03/01/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Le bombe nella capitale thailandese potrebbero essere opera dello stesso regime militare
Poco prima della mezzanotte del 31 dicembre, Bangkok è stata scossa da sei esplosioni. Non erano fuochi d’artificio, ma bombe a tempo piazzate in diversi punti del centro città. Tre persone sono morte e una quarantina sono rimaste ferite. Solo alcuni feriti tra la moltitudine di turisti stranieri che in questo periodo affollano la capitale thailandese. Lo scopo degli attentatori non era provocare una strage, ma spaventare, generare insicurezza nel cuore del paese. Il movente di questi attacchi appare infatti squisitamente politico.
 
La scena di una delle esplosioniAccuse ai sostenitori di Thaksin. La pista dei ribelli islamici del sud non è stata nemmeno presa in considerazione: la loro infatti è una guerriglia locale, che non ha mai colpito fuori dalle tre province musulmane al confine con la Malesia (Yala, Pattani e Narithiwat). Inoltre essi usano sempre bombe innescate da chiamata telefonica, mai ordigni con timer.
Il dito, invece, è stato subito puntato contro i sostenitori dell’ex primo ministro Thaksin Shinawatra, deposto lo scorso 19 settembre dall’incruento golpe militare del generale Sonthi.
Il capo del governo civile provvisorio messo in piedi dai militari, Surayud Chulanont: “Questo attacco – ha detto alla stampa – è opera di politici malati che hanno perso il potere e che ora vogliono discreditare il nuovo governo e cerare instabilità nella speranza di tornare in sella”.
Thaksin, ora in esilio a Pechino, ha immediatamente smentito ogni coinvolgimento.
Secondo i commenti che sfuggono alla censura del regime, dietro queste bombe ci sarebbe invece la stessa giunta militare del generale Sonthi, in forte calo di popolarità.
 
Il gen. Sonthi e il premier SurayudI militari erano in forte calo di consensi. La potente classe media di Bangkok, che inizialmente ha dato pieno appoggio ai militari golpisti nella speranza di una rapido ritorno a un governo civile che avrebbe riparato gli errori del malgoverno di Thaksin, da tempo mostra segni di nervosismo.
I militari, infatti, non paiono affatto intenzionati a uscire di scena.
La nomina di un governo provvisorio – quello di Surayud – troppo legato ai militari ma anche al vecchio sistema di potere di Thaksin ha deluso le aspettative della borghesia, irritata anche dal prolungamento della legge marziale e della sospensione dei diritti civili.
La luna di miele tra borghesia e militari è finita del tutto con il drammatico crollo della borsa thailandese del 19 dicembre (dovuto alle restrittive regole d’investimento decise dalla giunta, che hanno messo in fuga i capitali stranieri) e il contemporaneo stanziamento governativo di ben 11,5 milioni di euro per la creazione di un nuovo corpo militare di sicurezza (con funzioni di spionaggio interno e mantenimento dell’ordine pubblico).
Dure critiche alla giunta e al governo si sono levate proprio nei giorni precedenti la fine dell’anno.
 
L'ex premier Thaksin ShinawatraBombe per ricreare consenso. Finora i militari al potere a Bangkok hanno sempre giustificato il prolungamento della legge marziale e delle misure ‘di regime’ con la scusa della minaccia rappresentata dai sostenitori clandestini del deposto Thaksin e del suo disciolto partito di governo.
Rendere reale questa minaccia, facendo esplodere qualche bomba proprio nel cuore produttivo e turistico del paese e incolpando i partigiani di Thaksin, potrebbe ricreare consenso attorno alla giunta di Sonthi e al governo fantoccio da essa creato.
Il generale Sonthi, che al momento degli attentati si trovava in pellegrinaggio alla Mecca, ha dichiarato che ci potrebbero essere nuovi attacchi terroristici volti a seminare il caos nel paese e ha annunciato che la giunta chiederà la collaborazione di tutta la popolazione per scongiurare nuovi attacchi.  
 

Enrico Piovesana

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