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L’annuncio. La stoccata del presidente venezuelano è arrivata giovedì in un discorso di
fine anno alle truppe della “repubblica bolivariana”, tenuto con indosso la tuta
mimetica e trasmesso in diretta televisiva. “Non ci sarà una nuova concessione
per quel canale televisivo, che ha complottato per il colpo di stato, chiamato
Radio Caracas Television”, ha detto Chavez ai soldati. Secondo il presidente venezuelano,
la licenza di RCTV scade nel marzo 2007. Una data non condivisa dalla direzione
dell’emittente, secondo cui il permesso di trasmettere si estende almeno fino
al 2019. “Se Chavez ha parlato seriamente, credo che non sia bene informato”,
ha detto il direttore della tv, Marcel Granier. “L’unica cosa sicura è il desiderio
di intimidirci e di minacciarci”.
I propositi di Chavez. “Quello che abbiamo fatto finora è solo il preludio a quello che faremo”, ha
aggiunto Chavez nel discorso ai soldati, “il mondo ha gli occhi puntati sul Venezuela”.
Niente di più vero: ma se i sostenitori del presidente venezuelano elogiano i
suoi programmi per combattere la povertà, i suoi critici puntano il dito contro
il progressivo controllo delle istituzioni da parte dell’apparato chavista. “Stiamo
studiando un modo di ristrutturare l’architettura dello stato”, aveva detto Chavez
dopo essere stato rieletto con il 62 per cento dei voti. Tra i cambiamenti possibili
c’è l’eliminazione del divieto di un terzo mandato presidenziale, che gli consentirebbe
di candidarsi anche nel 2012. Alessandro Ursic