28/05/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



La RASD chiede il rispetto delle risorse del Sahara
il deserto del sahara“Con il nostro appello denunciamo la volontà del governo del Marocco di sfruttare economicamente un territorio che non ha ancora uno status definitivo. Fino a quando le Nazioni Unite non decideranno sull’autonomia o meno di quelle terre, nessuno può permettersi di sfruttarne le risorse”.
 
Omar Mih rappresenta il Fronte Polisario in Italia, spiega così l’invito, diffuso in rete dalle associazioni che si battono per il rispetto dei diritti del popolo Saharawi, a scrivere al direttore della Wessex Exploration, una compagnia petrolifera inglese, per interrompere le trivellazioni esplorative della piattaforma continentale di l’Aaiun, nel Sahara Occidentale.
Il Fronte Polisario è l’organizzazione politico-militare del popolo Saharawi che si batte per l’indipendenza del Sahara Occidentale dopo che il Paese è stato invaso dall’esercito marocchino quando, nel 1975, la Spagna ha abbandonato la sua colonia. Dopo una guerra lunga e sanguinosa si è arrivati ad una tregua sancita dalle Nazioni Unite (che monitorano la situazione con una missione d’interposizione pacifica chiamata MINURSO), in attesa che per la regione venga definito uno status politico definitivo che decida per l’autonomia o meno del Sahara Occidentale.
 
“La risoluzione 1514 delle Nazioni Unite considera il territorio in questione non autonomo, in attesa di un accordo di pace”, spiega Mih, “e questo documento vieta esplicitamente qualunque sfruttamento delle risorse naturali del Sahara Occidentale fino alla soluzione della controversia. Queste trivellazioni sono completamente illegali”.
 
Visto e considerato che è impossibile per il Marocco sfruttare i giacimenti petroliferi della zona, sulla cui esistenza non sembrano esserci dubbi, per quale motivo sarebbe stato dato mandato alla Wessex di cominciare il suo lavoro?
“Attraverso il coinvolgimento di poteri forti, come gli interessi di una grande compagnia petrolifera”, spiega il rappresentante saharawi, “si cerca di fare pressione politica su chi deve decidere del futuro del Sahara Occidentale, che dovrebbe tener presente anche questo elemento”.
 
L’Onu come si pone di fronte a questo nuovo elemento del trentennale contenzioso tra i Saharawi e il Marocco? “In un parere del 2002, il responsabile giuridico del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”, spiega Mih, “interrogato sulla liceità dello sfruttamento dei giacimenti petroliferi della piattaforma continentale di l’Aaiun prima della conclusione del processo di pace, si è espresso in maniera negativa. Nessuno può sfruttare risorse che appartengono solo alla popolazione locale, almeno fino a quando non sarà stabilita una sovranità certa su quei territori”.
 
Il divieto pare abbastanza esplicito, ma il portavoce del Fronte Polisario è scettico sulla reale volontà del Consiglio di Sicurezza dell’Onu di prendere posizione sulla questione, visto che “la Francia è un membro permanente del Consiglio e non ha mai fatto mancare il suo appoggio alla monarchia marocchina. Quando si è trattato di difendere la popolazione irachena non ha esitato a prendere la decisione giusta, nei nostri confronti non ha mai usato lo stesso riguardo”.
 
La campagna in Internet per fare pressione sui vertici della Wessex è coordinata dalla Western Sahara Campaign, una ong inglese che si batte per i diritti del popolo saharawi. La compagnia petrolifera non ha ancora dato una risposta e, sul suo sito, ha una cartina geografica delle sue esplorazioni dove cita anche quelle nella piattaforma di l’Aaiun, solo che omette di definirla un territorio conteso, accreditandola geograficamente come Marocco meridionale. La posizione sembra quindi eloquente. L’unica speranza per il popolo Saharawi sembra quindi l’intervento delle Nazioni Unite che, ad aprile 2004, hanno prolungato la missione MINURSO fino all’ottobre 2004, nell’attesa che il governo marocchino accetti il piano di pace presentato da James Baker, ex segretario di Stato degli Stati Uniti, che è l’incaricato delle Nazioni Unite per la questione del Sahara Occidentale.
 
Il piano prevede un referendum tra la popolazione locale che sarà libera di scegliere se essere un territorio indipendente o una provincia a forte autonomia del regno del Marocco. Il rinvio, che continua da anni, è dovuto all’ostruzionismo da parte del Marocco che, ogni volta che si è stati sul punto di votare, ha sconvolto gli equilibri demografici della regione con l’immigrazione massiccia nella zona di cittadini marocchini. Questo comportamento inficiava la correttezza del referendum e gli osservatori internazionali bloccavano il voto. Ora, in una situazione già complessa, rischiano di aggiungersi gli interessi petroliferi.
 
Per il momento le Nazioni Unite in generale e James Baker in particolare non hanno preso posizione sull’argomento e sono in molti a sospettare che non lo faranno. Da una parte re Mohammed VI, sovrano del Marocco, è uno dei più fidati alleati dell’amministrazione Bush nel mondo arabo e, di questi tempi, viene ritenuto un partner indispensabile nella politica statunitense nello scacchiere mediorientale. Dall’altra Baker è un uomo di fiducia della famiglia Bush che, come è noto, ha grandi interessi nel mercato del petrolio e, in un momento di crisi planetaria dello stesso, il Marocco potrebbe essere un partner commerciale affidabile. Sarà un caso, ma la Wessex ha una sede distaccata in Texas.

Christian Elia

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