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Strage mancata. Giovedì
mattina, intorno alle 7, caccia-bombardieri Kfir (di fabbricazione israeliana)
dell’aviazione
governativa hanno sganciato sull’insediamento di sfollati otto bombe. Diversi
alloggi temporanei sono andati completamente distrutti e molte case di mattoni,
appena costruite, sono state gravemente danneggiate. Una delle bombe, caduta vicino
al tempio locale (dedicato alla dea nera della morte, Kalì), ha anche centrato
il nuovo pozzo che forniva acqua potabile al villaggio.
Strage compiuta. Poteva
essere un’altra strage di civili innocenti e di bambini, come quella avvenuta
solo 48 ore prima a Padahuthurai, un altro villaggio di
pescatori nei pressi di Mannar, sulla costa nord-occidentale, raso al suolo da
un bombardamento aereo a tappeto. Sedici i morti, tra cui sei bambini, e decine
i feriti, molti in fin di vita. L’esercito ha anche fermato alcune ambulanze
che stavano trasportando i feriti all’ospedale di Mannar. Delle 35 case di
Padahuthurai, ne è rimasta intatta solo una. Il villaggio non esiste più,
ridotto a una distesa di macerie annerite. Secondo il governo, era un obiettivo
militare legittimo in quanto ospitava una piccola base navale dei Tigri tamil.
Una falsità, secondo i portavoce dell’Ltte e gli stessi residenti. E anche
secondo il vescovo della locale diocesi, Joseph Rayappu, recatosi in visita nel
luogo del massacro. “Quelle dei militari sono bugie sfacciate. Qui è stato
commesso un crimine contro l’umanità”.
E’
solo l’inizio. Sono ormai giorni che l’aviazione di Colombo martella senza
sosta i territori tamil del nord per preparare il terreno all’offensiva finale
contro gli indipendentisti dell’Ltte. Il capo di stato maggiore dell’esercito,
il generale Sarath Fonseka, ha detto giovedì che lo scopo è quello di
“annichilire” i “barbari separatisti” usando “tutta la forza” possibile per
“liberare” il nord del paese. Secondo un editoriale apparso sul quotidiano
nazionale locale, Daily Mirror, il governo di Colombo,
che ormai considera ufficialmente “defunto” il cessate il fuoco del 2002, intende
distruggere tutte le basi delle Tigri nel nord-est del paese entro la metà di
febbraio, per poi attaccare le roccaforti dell’Ltte nella penisola di Jaffna all’inizio
dell’estate. Insomma, è guerra totale. Il tragico bilancio di 3.500 morti,
con cui si è concluso il 2006, rischia di essere un piccolo anticipo di un 2007
iniziato sotto i peggiori auspici.Enrico Piovesana
Parole chiave: sri lanka, tigri tamil, ltte, vittime civili, guerra