29/12/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



La fine di Saddam Hussein, tra annunci e smentite, sembra fissata per le prossime ore
Secondo un giudice, ripreso dalla stampa internazionale, sembra che Saddam possa essere giustiziato entro domani. E' da questa mattina che si diffondono, incontrollate, le voci sull'esecuzione del rais. Una vera e propria farsa. La prima parte va in scena presto, al mattino di oggi, quando viene diffusa la notizia che la custodia di Saddam Hussein passa nelle mani del suo popolo da quelle del governo degli Stati Uniti d’America. Subito dopo però, arriva la smentita del governo di Baghdad.
 
saddam durante un'udienzaBotta e risposta. “Le notizie di stampa sulla sua consegna non sono corrette. Saddam è attualmente detenuto a Camp Cropper, prigione militare Usa in Iraq”, ha dichiarato Bosho Ibrahim vice ministro della Giustizia irachena. Il rais quindi si trova ancora nella struttura militare statunitense nei pressi dell’aeroporto di Baghdad. Ma sotto la custodia di chi? E soprattutto, per quale motivo, subito dopo che la Corte d’Appello ha respinto il ricorso di Saddam contro la condanna a morte, gli Stati Uniti sentono il bisogno di passare la patata bollente agli iracheni? Tante domande senza risposta, e che si prestano a più di un’interpretazione. La notizia si è diffusa quando Khalil al-Dulaimi, uno degli avvocati dell'ex dittatore, ha dichiarato che “responsabili statunitensi mi hanno chiamato e mi hanno chiesto di prendere gli effetti personali del presidente e di Barzan al Tikriti”, il fratellastro di Saddam che ne condivide la condanna alla pena capitale. A questo, pochi minuti dopo, si è aggiunta la notizia diffusa da al-Jazeera che al rais sarebbe stato chiesto di rendere note le sue ultime volontà. A quel punto la situazione sembrava chiara: è partita la procedura per giustiziare Saddam il 2 gennaio, come aveva dichiarato ieri durante un’intervista un altro degli avvocati di Saddam, Ahmet Essadik.
 
saddam con il fratellastro al-tikritiAppuntamento con il boia rimandato. E proprio Essadik potrebbe aver fornito una possibile spiegazione del presunto passaggio di consegne. ''A mio giudizio l'esecuzione potrebbe avere luogo il 2 gennaio. Dopo sarà più difficile, perché i democratici statunitensi assumeranno il controllo delle Camere il giorno dopo'', ha dichiarato il legale di Saddam. Questo parere potrebbe quindi fornire un’ipotesi: Saddam deve essere giustiziato in fretta per evitare che la nuova maggioranza al Congresso ne blocchi l'esecuzione, annullando di fatto uno dei pochi, se non l’unico, successo d’immagine per l’amministrazione Bush dall’inizio dell’avventura irachena. Il passaggio di consegne diventa a questo punto necessario, alla luce delle polemiche che in tutti gli alleati europei si sono diffuse dopo la notizia del respingimento del ricorso di Saddam. Quasi tutti i governi del vecchio continente infatti si sono dichiarati contrari all’esecuzione, e gli Stati Uniti devono fare in modo che tutto si svolga come una procedura tutta irachena. Ma la presa di distanza immediata del governo di Baghdad fa ritenere che, ora che siamo al dunque, il fragile esecutivo guidato dal premier Maliki non voglia assumersi tutto solo la responsabilità di dare l’ordine al boia di uccidere il rais. Ordine che, come dichiarato da Bosho Ibrahim, secondo cui “Saddam non sarà impiccato prima del 26 gennaio, quando sarà trascorso un mese esatto dalla conferma in appello della sua condanna a morte”.
 
l'avvocato di stefanoUna lunga storia. Un appuntamento solo rimandato però. “La sentenza non sarà rivista e l'esecuzione, cui nessuno può opporsi, non sarà rinviata: la sentenza di morte è ineluttabile. Coloro che si oppongono all'esecuzione del criminale Saddam Hussein offendono la memoria dei martiri dell'Iraq e alla loro dignità”, ha dichiarato non lesinando in retorica il premier Maliki. E il balletto delle responsabilità si è arricchito dell’intervento del tenente colonnello Chris Garver,  portavoce militare Usa, che ha sottolineato come, dal punto di vista legale, Saddam Hussein si trova sotto l'autorità del governo iracheno già dall'inizio del primo dei processi a suo carico, nell'ottobre 2005. Questioni di lana caprina, rispetto al fatto che la custodia di Saddam, in senso materiale, è stata e continua a essere degli Stati Uniti. Ma il problema è quello di farla passare, come detto, per una responsabilità irachena. Un altro dei motivi possibili per spiegare questo balletto sulla responsabilità lo fornisce un altro dell’infinito collegio di difesa di Saddam, l’avvocato Giovanni Di Stefano, un personaggio che meriterebbe un capitolo a parte. Ex socio di Milosevic, ex amico del cuore del criminale di guerra Arkan, ex presidente del Campobasso calcio ed ex detenuto, conosciuto anche con il soprannome di ‘Jhonny Molise’. Questo poliedrico personaggio, nel corso di una ventina d’interviste rilasciate a destra e manca, ha sempre sostenuto che l’istanza presentata da lui il 28  novembre 2006 al al giudice Emmet G. Sullivan della United District Court di Washington potrebbe impedire l’esecuzione, rinviandola per dare allo stesso Di Stefano la possibilità di incontrare Saddam e di presentare ricorso. L’esecuzione del rais, in tutta fretta, permetterebbe di bloccare questa eventuale procedura e in genere bloccherebbe qualunque verifica della regolarità di un processo che, da più parti, viene criticato per la scarsa trasparenza e il mancato rispetto di una serie di diritti della difesa.
Staremo a vedere, ma un personaggio ‘pittoresco’come Di Stefano sembra l’interprete ideale di una farsa che, comunque andrà a finire, potrà appagare la sete di vendetta di tutti coloro che hanno pianto a causa degli orrori perpetuati da Saddam Hussein, ma non potrà soddisfare coloro che guardavano a questo processo come a un trionfo della giustizia e della democrazia.

Christian Elia

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