La Corte Costituzionale ordina alle banche di ridare i soldi ai risparmiatori beffati dalla crisi del 2001
La Corte Costituzionale argentina ha messo la parola fine alla sentenza simbolo
della crisi economica che ha gettato in ginocchio l’intero Paese. Le banche dovranno
ridare fino all’ultimo centesimo dei soldi depositati da coloro che hanno sporto
querela, con un però: le cifre depositate in dollari torneranno nelle tasche dei
legittimi proprietari convertite in pesos. Una beffa che gli argentini non riescono
a mandare giù: “Questa non è giustizia”, gridano.
A raccontarci lo stato d’animo che accomuna tanti, tutti gli argentini di quella
classe media che ha visto fra il 2001 e il 2002 aprirsi un vortice che ha risucchiato
soldi, speranze, sacrifici di una vita, è Manuel Ferreira, l’attore di Buenos
Aires che ha messo in scena nelle sale di tutta Italia lo spettacolo “Gente come uno”. Un monologo in cui lo spettatore viene coinvolto proprio in quella disperazione
dei nuovi poveri, in quella “rabbia nel vedere un Paese ricco e abbondante di
risorse ritrovarsi oggi privato di tutto. Rabbia nel vedere la gente piegata,
senza lavoro, senza casa, senza copertura medica. Rabbia di vivere nella paura
del futuro. Di non sapere più oggi cos’è un popolo una nazione una patria”.
Come sempre la giustizia in Argentina, ti lascia un amaro... molto difficile
da digerire. Dopo l'ultima dittatura militare, nessun argentino ha più creduto
ai mezzi di comunicazione, alla politica, alla giustizia. Quando alla radio senti
il meteo che dice "domani c'è il sole", state sicuri che tutta l'Argentina uscirà
prendendo l'ombrello.
Cosa penso di questa sentenza? Penso a tutti quelli che sono morti di rabbia, di ira, di frustrazione e angoscia
per non aver potuto riavere i risparmi. Penso a questi cinque lunghi anni. Penso
che nessuna sentenza può ridare in dietro realmente quello che l’Argentina ha
person. Gente che è si è ammalata per la preoccupazione, la desolazione. Ecco
quelli non tornano in dietro con una sentenza.
Senza garanzie. Questa è gente che si è sentita appesa a un filo, un filo manovrato dalle banche.
E mi chiedo, chi può credere ancora in una banca? Che garanzie abbiamo come cittadini
di fronte a Governi che non ridanno fiducia ai risparmiatori. Forse noi argentini,
abbiamo memoria corta e ricadiamo negli stessi errori. E forse rimetteremo i soldi
nelle banche. Ma anche qui: come rifar partire un'economia senza risparmi? Non
lo so... E’ che d’altra parte, non riesco a immaginare quale altro tipo di soluzione
o sentenza sarebbe stata possibile.
Chi si è arricchito? Mi vengono in mente tutti quegli italiani, che mi fermano e mi dicono: "Ci avete
fregato con i bond argentini, eh!" , ma chi ha fregato chi? Se i risparmiatori
italiani hanno perso i loro soldi e i risparmiatori argentini non solo hanno perso
i soldi, ma sono stati anche traditi e derubati dal non rispetto della legge,
allora chi ci ha guadagnato? Dove sono finiti quei soldi?
Ex snob. Personalmente non ho visto nessuna banca fallire, né in Argentina, né in Italia,
per questa crisi. Chi paga i piatti rotti? E poi, con tutti i problemi che ci
sono in Argentina, chi può pensare ancora alla classe media argentina, pure un
po’ snob, truffata per l'ennessima volta…
E quindi penso a mio padre, immigrato dalla Galizia in Argentina, senza studi,
ma con un sogno: un futuro per i suoi figli e un figlio "dottore". Penso a mio
padre che per anni ha temuto che suo figlio si mettesse in politica, "che entrassi
in ambienti pericolosi". Penso a mio padre che si chiedeva perché suo figlio dovesse
fare teatro se studiava per fare l'economista. Penso a mio padre che ora sta molto
bene, ma che anche lui nel 2001 ha perso una parte importante dei suoi risparmi.
Mio padre che guarda il telegiornale incredulo e mi dice: "E io che volevo lasciarvi
qualcosa tutta per voi. E io che sempre ho avuto paura che i comunisti ci rubassero
tutto… invece guarda qui, sono le banche ad averci portato via anche le mutande"