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Reazioni. Allo scetticismo dei media
israeliani, che temono che quelle armi vengano utilizzate contro le forze
armate o i civili di Israele, si accompagnano le smentite degli ambienti vicini
a Fatah, preoccupati che la rivelazione dell’ennesimo intervento esterno nella
crisi possa accrescere il livello dello scontro con Hamas. “Le notizie secondo
cui le forze presidenziali hanno ricevuto delle armi sono totalmente infondate”
dichiara Nabil Abu Rdainah, portavoce di Abu Mazen, mentre Fawzi Barthoum, il
portavoce di Hamas, invita a “respingere qualunque intervento, israeliano o
americano, a sostegno di una delle parti”. “Queste armi servono ad Abu Mazen
per permettere al presidente Mazen di confrontarsi con Hamas” ha ammesso il
ministro israeliano per le Infrastrutture Ben Eliezer, difendendo la scelta del
governo. Secondo il generale israeliano Tzoref la fornitura di armi serve solo
per colmare lo svantaggio militare della guardia presidenziale rispetto alle
milizie di Hamas, ma la vera sfida per Fatah è quella di riconquistare la
fiducia dei palestinesi riformando quella che viene comunemente definita “la
vecchia guardia” del partito. “Fatah ha iniziato un processo di rinnovamento
interno che rafforzerà il partito e gli permetterà di competere con la
popolarità di Hamas” ha dichiarato il generale.
Finanziare Abu Mazen. Il carico di
armi e munizioni è entrato nella striscia di Gaza passando dal valico di Kerem
Shalom, al confine con l’Egitto e con Israele, mentre la striscia di Gaza è
ancora strozzata dall’embargo economico imposto al governo Hamas dalle potenze
occidentali. Il premier israeliano Olmert, pressato da Stati Uniti e Unione
Europea perché prenda provvedimenti a favore di Abu Mazen, ha promesso di dare
cento milioni di dollari al presidente palestinese. Questi fondi, parte delle
tasse trattenute da Israele sulle esportazioni palestinesi, verranno versati
senza passare per le casse del governo Hamas. Altri cento milioni sono stati
promessi dall’amministrazione Bush per rinforzare la guardia presidenziale e il
suo controllo sui confini.
Razzi Qassam. Tra le preoccupazioni
espresse da Olmert durante il colloquio di sabato con Abu Mazen, un posto di
rilievo è stato dato alla questione dei razzi sparati da alcune milizie
palestinesi contro la città di Sderot, nel Negev israeliano. Il governo
israeliano smentisce che Hamas sia coinvolta nel lancio dei razzi, ma accusa il
partito islamico di non fare nulla per impedire quegli attacchi e spera che un
maggiore aiuto possa arrivare dalle forze vicine al presidente Mazen. Ieri, al
termine di una riunione tra il premier e il ministro della difesa Peretz, il
comando dell’esercito israeliano è stato nuovamente autorizzato a colpire i
miliziani intenti a sparare razzi Qassam, mentre permane la sospensione degli
attacchi contro le sospette fabbriche di razzi all’interno di aree abitate da
civili. Secondo l’esercito israeliano i razzi caduti su Israele durante il mese
di cessate il fuoco sono stati 64, circa un quarto di quanti caduti nei mesi
precedenti. Un recente rapporto del servizio di intelligence interna
israeliano, riportato oggi dal quotidiano Jerusalem Post, rimarca le accuse di
ingerenze straniere nella crisi in corso a Gaza: nel documento si sostiene che
gli autori dei lanci di razzi sono miliziani della Jihad Islamica e altre
milizie minori, che sarebbero attivamente finanziate da Hezbollah e dall’Iran.
Secondo lo Shin Beth, il servizio segreto interno israeliano, ogni attacco
viene retribuito con migliaia di dollari, un cifra che varia a seconda del
numero delle persone rimaste uccise o ferite.Naoki Tomasini