Le bombe nella capitale thailandese potrebbero essere opera dello stesso regime militare
Poco prima della mezzanotte del 31 dicembre, Bangkok è stata
scossa da sei esplosioni. Non erano fuochi d’artificio, ma bombe a tempo
piazzate in diversi punti del centro città. Tre persone sono morte e una
quarantina sono rimaste ferite. Solo alcuni feriti tra la moltitudine di
turisti stranieri che in questo periodo affollano la capitale thailandese. Lo
scopo degli attentatori non era provocare una strage, ma spaventare, generare
insicurezza nel cuore del paese. Il movente di questi attacchi appare infatti
squisitamente politico.
Accuse ai sostenitori
di Thaksin. La pista dei ribelli islamici del sud non è stata nemmeno presa
in considerazione: la loro infatti è una guerriglia locale, che non ha mai
colpito fuori dalle tre province musulmane al confine con la Malesia (Yala,
Pattani e Narithiwat). Inoltre essi usano sempre bombe innescate da chiamata
telefonica, mai ordigni con timer.
Il dito, invece, è stato subito puntato contro i sostenitori
dell’ex primo ministro Thaksin Shinawatra, deposto lo scorso 19 settembre
dall’incruento
golpe militare del generale Sonthi.
Il capo del governo civile provvisorio
messo in piedi dai militari, Surayud Chulanont: “Questo attacco – ha detto alla
stampa – è opera di politici malati che hanno perso il potere e che ora
vogliono discreditare il nuovo governo e cerare instabilità nella speranza di
tornare in sella”.
Thaksin, ora in esilio a Pechino, ha immediatamente smentito
ogni coinvolgimento.
Secondo i commenti che sfuggono alla censura del regime, dietro
queste bombe ci sarebbe invece la stessa giunta militare del generale Sonthi,
in forte calo di popolarità.
I militari erano in
forte calo di consensi. La potente classe media di Bangkok, che
inizialmente ha dato pieno appoggio ai militari golpisti nella speranza di una
rapido
ritorno a un governo civile che avrebbe riparato gli errori del malgoverno di
Thaksin,
da tempo mostra segni di nervosismo.
I militari, infatti, non paiono affatto intenzionati a
uscire di scena.
La nomina di un governo provvisorio – quello di Surayud –
troppo legato ai militari ma anche al vecchio sistema di potere di Thaksin
ha deluso le aspettative della borghesia, irritata anche dal prolungamento
della legge marziale e della sospensione dei diritti civili.
La luna di miele tra borghesia e militari è finita del tutto
con il drammatico crollo della borsa thailandese del 19 dicembre (dovuto alle
restrittive
regole d’investimento decise dalla giunta, che hanno messo in fuga i capitali
stranieri) e il contemporaneo stanziamento governativo di ben 11,5 milioni di
euro per la creazione di un nuovo corpo militare di sicurezza (con funzioni di
spionaggio interno e mantenimento dell’ordine pubblico).
Dure critiche alla giunta e al governo si sono levate
proprio nei giorni precedenti la fine dell’anno.
Bombe per ricreare
consenso. Finora i militari al potere a Bangkok hanno sempre giustificato il
prolungamento della legge marziale e delle misure ‘di regime’ con la scusa
della minaccia rappresentata dai sostenitori clandestini del deposto Thaksin e
del suo disciolto partito di governo.
Rendere reale questa minaccia, facendo esplodere qualche
bomba proprio nel cuore produttivo e turistico del paese e incolpando i
partigiani di Thaksin, potrebbe ricreare consenso attorno alla giunta di Sonthi
e al governo fantoccio da essa creato.
Il generale Sonthi, che al momento degli attentati si trovava in
pellegrinaggio alla Mecca, ha dichiarato che ci potrebbero essere nuovi
attacchi terroristici volti a seminare il caos nel paese e ha
annunciato che la giunta chiederà la collaborazione di tutta la
popolazione per scongiurare nuovi attacchi.