04/01/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Una commissione del New Jersey raccomanda l'abolizione della pena di morte
La pena di morte non funziona da deterrente per gli omicidi, viola la dignità della persona e rischia di uccidere degli innocenti. Fino a qui, sono i tre argomenti più usati da chi si oppone alla pena capitale. Se si aggiunge un quarto motivo, cioè che la pena di morte è più onerosa per le casse pubbliche rispetto all’ergastolo, si ottiene un punto di vista nuovo. E anche il rapporto finale di una commissione indipendente istituita dal New Jersey, che ora raccomanda alle autorità statali di abolire la pena capitale, rimpiazzandola con il carcere a vita senza la possibilità di ottenere la condizionale.
 
Un lettino per l'iniezione letaleIl rapporto. Secondo il documento di 127 pagine presentato martedì 2 gennaio, non ci sono “prove sostanziali” che la pena di morte serva, ed è anzi “non in linea con gli standard sempre più evoluti della decenza”. La commissione fa notare inoltre che i costi legali negli anni che vanno dalla sentenza all’esecuzione sorpassano quelli del mantenimento a vita di un detenuto, e propone che “i soldi risparmiati con l’abolizione della pena di morte vengano usati per le famiglie delle vittime”. Una proposta che fa particolarmente piacere a Richard Pompelio, padre di un ragazzo ucciso e direttore del New Jersey Crime Victims' Law Center, che davanti alla commissione ha sottolineato l’importanza di questo punto: “Le spese legali per i condannati a morte nel New Jersey dal 1982”, dice al telefono a PeaceReporter, “ammontano a circa 250 milioni di dollari, mentre le famiglie delle vittime ricevono solo un contributo federale per il funerale”. Infine, la commissione ha concluso che “l’interesse penalistico nel giustiziare un piccolo numero di persone colpevoli di omicidio non può giustificare il rischio di compiere un errore irreversibile”.
 
Le conseguenze. La “New Jersey Death Penalty Study Commission”, composta di 13 membri tra cui sacerdoti, magistrati e rappresentanti di associazioni per le famiglie di vittime di omicidio, era stata istituita lo scorso giugno dopo che il New Jersey aveva imposto una moratoria sulle esecuzioni nello stato. Tutti i membri della commissione a parte uno hanno sottoscritto la richiesta di abolizione. Il governatore democratico Jon Corzine, un oppositore della pena capitale, ha accolto il rapporto dicendo che “non vede l’ora” di lavorare con il Congresso (a maggioranza democratica) per “mettere in pratica le raccomandazioni” della commissione. Cioè, per abolire la pena di morte nel suo stato.
 
Un detenuto nel braccio della morteTendenza verso l’abolizione. Sarebbe un’abolizione praticamente simbolica. Dalla reintroduzione della pena di morte nel 1982, dopo la sospensione di tutte le esecuzioni negli Usa a opera della Corte Suprema negli anni Settanta, il New Jersey non ha infatti giustiziato nessuno, e l’ultima esecuzione risale addirittura al 1963. Al momento nel braccio della morte, in attesa di un'esecuzione sempre più improbabile, ci sono nove detenuti. Ma non è solo una questione di simboli. Il rapporto della commissione si inserisce in una tendenza in atto da alcuni anni negli Stati Uniti, che ha galvanizzato gli oppositori della pena capitale. I numeri dicono che le esecuzioni negli Usa sono in continuo calo: nel 2006 sono state 53, quasi la metà rispetto a sette anni prima. I sondaggi, che in passato evidenziavano sempre una maggioranza favorevole alla pena di morte, ora rivelano una sostanziale parità tra i due campi. Negli ultimi due anni, un crescente numero di giudici ha riconosciuto che l’iniezione letale provoca dolori non necessari ai condannati, costituendo quindi una pena “crudele e inusuale”, vietata dalla Costituzione. Prima del New Jersey, già l’Illinois e il Maryland avevano imposto una moratoria sulle esecuzioni. La marea, insomma, sembra essere cambiata.

Alessandro Ursic

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