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Fazioni. “La spaccatura tra fazioni radicali e moderate è stata il
motivo fondamentale – riferisce a PeaceReporter
il giornalista somalo Abukar Albadri – una spaccatura che ha portato parte dei
combattenti a reintegrarsi nelle milizie etniche che controllavano Mogadiscio
durante la guerra civile. Un processo già in corso prima che i somalo-etiopi
entrassero in città, e che ha indebolito le Corti”. Numerose fonti hanno in
effetti confermato come molti dei miliziani abbiano cambiato in fretta e furia
divisa, tornando alle vecchie appartenenze di clan. Lo scrittore Mohamed Abdinoor
pone l’accento sul fatto che “migliaia di uomini delle Corti sono stati
lasciati in balia degli eventi, dopo che i vertici delle milizie sono fuggiti
verso il sud senza dare direttive precise. Uomini che ora vivono nel terrore di
essere scovati dal governo, una volta che le acque si saranno calmate e l’emergenza
bellica cesserà”.
Proibizioni. Un ruolo importante lo hanno giocato anche le
proibizioni imposte dalle Corti, come la chiusura dei cinema, il bando alla
musica o al calcio, e il blocco alle importazioni e al consumo di khat. “Provvedimenti che hanno
progressivamente fatto perdere alle Corti quel sostegno che inizialmente
avevano e che era stato uno delle chiavi di volta del loro successo” conferma
Albadri. Adesso è molto difficile prevedere le future mosse delle Corti: alcuni
degli effettivi hanno tentato di sconfinare in Kenya, altri si sono
asserragliati in piccoli centri nel sud della Somalia, molto difficili da
espugnare anche per l’esercito etiope. E’ probabile che i superstiti delle Corti
diano il via a una guerriglia prolungata (l’altro ieri si sono registrati i
primi attacchi ai soldati etiopi), ma non è escluso che il gruppo si sfaldi
definitivamente senza lasciare traccia. Come neve al sole. Matteo Fagotto