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Incognite. “Tutto
dipende dal governo – prosegue il nostro interlocutore - Se le istituzioni
riusciranno a mettere in sicurezza la capitale otterranno anche il supporto
della popolazione. Ma se falliranno, le milizie che ora spadroneggiano in città
avranno la possibilità di reclutare nuovi contingenti e di tornare più forti di
prima”. Il governo al momento sta trattando con i capiclan e progetta di
imporre entro sabato la legge marziale. Le truppe somalo-etiopi hanno occupato
l’ex-ambasciata americana, ma per ora mantengono un basso profilo: “si limitano
a controllare porti, aeroporti e le strade di accesso alla capitale – conferma
Albadri – ma per il resto sono le milizie a comandare”. Anche per questo il
governo ha disperatamente bisogno dell’aiuto dei contingenti etiopi, che con il
decisivo apporto dell’aviazione hanno spazzato via la blanda resistenza delle
Corti islamiche. E sono in molti a chiedersi cosa succederà una volta che gli
etiopi dovessero lasciare la Somalia. “Proprio per questo, qui a Mogadiscio,
nessuno crede alle parole del premier etiope Zenawi, che ha promesso di
ritirare i soldati entro poche settimane. Sono qui per rimanerci a lungo”
rivela Albadri.
Diplomazia.
A livello diplomatico, le cose non vanno molto
meglio: l’Unione Africana ha adottato una posizione ferma nei confronti di
Addis Abeba, chiedendo l’immediato ritiro dei contingenti armati. Ma da questo
orecchio l’Etiopia non ci sente: per il premier Meles Zenawi stabilizzare il
governo amico somalo è troppo importante, soprattutto dopo che il Paese si è
messo in gioco partecipando attivamente alla guerra contro le Corti. Tutto tace
invece nel Palazzo di Vetro dell’Onu, il cui Consiglio di Sicurezza mercoledì
non è riuscito, per la seconda volta, a raggiungere un accordo su una
risoluzione concernente la Somalia. Colpa delle divisioni tra il Qatar, che ha
proposto una bozza che chiedeva esplicitamente il ritiro degli etiopi, e gli
altri Paesi, che preferiscono un testo meno “diretto”. “L’ennesima
dimostrazione che per la comunità internazionale contiamo zero – commenta
amaramente a PeaceReporter lo
scrittore Mohammed Abdinoor - L’Occidente si mobilita per finte emergenze come
l’influenza aviaria, ma non fa nulla per risolvere una crisi che dura da 15
anni e che ha ucciso più di mezzo milione di persone”. Matteo Fagotto