato (petrolio e tè) e soprattutto – come per il conflitto in Kashmir – l’intramontabile volontà del nemico storico dell’India, il Pakistan, di sostenere ogni movimento armato anti-indiano. I potenti servizi segreti pachistani, l’Isi, hanno sempre sostenuto, finanziato, armato e addestrato i combattenti dell’Ulfa. I guerriglieri assamesi pare godano anche della protezione del vecchio Pakistan orientale, l’odierno Bangladesh, che contrariamente alla Birmania e al Butan non ha mai intrapreso azioni militari contro le basi dell’Ulfa esistenti sul proprio territorio.  
 

Enrico Piovesana

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