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War zone. “L’intera area dei
nostri scavi più recenti era una zona di guerra” ha spiegato Reichel
annunciando la scoperta alla stampa. Gli
archeologi hanno scoperto resti di mura di mattoni collassate in seguito a
pesanti bombardamenti e incendi. Attorno alla barriere sono stati trovati 1200
proiettili di forma ovale e circa 120 palle d’argilla di misura maggiore. Nel
sito sono stati trovati anche oggetti e vasellame proveniente dalle città del
sud, ma solo nei livelli superiori – e dunque posteriori – a quelli con i resti
della battaglia. “il quadro è inconfutabile –spiega Raichel- se non furono gli
abitanti di Uruk a lanciare quei proiettili, certamente se ne avvantaggiarono”.
Questa scoperta rivoluziona in un certo senso la storia dell’espansione delle
civiltà della Mesopotamia, e trova conferme in un altro sito archeologico nel
nord della Siria, quello di Tel Brak. Gli archeologi inglesi che lo hanno
studiato recentemente sostengono che anche a Tel Brak nel 4000 a.C. esisteva una
civiltà sviluppata che avrebbe cessato di esistere 500 anni dopo, nello stesso
periodo della battaglia a Tel Hamoukar. Clemens Reichel spiega che l’interesse
del sito di Tel Hamoukar sta anche nel fatto che la battaglia deve aver colto
di sorpresa gli abitanti della città, lo si capisce dal fatto che in diversi
punti le macerie hanno seppellito degli ambienti abitati, preservandoli, un po’
come avvenne con le rovine di Pompei.
1200 proiettili. Gli scavi nella zona, iniziati nel 1999,
avevano già rivelato l’esistenza di città antiche 4 mila anni nella parte
settentrionale della Mesopotamia. Fino ad ora gli studiosi ritenevano che la
culla della civiltà fosse stato il sud della terra tra i due fiumi -dove
sorgeva la città di Uruk- e che le popolazioni del nord fossero state
successivamente colonizzate. Ma gli scavi ad Hamoukar hanno dimostrato che
anche allora esistevano civiltà sviluppatesi in modo indipendente dal sud,
entrate nell’orbita di Uruk con una guerra che sarebbe avvenuta intorno al 3500
a.C. “Hamoukar è uno dei siti archeologici più importanti, non solo in Medio
Oriente, ma nel mondo” ha dichiarato il vice ministro della Cultura siriano,
Abdel Razzaq Moaz, specificando che le recenti scoperte gettano luce su
un’epoca cruciale: “un punto di svolta nella storia della civiltà”.
Usa e Siria. I progetti di
cooperazione in campo archeologico tra Stati Uniti e Siria sono in corso da
anni e non sembrano risentire né del clima, politicamente teso, tra i due
governi, né della vicinanza con il conflitto iracheno, per il quale Washington
accusa Damasco di consentire il passaggio di miliziani sul territorio siriano
verso l’Iraq. “Ci hanno accolto come vecchi amici” ha dichiarato Clemens
Reichel. “La ripresa del progetto congiunto tra Siria e Stati Uniti –commenta
Abdel Razzaq Moaz- mostra come i siriani siano interessati a collaborare nel
campo dell’archeologia, questo ci permette di migliorare gli scambi culturali
e
la comprensione tra i due popoli, condividendo un’eredità che appartiene
all’umanità intera”. Naoki Tomasini
Parole chiave: Siria, Stati Uniti, archeologia, Clemens Reichel, Abdel Razzaq Moar, Uruk, Mesopotamia, guerra, Hamoukar