02/01/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Khartoum accetta “in principio” il piano di pace Onu. Svolta o doppiogioco?
La notizia è di quelle che potrebbero segnare una svolta storica nella crisi in Darfur. A fine dicembre il presidente sudanese Hassan Omar al-Bashir, in una lettera indirizzata alle Nazioni Unite, ha accettato “in principio” la proposta Onu per la creazione di una forza di pace mista nella regione darfurina. Una mossa che non convince ribelli e analisti, scettici sulle vere intenzioni del governo sudanese.
 
Il presidente sudanese Hassan Omar al-BashirLa svolta. La decisione di al-Bashir segue mesi di tira-e-molla tra Khartoum e le Nazioni Unite: in sostanza, il Sudan accetterebbe di trasformare l’attuale forza di pace in Darfur (7 mila uomini dell’Unione Africana) in una missione di peacekeeping ibrida, gestita congiuntamente da Ua e Onu, sposando di fatto la stessa proposta delle Nazioni Unite che, nei mesi passati, Khartoum aveva bollato come “neocolonialismo mascherato”. “Accogliamo la notizia con molto piacere – riferisce a PeaceReporter Ahmed Hussein Adam, portavoce del gruppo ribelle darfurino del National Redemption Front – ma i punti da chiarire sono ancora tanti. Anche perché nella lettera il governo sudanese non entra nel merito dei singoli problemi quali la protezione dei civili o il numero dei peacekeepers da schierare”.
 
Fumo negli occhi. Ancora più caustico il commento dello statunitense Eric Reeves, docente allo Smith College di Northampton, in Massachusetts, negli ultimi sette anni ricercatore e analista del conflitto darfurino: “La decisione di Khartoum è solo fumo negli occhi – riferisce telefonicamente a PeaceReporter – semplicemente, il governo sudanese ha capito di dover concedere qualcosa alla diplomazia. Per far contenti Kofi Annan, che voleva lasciare il posto di Segretario Generale dell’Onu con un successo, e gli Usa, le cui pressioni erano ultimamente cresciute. Ma sul campo, Khartoum continua ad appoggiare i Janjaweed e a colpire il personale umanitario in Darfur per costringere gli ultimi scomodi testimoni a lasciare la regione”. La presunta svolta dovrà insomma passare alla prova dei fatti. Provoca già preoccupazione il fatto che Khartoum abbia proposto che l’attuazione pratica del piano sia affidata a un Pannello Tripartito comprendente Sudan, Ua e Onu. Ciò darebbe in pratica a Khartoum un potere di veto su tutte le decisioni.
 
Un peacekeeper dell'Unione Africana in DarfurCampagna mediatica. “Tutto dipenderà dalla volontà politica del governo – incalza Adam – che dovrà avviare un processo politico al momento inesistente. Khartoum continua ad appoggiare la “guerra sporca” dei Janjaweed, visto che l’esercito è debole e negli ultimi mesi ha subito pesanti sconfitte”. Pochi, insomma, sono disposti a credere alla buona fede del governo, anzi. Reeves anticipa a PeaceReporter che nelle prossime settimane partirà una campagna mediatica, portata avanti da numerose organizzazioni per i diritti umani, avente lo scopo di “mobilitare l’opinione pubblica mondiale sulla questione e collegare le atrocità in Darfur al governo cinese (principale difensore del Sudan nel Consiglio di Sicurezza Onu per ragioni in primis economiche, ndr) e alle Olimpiadi di Pechino del 2008, a cui il governo comunista tiene molto. Attualmente, le Olimpiadi sono l’unico punto debole di immagine a cui Pechino è sensibile, e allo stesso tempo la Cina è il solo Paese che può fare veramente pressione su Khartoum. Speriamo di coinvolgere nella campagna anche i governi europei, finora tiepidi sulla questione Darfur forse perché percepita come una battaglia troppo americana”.
 
Novità. L’inizio del nuovo anno dovrebbe essere foriero di novità. A breve si capirà infatti quanto Khartoum è disposta a concedere alla missione di pace. A difesa del governo sudanese va comunque ricordato che, negli ultimi due anni, le autorità sono state capaci di firmare gli accordi di pace sia con i ribelli del Sudan People’s Liberation Army nel sud che con quelli dell’Eastern Front nel Mar Rosso. Il 2007 potrebbe essere l’anno del Darfur. 
 
   
Matteo Fagotto
                                                                                               

Matteo Fagotto

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