
“Le dimissioni di James Baker ci preoccupano moltissimo. Siamo stati informati
direttamente da Kofi Annan della decisione del suo inviato speciale; per noi questo
è un colpo durissimo”.
A parlare è Omar Mih, portavoce della Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD)
per l’Italia. Praticamente l’ambasciatore del Sahara Occidentale a Roma, certo
se non si parlasse di un territorio occupato militarmente dall’esercito del Marocco
a metà degli anni Settanta che aspetta da quel momento il riconoscimento di uno
status internazionale.
Il tono di voce di Mih è preoccupato. James Baker, segretario di Stato degli
Stati Uniti d’America al tempo dell’amministrazione di Bush senior, svolge da
tempo il compito di ambasciatore delle Nazioni Unite in aree di crisi. Kofi Annan,
Segretario Generale dell’Onu, lo aveva nominato suo inviato personale per la questione
del Sahara Occidentale. Ora queste dimissioni rischiano di complicare il lavoro
svolto fino a questo punto.
“Siamo di fronte ad una sconfitta per il processo di pace”, spiega il portavoce
dei Saharawi, “potrebbero andare in fumo tutti i tentativi compiuti dalle Nazioni
Unite negli ultimi anni per raggiungere un accordo soddisfacente e pacifico tra
Marocco e Saharawi. Baker si è impegnato tantissimo per risolvere l’ultimo, incredibile
episodio di colonialismo in Africa. Il popolo Saharawi gli rende omaggio per il
grande lavoro svolto, nonostante i suoi sforzi siano stati sistematicamente sabotati
dal governo marocchino che gode dell’appoggio e della protezione della Francia
che non hai mai mancato di far valere il suo peso politico di membro permanente
del Consiglio di Sicurezza”.
La domanda è cosa resta del lavoro di Baker? A che punto è il dialogo tra Marocco
e Sahara Occidentale? “Oggettivamente rimane il lavoro svolto che non va assolutamente
smarrito- dice Omar Mih- e mi riferisco alla risoluzione 1493 del Consiglio di
sicurezza delle Nazioni Unite, più nota come Piano Baker. E’ un documento fondamentale,
approvato dal Consiglio nel 2003, con richiesta di attuazione alla parti. Noi
lo abbiamo già accettato. Il Marocco, di rinvio in rinvio, ha posticipato la decisione
ad ottobre 2004”.
In cosa consiste il Piano Baker? “E’ un documento fondamentale, dal quale non
ci distaccheremo mai”, dichiara il dirigente della RASD, “esso sancisce il diritto
all’autodeterminazione della popolazione che abita la parte di Sahara Occidentale
occupato dal Marocco, da esprimere con un referendum popolare. Questo punto rimane
irrinunciabile per noi, rispetto a qualsivoglia piano di pace. L’obiettivo della
lotta del popolo saharawi è quello di raggiungere una decolonizzazione corretta
e definitiva del Sahara Occupato, come non è mai accaduto da quando la Spagna
abbandonò il nostro territorio, all’epoca colonia di Madrid, al proprio destino
e arrivò l’occupazione marocchina”.
Quindi almeno un punto fermo in questa vicenda è stato chiarito, ma la situazione
potrebbe complicarsi. “Ora Baker se ne va e si corre il rischio che venga vanificato
tutto il lavoro fatto fino a questo punto”, dice Mih, “non desisteremo mai dalla
nostra resistenza, ma siamo preoccupati dal momento delicato in cui arrivano queste
dimissioni. Proprio ora…”.
In un conflitto che dura da trent’anni, quando la guerra finisce per diventare
routine, riesce difficile individuare un momento diverso da un altro, ma i Saharawi
non sono d’accordo.
“Da qualche tempo la Wessex, una compagnia petrolifera inglese, ha iniziato le
trivellazioni esplorative della piattaforma di l’Aaiun, nel Sahara occupato”,
spiega il portavoce della RASD, “in violazione di qualsivoglia trattato internazionale.
Fino a quando le nazioni Unite non si pronunceranno sullo status internazionale
del Sahara occupato è vietato lo sfruttamento delle risorse naturali dello stesso.
Il Marocco si sta portando avanti con il lavoro. Il tempo stringe e queste dimissioni
non ci volevano proprio”.