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Monumenti
simbolici. E non un
monumento qualunque, bensì una statua dove il dittatore di Baghdad apparirà
accanto a una delle figure più importanti della storia libica: Omar Mukhtar, il
cosiddetto ‘leone del deserto’, l’uomo che guidò la resistenza libica contro
l’invasione dell’Italia fascista. Il monumento riprodurrà la sorte condivisa
dai due personaggi: l’impiccagione. Anche Mukhtar infatti finì i suoi giorni
appeso a una forca, davanti a centinaia di libici, come aveva espressamente
chiesto il dittatore italiano Benito Mussolini, in modo che la sua fine
servisse da monito alla popolazione locale, che doveva farsi colonizzare e
massacrare senza osare alcuna forma di resistenza. Il messaggio che vuole
lanciare Gheddafi è chiaro: anche Saddam è un martire; anche lui ha lottato per
l’indipendenza del suo popolo dalla dominazione ‘occidentale’. Le storie dei
due personaggi storici sono in realtà molto differenti, e sarebbero in molti a
saperlo in Italia se quello dei crimini del colonialismo italiano non fosse
ancora, più o meno, un tabù.
Censura di Stato. La storia di Mukhtar invero, nel 1981, aveva
trovato un cantore: il regista e produttore siriano Mustapha Akkad, che gli
aveva dedicato un film, dal titolo ‘Il leone del deserto’, con un cast
d’eccezione: Anthony Quinn nei panni del protagonista, Oliver Reed in
quelli del gen. Rodolfo Graziani e Rod Steiger nella parte di Benito Mussolini
Una vergogna
nazionale.
Ma cosa
raccontava questo film, tanto da spingere un Paese a vergognarsi della
propria
storia? Omar Mukhtar nel 1923 guida della resistenza anti-italiana in
Cirenaica. Non è un giovane e sanguinario guerriero, ma un uomo maturo
di 63
anni, che per tutta la vita aveva insegnato il Corano nella moschea di
Zawihat-al-Gsur, un villaggio tra Barce e Maraua. Un religioso quindi,
ma con
grandi doti di condottiero. I suoi uomini, poco meno di 3 mila, lo
avrebbero
seguito ovunque e con loro Mukhtar riesce a tener testa fino a 20 mila
soldati
italiani, meglio armati e riforniti, sostenuti dalla copertura aerea.
Il ‘leone
del deserto’ è uno dei precursori delle tecniche di guerriglia moderna:
colpisce e si ritira, facendo impazzire le truppe fasciste. Il
dittatore
italiano Mussolini, furioso per la resistenza opposta dei libici,
affida al
generale Graziani la sottomissione della Cirenaica. Il militare
italiano
ritiene che l’unico modo per sconfiggere lo sfuggente leone sia quello
di
privarlo del suo bacino di reclutamento: decide così di far deportare
l'intera
popolazione delle regioni montane e della Marmarica lontano dalla zona
delle
operazioni. Il trasferimento, tra fra il luglio e il dicembre del 1930,
riguarda oltre 100 mila persone, confinate in 13 campi di
concentramento. A
guerra finita, su 100 mila confinati, 40 mila non torneranno più alle
loro
case. Per Mukhtar è finita. L'11 settembre 1931 viene catturato a
Got-Illfù.
Viene portato a Bengasi dove il 15 settembre viene condannato a morte e
impiccato il giorno dopo davanti ai suoi uomini. Questa è la storia che
non si
doveva conoscere, una storia molto differente da quella di Saddam,
perché al
contrario del ‘macellaio di Baghdad’, ‘il leone del deserto’ non era un
tiranno che uccideva civili per difendere il suo regime. Ma quando si
gioca con la storia, a fini politici, si fa
solo una grande confusione.Christian Elia
Parole chiave: gheddafi, omar mukhtar, saddam hussein, iraq, libia, fascismo, mussolini, graziani, colonialismo italiano, campagna di libia, impiccaggione saddam