08/01/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



La crociata del regime di Hanoi contro un videogioco online che 'corrompe' la gioventù
Il regime comunista vietnamita ha un nuovo nemico. Si chiama Vo Lam, l’Uomo delle Spade. E’ il magico guerriero di una tribù della Cina medievale, che ha invaso il Vietnam nel giugno 2005 conquistando le menti dei giovani vietnamiti.
Si tratta di Swordsman, un videogioco di ruolo online di fabbricazione cinese che ha creato una vera e propria dipendenza di massa tra i ragazzi del Vietnam, allarmando il governo di Hanoi.
 
I protagonisti di Vo LamIl successo del gioco. Gli Internet-cafè vietnamiti, spuntati come funghi in questi ultimi anni nel paese, sono sempre affollati di bambini e ragazzini che, invece di andare a scuola o di giocare a pallone, passano intere giornate attaccati allo schermo a giocare a Vo Lam e a chattare con gli altri giocatori online: 250 mila solo in Vietnam. Una comunità virtuale enorme, all’interno della quale nascono amicizie e addirittura amori, fidanzamenti e matrimoni.
“Grazie a Vo Lam mi sono fatto degli amici in tutto il paese”, racconta Truong, 15 anni. “Io ci gioco diverse ore al giorno. A scuola, con i compagni, è la prima cosa di cui parliamo”.
“Io gioco raramente durante la settimana”, dice Nguyen, 22 anni. “Ma il sabato e la domenica mi rifaccio, giocando 12 ore al giorno”.
Tra i Vo Lam-dipendenti non ci sono solo ragazzini. Tran, dentista di 29 anni, gioca tutti i giorni e si giustifica così. “Questo gioco è affascinante perché ti fa entrare in un mondo fatto di castelli medievali, tribù guerriere e arti marziali, un mondo magico che evoca la stessa atmosfera dei racconti della tradizione cinese con cui tutti noi vietnamiti siamo cresciuti. E’ per questo che Vo Lam ha così tanto successo”.
 
Una sala Internet di HanoiLe contromisure del governo. Il governo di Hanoi, dal canto suo, ritiene che questo videogioco stia corrompendo l’animo dei giovani vietnamiti, proiettandoli in un mondo di fantasia che li allontana dai rapporti umani reali, dallo studio e dalla “costruzione del socialismo”. E che pergiunta rievoca un epoca storica in cui il Vietnam era dominato dalla Cina (tra i due paesi non è mai corso buon sangue).
Per questo, lo scorso giugno, il regime ha annunciato una serie di misure per limitare questo fenomeno. Misure che ora sono diventate effettive. Sono stati chiusi tutti gli Internet-cafè situati nel raggio di 200 metri dalle scuole, sono stati imposti orari di chiusura ridotti ed è stato vietato l’ingresso dei minori di 14 anni. Ma soprattutto è stato imposto alla VinaGame (la succursale vietnamita che gestisce il gioco) di introdurre un nuovo sistema di punteggio che dà penalità dopo le tre ore di gioco.
Pare però che tutti questi provvedimenti non stiano avendo nessun effetto. Anzi, il numero dei giocatori è in continuo aumento. Complice, forse, la pubblicità che il governo ha involontariamente fatto al gioco con la sua campagna di condanna. Si sa che, soprattutto per bambini e ragazzini, le cose “vietate” sono sempre le più attraenti. Soprattutto finché un buono da cento ore di gioco costerà quanto un biglietto del cinema.
 

Enrico Piovesana

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