Scritto per noi da
Yael Artom
Che fine abbiano fatto le bibliche dodici tribù
ebraiche perdute è al centro di molti studi. Certo è che in regioni molto
lontane dal Medio Oriente sono state trovate comunità che praticavano riti
ebraici. Ad esempio, alcuni ritengono che i membri di una piccola comunità
ebraica cinese siano i discendenti di una delle antiche tribù.
Verso Israele. Durante la breve storia di Israele, sono state avanzate molte teorie,
alcune delle quali hanno avuto anche applicazioni pratiche. L'esempio più
famoso è quello della comunità etiope. Le origini di una comunità etiope dalle
tradizioni ebraiche vennero ricondotte al remoto passato biblico di una delle
tribù. Il risultato fu che, durante la guerra civile in Etiopia, a tutti i
membri di questa comunità fu riconosciuta la cittadinanza israeliana. Questa
comunità, trasferitasi in massa all'epoca, è ora parte della storia
dell'ebraismo nella diaspora e della cultura israeliana. Un altro esempio di
quella che viene considerata la discendenza remota di queste tribù sono le
comunità ebraiche indiane. Infatti, una regione dell'India ospita comunità che
celebrano riti di chiara origine ebraica. Le tradizioni delle comunità ebraiche
in India sono ricchissime e interessanti dal punto di vista sociologico per il
modo in cui sposano elementi ebraici dal punto di vista religioso e indiani dal
punto di vista culturale. La maggior parte dei membri di questa comunità vivono
oggigiorno in Israele.
Una lunga storia. L'organizzazione
Shavei Israel, fondata
nel 2004, che si occupa di rintracciare gli ‘ebrei perduti’, sostiene di aver
ritrovato i membri della tribù di Menashe (una di quelle disperse secondo la
Bibbia) in un'altra regione dell'India. La comunità ha tradizioni ebraiche, e
l'organizzazione
Shavei Israel ha invitato alcune autorità religiose sul
posto. I membri della comunità hanno sostenuto un esame sulla loro conoscenza
della religione ebraica e, coloro che hanno passato tali esami, sono stati
formalmente accolti in seno alla religione attraverso un rito. Sara, una donna
di 83 anni, ha passato l'esame assieme a sua figlia e, commossa, ha detto che
il suo sogno è sempre stato quello di potersi trasferire in Israele. Irbi, 18
anni, ha invece detto che vuole per prima cosa recarsi al Muro del Pianto a portare
le preghiere della sua famiglia rimasta in India. Dunque, per molte di queste
persone, è una storia di tradizioni e origini ritrovate. Molti però sostengono
che essa nasconda risvolti politici tristi e cinici. Infatti, coloro che si
stanno adoperando per l'accoglienza dei nuovi entusiasti immigranti sono
soprattutto membri di comunità di coloni. Secondo molti, le nuove comunità
verrebbero a stanziarsi in Cisgiordania. Così, i coloni sfrutterebbero
l'entusiasmo e l'ignoranza degli immigranti per rafforzare il proprio fronte
qualora dovesse verificarsi un nuovo ritiro. I coloni, molti dei quali sono
religiosi, sostengono che la situazione non sia il risultato di un calcolo
politico, ma di un semplice dato di fatto: le loro comunità sarebbero felici e
fiere di accogliere i nuovi immigranti, e sarebbero quindi le più adatte per
dare un caldo benvenuto. Molti non sono però convinti da tali argomenti, e sono
certi invece che i coloni stiano pensando in termini politici e cerchino di
salvaguardare il loro futuro alle spese della 'tribù perduta'. Per ora, i nuovi
immigrati verranno ospitati in centri di accoglienza nel nord del Paese, dove
impareranno la lingua e l'essenziale per fare i loro primi passi, e forse
proprio quello, essenziale, di capire la loro posizione in un contesto nuovo e
complesso.