08/01/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Gheddafi vuole una statua per Saddam, al fianco dell'eroe nazionale Omar Mukhtar
“E' un assassinio deciso dalle forze di occupazione. Saddam Hussein è un prigioniero di guerra che non poteva essere processato”. Con queste parole il colonnello Gheddafi, padre padrone della Libia, aveva commentato l’impiccagione di Saddam Hussein, ma il leader libico non si è limitato a essere uno dei pochi capi di Stato a condannare la sentenza capitale per l’ex rais iracheno. Ha infatti deciso di dedicargli anche una statua.
 
il colonnello gheddafiMonumenti simbolici. E non un monumento qualunque, bensì una statua dove il dittatore di Baghdad apparirà accanto a una delle figure più importanti della storia libica: Omar Mukhtar, il cosiddetto ‘leone del deserto’, l’uomo che guidò la resistenza libica contro l’invasione dell’Italia fascista. Il monumento riprodurrà la sorte condivisa dai due personaggi: l’impiccagione. Anche Mukhtar infatti finì i suoi giorni appeso a una forca, davanti a centinaia di libici, come aveva espressamente chiesto il dittatore italiano Benito Mussolini, in modo che la sua fine servisse da monito alla popolazione locale, che doveva farsi colonizzare e massacrare senza osare alcuna forma di resistenza. Il messaggio che vuole lanciare Gheddafi è chiaro: anche Saddam è un martire; anche lui ha lottato per l’indipendenza del suo popolo dalla dominazione ‘occidentale’. Le storie dei due personaggi storici sono in realtà molto differenti, e sarebbero in molti a saperlo in Italia se quello dei crimini del colonialismo italiano non fosse ancora, più o meno, un tabù.
 
saddam husseinCensura di Stato. La storia di Mukhtar invero, nel 1981, aveva trovato un cantore: il regista e produttore siriano Mustapha Akkad, che gli aveva dedicato un film, dal titolo ‘Il leone del deserto’, con un cast d’eccezione: Anthony Quinn nei panni del protagonista, Oliver Reed in quelli del gen. Rodolfo Graziani e Rod Steiger nella parte di Benito Mussolini , oltre ad altri attori del calibro di Irene Papas, Raf Vallone e Gastone Moschin. Un kolossal insomma, ma in Italia non l’ha mai voluto distribuire nessuno. E già, perché il mito degli ‘italiani brava gente’ è duro a morire e nel 1981, quindi non nel ventennio fascista, l’allora sottosegretario agli Esteri Raffaele Costa aveva posto una sorta di veto sulla circolazione della pellicola, definita “lesiva della reputazione dell’esercito italiano”. Quel rifiuto, anche in epoca successiva, ha finito per rendere la pellicola più o meno introvabile in Italia, nonostante il giudizio lusinghiero espresso sul film da storici come Angelo Del Boca e Denis Mack Smith.
 
omar mukhtar arrestato dalle autorità coloniali fascisteUna vergogna nazionale. Ma cosa raccontava questo film, tanto da spingere un Paese a vergognarsi della propria storia? Omar Mukhtar nel 1923 guida della resistenza anti-italiana in Cirenaica. Non è un giovane e sanguinario guerriero, ma un uomo maturo di 63 anni, che per tutta la vita aveva insegnato il Corano nella moschea di Zawihat-al-Gsur, un villaggio tra Barce e Maraua. Un religioso quindi, ma con grandi doti di condottiero. I suoi uomini, poco meno di 3 mila, lo avrebbero seguito ovunque e con loro Mukhtar riesce a tener testa fino a 20 mila soldati italiani, meglio armati e riforniti, sostenuti dalla copertura aerea. Il ‘leone del deserto’ è uno dei precursori delle tecniche di guerriglia moderna: colpisce e si ritira, facendo impazzire le truppe fasciste. Il dittatore italiano Mussolini, furioso per la resistenza opposta dei libici, affida al generale Graziani la sottomissione della Cirenaica. Il militare italiano ritiene che l’unico modo per sconfiggere lo sfuggente leone sia quello di privarlo del suo bacino di reclutamento: decide così di far deportare l'intera popolazione delle regioni montane e della Marmarica lontano dalla zona delle operazioni. Il trasferimento, tra fra il luglio e il dicembre del 1930, riguarda oltre 100 mila persone, confinate in 13 campi di concentramento. A guerra finita, su 100 mila confinati, 40 mila non torneranno più alle loro case. Per Mukhtar è finita. L'11 settembre 1931 viene catturato a Got-Illfù. Viene portato a Bengasi dove il 15 settembre viene condannato a morte e impiccato il giorno dopo davanti ai suoi uomini. Questa è la storia che non si doveva conoscere, una storia molto differente da quella di Saddam, perché al contrario del ‘macellaio di Baghdad’, ‘il leone del deserto’ non era un tiranno che uccideva civili per difendere il suo regime. Ma quando si gioca con la storia, a fini politici, si fa solo una grande confusione.

Christian Elia

Pubblicità
creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità