08/01/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



L’uccisione del leader indipendentista non significa la fine della questione balucia. Anzi
Scritto per noi
da Alessandra Mezzadri
 
A poco più di quattro mesi dall’uccisione di Nawab Akbar Bugti, l'anziano leader storico della guerriglia nazionalista balucia, la situazione in Balucistan è ancora estremamente tesa. Nonostante il conflitto, che prosegue senza sosta (*), sembri ripiombato nel silenzio forzato nel quale era già stato relegato per decenni, le contraddizioni dell’era post-Bugti stanno emergendo. Il rischio è una nuova ondata di violenza in una regione già estremamente povera ed emarginata. 
 
Nawab Akbar BugtiLa gioventù balucia pronta alle armi. “La morte di Bugti ha cambiato irrimediabilmente il cuore dei nostri giovani. Adesso tutti i baluci della nuova generazione iniziano a pensare che la violenza sia l’unica strada per ottenere dal governo pachistano quello che ci spetta”. Queste sono le parole di un amareggiato Kachkol Ali, leader dell’opposizione nell’Assemblea per il Balucistan presso il parlamento pachistano, durante un meeting svoltosi al Best Western Hotel di Islamabad.
Da anni Ali e il suo gruppo, il Partito Nazionalista Balucio, si battono per l’autonomia economica della provincia in materia di sfruttamento delle risorse – indipendenza, tra l’atro, sancita dalla Costituzione Pachistana del 1948. Ma il gas, il rame e l’oro del Balucistan, cosi come il suo porto, nel distretto di Gwadar, sono troppo preziosi per il governo centrale di Musharraf.
“I giovani baluci ormai pensano che l’obiettivo del governo sia solo quello di sfruttare la loro terra. Non credono più che un processo politico pacifico possa cambiare la situazione. Molti non ci riconoscono più come loro leader. Ci dicono: ‘Perché continuare a piangere, se il vostro pianto non è mai udito? Uscite dal parlamento e prendete le armi!’. Se l’autonomia provinciale non verrà riconosciuta, c’è il rischio di una nuova guerra civile. E noi non potremo fare niente in quel caso. C’è persino il rischio che non ci permettano di presentarci alle elezioni del 2007”.
Vale la pena di ricordare che lo stesso Bugti era inizialmente favorevole al compromesso politico. Solo in seguito, quando fu ormai chiaro che il governo centrale non avrebbe concesso nulla, era ricorso alla lotta armata.
 
Guerriglieri baluci della tribù BugtiMusharraf: una vittoria apparente? La uccisione di Bugti, avvenuta ad opera dell’esercito pachistano il 26 agosto 2006, è stata celebrata come una vittoria da Musharraf e dalle forze armate pachistane. Forze armate che, come sostiene lo studioso Stephen Phillip Cohen, autore del libro L’Idea del Pakistan, rappresentano il fulcro del potere politico dello Stato.
“Cohen dice bene quando afferma che mentre gli altri paesi possiedono l’esercito, il Pakistan è un caso in cui l’esercito possiede un paese” continua Ali. “E’ impossibile dialogare con questo tipo di istituzioni. Inoltre, il governo non si rende conto che sta favorendo il diffondersi del risentimento. In questo modo separatisti e guerriglieri acquistano sempre più il consenso della popolazione. E insieme al risentimento, si diffonde l’idea di una identità balucia separata da quella pachistana”.
La vittoria di Musharraf sull’indipendentismo balucio sembra molto più problematica del previsto. C’è addirittura chi ritiene che il conflitto Balucio possa diventare per il Pakistan un nuovo Bangladesh.
 
Guerrigliero balucio della tribù BugtiIl Balucistan come il Bangladesh? Nel 1971 la parte orientale del Pakistan si staccava da quella occidentale e riusciva, dopo una sanguinosa guerra di indipendenza, a divenire quello che oggi è il Bangladesh. Anche in quel caso il conflitto fu generato dall’ineguaglianza tra province.
Ma secondo Rashed Rehman, direttore del quotidiano nazionale pachistano The Post, la questione balucia non può portare a una secessione. Secondo il giornalista, che fece parte del Blf (Fronte di Liberazione Balucio) e per anni sostenne la resistenza balucia contro l’esercito di Zulfikar Ali Bhutto (presidente del Pakistan dal 1971 al 1973), al momento esistono almeno tre grandi differenze tra il caso del Bangladesh e quello del Balucistan. Seduto alla sua scrivania nella redazione del Post, a Lahore, Rehman spiega: “Innanzitutto il Pakistan orientale era la provincia più popolosa del paese, mentre il Balucistan rappresenta solo il 7 percento della popolazione. La seconda differenza riguarda la presenza di un appoggio esterno: l’esercito Indiano intervenne in favore del futuro Bangladesh per bloccare il riversarsi dei profughi dal Pakistan orientale nello stato indiano del West Bengal. Tale intervento fece la differenza nel 1971, e inoltre richiamò l’attenzione internazionale sulla vicenda. La terza differenza riguarda la presenza di una leadership forte e coerente: il Pakistan orientale la trovò in Sheikh Mujibur Rahman, il padre del Bangladesh. Il Balucistan oggi manca di una tale figura”.
 
Guerriglieri baluci della tribù BugtiIl futuro rimane incerto. Certo, dopo la scomparsa di Bugti i gruppi nazionalisti non appaiono organizzati tra loro in modo coerente. Ciononostante, le contraddizioni causate dalla sua morte stanno generando un fermento i cui sviluppi potrebbero essere del tutto inaspettati. Di questo, Rehman è sicuro. “Il futuro rimane incerto perché, con la morte di Bugti, il Pakistan ha fallito come Stato moderno, ha perso moralmente il Balucistan. Questo non è da sottovalutare. Nel caso in cui il Balucistan riuscisse a darsi un nuovo leader, le cose potrebbero cambiare. Quanto agli appoggi esterni, che fecero la differenza nel caso del Bangladesh, è vero che ora il Balucistan è isolato sia a livello nazionale che internazionale. Però non bisogna dimenticare la sua posizione geografica chiave: questa zona è un ponte verso l’Afghanistan e l’Iran. La Cina, per esempio, ha già grossi interessi economici nella zona: il porto di Gwadar, costruito nel Marzo 2002 con soldi cinesi (per decisione del il vice premier cinese Wu Bangguo), ne è un esempio”.
Ma ci sono prove che agenti esterni stiano cominciando a finanziare il conflitto balucio?
Rehman sorride “Non che io sappia”.