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Un primo passo avanti. Sono due gli emendamenti presentati dal senatore Mauro Bulgarelli (Verdi-Pdc)
e integrati nel decreto omnibus: il primo prevede una spesa di 10 milioni di euro per le persone colpite da
malattie connesse a materiali radioattivi e nanoparticelle generate dalla fusione
o dall'esplosione. Il secondo dispone invece che una quota delle risorse per la
ricerca e il munizionamento del settore militare - 25 milioni di euro - sia destinata
a operazioni di bonifica ambientale interessate dall'attività di poligono. Si
tratta di un piccolo passo verso il riconoscimento dei rischi delle decine di
militari colpiti da tumori e altre patologie invalidanti dopo le missioni all'estero,
specialmente in Bosnia ('95) e Kosovo( '99). Dalla proposta originale di emendamento
alla legge è scomparsa la parola 'uranio impoverito', ma questo - secondo l'estensore
delle modifiche, il senatore Bulgarelli - non impedisce di far domanda a tutti
i militari 'avvelenati' dai proiettili e dalle bombe americane piovute sui Balcani.
Oltre 300 contagiati. "Sono una trentina quelli deceduti - ha detto al telefono a PeaceReporter -
e oltre 300 quelli che si sono ammalati, ma a mio giudizio si tratta della punta
di un iceberg. L'idea è che dall'inizio di febbraio vengano affrontati i singoli
casi. Non so con quale criterio verranno valutate le domande, ma io credo si analizzeranno
in ordine cronologico Dieci milioni sono una cifra apparentemente alta, ma in
realtà minima. La cosa importante è che si è sancito un principio. E' stato aperto
un capitolo di spesa che va nella direzione di un riconoscimento della malattia
per cause di servizio per quanto riguarda i militari presenti o in territori di
guerra o all'interno di poligoni di tiro. L'emendamento riguarda infatti anche
i civili che vivono nelle aree adiacenti o interne ai poligoni di tiro". Sull'uranio
impoverito ha lavorato per alcuni anni la commissione Mandelli. I risultati non
hanno evidenziato correlazione tra l'incidenza di forme tumorali e di altre patologie
con l'elemento radioattivo. La letteratura scientifica è discorde sulle conseguenze
del suo impiego, ma nella guerra del Golfo, moltissimi dei soldati malati (circa
il 60%) avevano grandi quantità di uranio impoverito all'interno del corpo. E molti
dei nostri militari in Bosnia e Kosovo hanno operato in aree in cui gli aerei
partiti da Aviano hanno fatto piovere di tutto sui Balcani.
Carmine è di Potenza. Aveva 20 anni quando è andato in Bosnia con la missione Ifor. Da tre anni non
sa nulla della sua richiesta di riconoscimento per la causa di servizio per malattia.
Era nella brigata Garibaldi, undicesimo reggimento artiglieri Teramo, e si trovava a
Serajevo. "Viaggiavamo in condizioni di esposizione totale ai rischi connessi
all'utilizzo di armamenti con uranio impoverito - racconta a PeaceReporter -.
Non solo, ma la protezione individuale era scarsissima. Non avevamo maschere antigas
nell'equipaggiamento, e il giubbotto antiproiettile era 'anti' per modo di dire,
oltre alle precarie condizioni igieniche delle località in cui ci trovavamo. Il
camion, l'Acm, era coperto solo da un telo, mentre percorreva le strade dei cecchini".
La missione di Carmine è durata oltre 100 giorni, alla termine dei quali, la malattia. "Un
mese prima di congedarmi sono rientrato a casa e hanno cominciato a venirmi i
primi sintomi che poi sono sfociati in disfunzioni epatiche che hanno reso necessari
due ricoveri in dieci giorni". La malattia di Carmine è una patologia cosiddetta
demielinizzante (la mielina è una sostanza che ricopre i nervi consentendo la
trasmissione di impulsi nervosi, ndr), praticamente una sclerosi multipla. "Sono
tutt'ora in cura con interferone. La malattia sembra essersi stabilizzata, ma
ovviamente mi accompagnerà per sempre. Ciò che mi fa rabbia è che io ho dato la
mia gioventù allo Stato, e in cambio ho ricevuto indifferenza. Sono invalido al
75 per cento, ma attendo il riconoscimento della causa di servizio. Per farlo
devo sottopormi a una visita all'ospedale militare del Celio a Roma. Le carte
sono in mano al mio legale, con tutti i certificati che testimoniano che sono
stato esposto a particelle inquinanti, come l'uranio e altre sostanze presenti
negli armamenti. A Sarajevo hanno sparato un po' di tutto, e noi eravamo lungo
la linea del fronte, a stretto contatto con i bossoli esplosi e i residuati bellici.
Facevamo sei ore di guardia e quattro di riposo. Le condizioni igieniche erano
assai precarie: per lavarci e ripulirci solo una doccia veloce. Toccavamo tutto
con le mani nude. Le maschere antigas erano scadute, perciò era inutile metterle.
Guardavo gli americani e invidiavo il loro equipaggiamento, i nostri carri armati
che, rispetto ai loro, avevano solo la torretta corazzata. Io penso che non sia
giusto mandare allo sbaraglio dei giovani così, come faceva Mussolini, armatevi
e partite, o come ai tempi della campagna di Russia, con gli scarponi di cartone.
Io, come altri, dal mio Paese mi sono sentito completamente abbandonato".Luca Galassi